La Virginia sparve a mo' di baleno. Fulvia rimasta sola con Lattanzio, senza mostrare fretta nè indugio, tolta la mano del giovane gli disse:
— Vien meco.
E quegli andò: allora ella aperto l'uscio della camera nuziale soggiunse:
— Trattienti qui dentro tanto, che io torni.
— Ma.... non è questo il pessimo dei luoghi ove celarmi?
— Va, non dubitare, e gli prese la mano, e Lattanzio la sua. — In cotesta stretta si ricambiarono tali e tante parole, che a significarle tutte ci verrebbero meno il tempo e la candela; le ometterò; compendiaronsi in queste poche profferite dalla Fulvia:
— Va, in casa Piccolomini non vissero mai traditori.
— E Vallestein?[6] Ma la Fulvia non intese, chè in cotesto punto chiuse l'uscio mettendosene la chiave in tasca; poi si assettò sicura, o almanco tale in apparenza.
Ecco spalancarsi la porta, ed ecco fragoroso, e feroce entrare Lelio, in compagnia di tre masnadieri; due alla sembianza ed agli atti più che altro rompitori di strada racimolati da Lelio nella Campagna romana, il terzo pareva ed era gentiluomo, anzi cavaliere, non però dei santi Maurizio e Lazzaro. La Fulvia levate le ciglia in su, sembrava volesse interrogarli col guardo non si giovando farlo con le labbra; a cotesta interrogazione rispose Lelio tremando per le membra e nella voce.
— Levata sempre a questa ora?