— Ravvisò il Griffoli: ebbene eccovi due scudi per uno, e tornate a casa vostra; quello, che vi attende non vi potrà mancare; — però di qui non uscirete se non a patto, che deponiate le vostre armi.
— Lustrissima, e allora con che noi eserciteremo il nostro mestiere?
— Con la zappa, furfanti, toglietevi di qua; appena sia giorno accompagnateli fuori di porta Romana. — Ora lasciatemi col mio marito sola.
— Comanda...? Interrogò Nardino con tale un garbo, che significava: devo levare la spada anco a costui?
— Oh! no, rispose Fulvia, non è il ferro quello, che si ha da temere da coteste mani.
Partirono tutti in parte mogi, e in parte insolenti; non si dicono gli oltraggi, che ebbero a patire, e non si contano le busse. Rimasto solo Lelio con la Fulvia, egli si sentì umiliato, e conoscendo la figura strana, ch'ei sosteneva brandendo il ferro, lo depose sopra una sedia. Allora la Fulvia incominciò:
— Or bene, Griffoli, che novità sono queste?
— Per Cristo! non sono novità. Sono io morto? Sono io diventato così straniero a casa mia, che non devo pigliarmi pensiero del mio onore?
— Che parlate di onore? L'onore uscì di casa vostra quando ci conduceste l'omicidio e il tradimento.
— E fu colpa vostra: ma io devo sentire apatico il grido della mia vergogna, che viene a turbarmi anco in villa?