Convenne a mensa insieme con gli altri; certo, se si dicesse che il pranzo fu lieto, sarebbe bugia, ma nè anco fu tristo come si presagiva: più confusi degli altri apparvero Marcello ed Isabella, i quali, quantunque amassero del pari tutti i loro figliuoli, pure della Eponina andavano orgogliosi, però ebbero caro che, terminato il pranzo, ella proponesse di recarsi a veglia dalla signora Claudia tanto per isvagarsi.

— Va' pure, le dissero a coro i parenti, e fa' di cacciare i tristi pensieri, pensando che dopo il tempo cattivo ne viene il buono.

Tu ti rammenti sicuramente, mio diletto lettore, di donna Claudia? La zia biscottina del rompicollo il quale poneva ogni sua speranza, per rammendare gli strappi fatti nel proprio patrimonio, nella eredità di lei? Questa signora abitava un quartiere nel medesimo palazzo dove aveva stanza Marcello. La signora Claudia in gioventù coltivò parecchie maniere di amori; il suo cuore era un porto capace per tutti; nella lunga navigazione della vita aveva dovuto far getto ora di questo ora di quell'altro amore, ma però ne aveva conservati due più preziosi di tutti, co' quali costa costa ella si augurava riparare in braccio alla divina provvidenza, voglio dire, l'amore dei biscottini con la cioccolata e quello di santa madre Chiesa, la quale, come ognuno sa, è sposa legittima di Gesù Cristo, redentore nostro. Costei era un po' maligna, un po' linguaggia, anco un zinzino scandalosa; la tacciavano altresì di avarizia, ma per acquistarsi la gloria del paradiso non intendeva miserie, sparnazzava alla grande; del rimanente pulita come una gatta, bella favellatrice e dama di tratto signorile; si mostrava svisceratissima per la Isabella, che assai aveva usanza con le figliuole in casa sua, e la signora Claudia accoglieva tutte con festa, ma sua delizia era Arria. Questa ogni dì per non poche ore se ne stava allato a lei, ed ella l'ammaestrava nell'arte del ricamo in seta ed in oro, nel fabbricare fiori artificiali e a miniare Gesù bambino e i santi, cose tutte nelle quali riputavasi ed era certamente valentissima.

Arria, secondo il consueto, in cotesto dì, dopo le nove di sera tornò alla casa paterna: interrogata perchè non fosse venuta seco Eponina, ebbe a rispondere non averla veduta dal pranzo in fuori, nè in casa della signora Claudia esserci punto stata: dapprima crederono che parlasse per celia, ma e' fu uno istante, chè tosto subentrava la dolorosa realtà.

A cui legge riuscirà più agevole immaginare la desolazione della famiglia, che a me descriverla; però me ne passo. Le fantasie germogliavano, si urtavano nel cervello di quella povera gente, e via via più angosciose: più delle altre importuna ricorreva quella che disperata avesse posto fine ai suoi giorni, onde Marcello, che se ne chiamava in colpa, guaiva come se lo trafiggesse il male dei denti nel cuore; anche egli voleva darsi moto, ma non avendo balìa di reggersi in piedi stramazzava, nè gli altri, compresi interamente dal proprio affanno, badavano a lui; correvano privi di consiglio; i parenti e gli amici convenuti a casa durarono tutta la notte nella ricerca piena di agonia, e non venne lor fatto rinvenire nulla, come accade sempre quando la mente si volta tutta ad un punto che non è il vero. Chi può ridire le ansie di cotesta notte? Chi lo spasimo dei genitori? Chi le smanie di tutti? La mattina si radunarono in casa Marcello: tampoco se si fossero incontrati altrove si sarebbero riconosciuti, tanto apparivano nelle sembianze mutati. Rovistata da cima in fondo la camera di Eponina, non occorsero in iscritto, ovvero in indizio altro qualunque, capace di fornire lume: giunse la posta, e con la posta, bontà di Dio! una lettera, la quale, sebbene sconfortante, di fronte allo sgomento che li travagliava, parve sollievo.


La lettera di Eponina diceva così:


«Io corro sopra le traccie dello sposo che la mia anima si è eletto per istarmi con lui e partecipare le sue fortune. Per me lo stimo, anzi lo so innocente di qualunque colpa, che altri, o illuso o perfido, possa apporgli: e fosse anche reo, la parte della donna è quella di portare coraggiosamente la croce del marito. A Maria bastò l'anima per accompagnare Gesù al patibolo e per consolarne l'agonia: ora nel patire, tutte le donne hanno da sentirsi Marie: che, se ella era madre io sono sposa; e questo amore o supera quello o lo ragguaglia. Non porto invano il nome di Eponina. Ad ogni modo chi accusa e condanna deve provare la colpa; e trattandosi d'indurmi a pestare il capo di persona a me congiunta coi vincoli più solenni, che conoscano le creature umane, io non devo, nè posso starmene al giudizio altrui: se lo facessi, sarebbe viltà, se altri lo pretendesse, commetterebbe ingiustizia. Considerati i nostri tempi in confronto agli antichi, oggi il padre che impone alla figlia di spegnere il suo amore già consentito e benedetto da lui, solo per cieca obbedienza alla autorità paterna, è più tiranno del padre romano, al quale si concedeva la vendita dei figli sanguinolenti.»