— Qual maraviglia per voi levato pure a questa ora, e vagatore di notte per sentieri, e assalitore di case. — Questo fin qui ella favellò irridendo: di un tratto però mutato suono di voce, ed aggrondati gli occhi interroga severa: — Or su, dite, che volete voi qui, che cosa cercate?
— Che cerco ti dirò io, or ora, che l'avrò trovato gettandoti il suo cadavere tra le braccia.
— Tu non moverai un passo... scellerato!... qui non si tratta propinare veleno...
E siccome l'altro vie più inviperito faceva atto di avventarsele addosso, ella stese le mani sotto un cuscino cavandone fuori due pistole pese, e voluminose come a cotesti tempi costumavano, e tenendole rivolte a Lelio gli gridò:
— Addietro... avvelenatore...
È da credersi, che coteste armi non sarebbero bastate davvero a spaventare Lelio, molto meno gli uomini di sua compagnia, là dove cheti cheti non fossero entrati nella stanza per la medesima porta, ond'erano venuti i primi, uomini armati di moschettoni ponendosi dietro le spalle loro: erano sei, e li guidava Nardino, il quale dal battesimo in fuora, caso mai lo avesse avuto, non serbava altro vestigio di uomo; ci si sarebbe accostato più un cane mastino: masnadiero maremmano di razza pura; del paese di Giuncarico dove mangiavano (non so se mangino adesso) le serpi per anguille. Lelio, e i compagni scossi dal lieve rumore, che mossero i sopraggiunti voltaronsi alquanto e viste le armi, e i ceffi scomunicati cagliarono; di ciò finse non addarsi la Fulvia la quale contegnosa continuò:
— Signore cavaliere Aloisi, ben vi ravviso; voi più volte della vostra presenza onoraste casa mia, ed io fui lieta accogliervi con la cortesia, ch'è debito fra persone dabbene: ed ora come va, che vi fate esecutore delle ribalderie del Griffoli? Comprendo le strette in mezzo alle quali gettano la scioperatezza e il mal costume; comprendo altresì quale, e quanto guaio menino sopra gli animi umani gli esempi di uomini come Lelio Griffoli, ma non mi sarei mai persuasa, che gentiluomini venissero al punto di bassezza in cui voi siete caduto. Voi siete romano, però ricordatevi, che il papa ha le mani lunghe non solo per benedire.... ed io sono sua parente. Sgombrate tosto da Siena, tornate a Roma, e per parte vostra fate, che io possa come vorrei dimenticarvi: ogni indugio potrebbe tornarvi funesto; se mi trovassi nei vostri piedi non aspetterei l'alba: levatevi di costì, e deponete prima la spada; Nardino, fategliela deporre, il cavaliere, che non seppe tenerla con onore, forza è che la ceda con disdoro.
E Nardino con un pugno menato alla sprovvista sopra la mano del cavaliere gliela fece cascare; e l'altro, comecchè per ira gli avvampasse la faccia, reputò buon consiglio tacersi.
— Quanto a voi altri due... siete stati pagati?
— Lustrissima, no.