.... ed entrambi compiacendosi contemplare la propria immagine dentro le pupille degli occhi loro, (Pag. 125.)

E complici erano l'ora, il tempo, e la dolce stagione tutti uniti a reggere il sacco al canonico, sicchè verso sera, sul bruzzo, quando del giorno si può dire quello che Dante favellò del foglio che brucia, che non è nero ancora e il bianco muore, Lattanzio e Fulvia si trovarono seduti a canto su di un lettuccio; a mano a mano accostaronsi, e poi tanto si strinsero, che in mezzo a loro non sarebbe cascato, nè un granello di miglio, nè un pensiero molesto. Come la fosse andata, io per me non lo so, ma il braccio destro della Fulvia a mo' del vilucchio si era disteso lungo il collo di Lattanzio, e la sua mano si era posata sopra la spalla destra di lui; mentre il braccio manco di Lattanzio, in virtù della medesima natura attaccaticcia, si era allungato a ricingere la vita alla donna, le braccia rimaste libere si erano anch'esse cercate, e trovate, ed ora le mani loro vedevansi intrecciate come in un laccio di amore. In cotesto atto rimasero... non so quanto rimasero, ma un quarto di ora rimasero, forse venti minuti; molto più che al chiarore dello spirante crepuscolo uno specchiavasi dentro gli occhi dell'altro, ed entrambi compiacendosi contemplare la propria immagine dentro le pupille degli occhi loro, fantasticavano (pietoso inganno!) che scambievolmente nel fondo del cuore la portassero impressa. Così guardando un pelaghetto di linfe limpidissime tu vi scorgi i minimi lapilli, che gli fanno pavimento: ancora ricambiavansi sorrisi leggiadri, e andavano infaticabilmente domandandosi, e rispondendosi le mille volte parole, che agli orecchi degli amanti paiono divine, ed a tutto altro, che intabaccato non sia il metro tedioso del grillo cantaiolo. Stettero gli amanti fermi al canapo, o lo saltarono? Cari miei, poco ci vedeva innanzi, adesso poi se non accendete i lumi io non ci vedo più: forse è da credersi ci sarà corso un bacio, forse dieci o venti; ma indi in là no davvero, ed io in testimonio pel vero mi offro sostenere il cimento non già del fuoco, bensì dell'acqua; la prova di Tuzia vestale, che per dimostrare la propria verginità portò non so per quanti stadi un crivello pieno di acqua... O che fate bocca da ridere? Supponete forse, che i miracoli sieno invenzione o privilegio dei preti cattolici? Quando scoppiò fuori il prete, scoppiò ancora il miracolo perchè prete, e miracolo sono quasimente due starnuti usciti uno subito dopo l'altro dal medesimo naso. Difatti dove il miracolo viene meno, il prete svapora, e poichè questo i preti sanno, talora si provano rinfrescarsi la origine con prodigi da fare strabiliare i cani; se in un luogo non attecchiscono, in altro sì, dove durano, e dove fanno l'effetto della neve marzolina: non importa; la morte ci ha da trovare vivi; prima, tutti i preti formavano un boa solo a traverso i secoli, adesso sono bachi da seta, di cui ognuno attende a rodere la sua foglia.

In tutte le faccende di questo mondo gli è il primo passo quello, che costa, come disse il sagrestano al conte di Say, stupito di udire come san Dionisio avesse camminato oltre un miglio con la sua testa mozza sotto il braccio; in quelle poi di amore si ribadisce il chiodo. Quindi Fulvia e Lattanzio andarono innanzi a golfo lanciato, ma in fondo alla dolcezza trovavano sempre un senso di amaro; la diffidenza insinuavasi fra loro come serpe tra i fiori, e Lattanzio a guisa del buono schermitore, il quale spia il momento di affibbiare all'avversario la botta maestra, attendeva a cavare fuori dalla bocca di Fulvia la confessione del veneficio di Paride operato per colpa di Lelio; ed ella parecchie volte nello abbandono dei facili colloqui era stata le cento volte lì lì per ispiattellarla, sicchè appena aveva potuto agguantare per l'ale la parola, mentr'essa stava per volarle dai labbri; ed ora le toccava a tenere l'occhio alla penna per non rimanere sorpresa; cosa che fa allo amore, quello che ogni baco fa ai frutti ed ai fiori.

E tuttavia il contrasto, la paura, e (bisogna dirlo a vergogna dello amore) qualche cosa di peggio, partecipano all'amore una maniera di mordente per cui dura di più, e i suoi diletti ne acquistano augumento acre ed intenso.

Ora accadde certa volta, che trovandosi i nostri amanti insieme producessero la veglia oltre quella parte della notte nella quale non può giustificarsi nè in greco nè in latino la presenza di un uomo nelle stanze di una donna, laddove sua legittima moglie non sia, sposata davanti il sindaco del municipio, o in chiesa al cospetto del prete, secondo i gusti. Il Mangia puntuale aveva battuto le sue ore con braccio di ferro sopra la campana di bronzo, ma essi non l'avevano sentite; come due formiche cascate nel calice di un fior di magnolia inebbriate dall'odore vi rimangono improvvide di ogni caso, che accada fuori delle foglie, Fulvia e Lattanzio avevano mandato i loro sensi a spasso in altre troppo più leggiadre regioni che non sono queste nostre terrene, onde nè manco udirono uno schiamazzo, che si fece alla porta del palazzo Griffoli, e l'urto di persone che contrastano, e finalmente lo strepito dei soperchiatori che irrompono. Domine aiutaci! — S'intende acqua, ma non tempesta! Essi erano sprofondati di santa ragione. — Sì, signora, erano sprofondati. Chi può in amore dormire come una lepre, o non ha cuore, ovvero ha il cuore negli orecchi; chi ama davvero concede a Lancillotto di appressarsi inaudito, e inosservato a Paolo e a Francesca e passargli fuor via da banda a banda con un colpo solo di spada. E poi, o mi dica un po'; quando i Romani, capitano il consolo Flaminio, combatterono al Trasimeno contro i Cartaginesi, non racconta Livio, nella Deca, credo terza, che tanto li teneva presi la voluttà di sbranarsi, che non si accorsero punto del terremoto, il quale in cotesto istante subbissò città, respinse all'origine parecchi fiumi, e perfino spianò monti: adesso, vuol essa, gentilissima, concedere all'odio la virtù che nega allo amore? Legherà i sensi nostri più veemente la rabbia che la tenerezza? Io non ci vo' mettere su altre parole: me ne rimetto in lei. E poi tra il fracasso di un terremoto, e il rumore di usci a forza aperti, e il clamore di servi respinti, una differenza ci corre, e ne deve convenire anco lei. Dunque abbia fede, o signora, ai miei racconti, almeno quanto a quelli, che le farà il suo confessore.

Ma ecco a riscotere gli amanti Virginia (questo nome ella diceva, le avevano posto i suoi genitori il giorno dopo la sua nascita, senza consultarla), la sparvierata fantesca, si rovescia nella stanza sclamando:

— Eccolo! Eccolo!

— Chi ecco? Domanda Fulvia.

— Don Lelio, accompagnato da tre scherani, armati fino ai denti e con le spade ignude.

— Bene, senza scomporsi rispose Fulvia; tu, Virginia, va, vola per le scale segrete e avvisa Nardino.