come insegnò l'Alighieri, noceranno alla bellezza vostra i gesti illepidi che menerete sopra cotesto istrumento.

Circa all'arpa poi muta specie, massime se la sonatrice, oltre la persona spigliata, possieda gioconde braccia e petto ricolmo. Ora è da dirsi come tutte siffatte qualità occorressero in copia nella nostra Eponina, di cui così lieve era lo incesso, che a mirarla camminare si sarebbe detto: «ora vola.» Le sue braccia apparivano coperte di guanti; ma come si fa a sonare l'arpa co' guanti? E' fu mestieri levarseli. Veruno penetrò mai nella sua stanza verginale, molto meno io; e pure metterei pegno che più di una volta ella studiò allo specchio l'atteggiamento, che convenisse meglio alla sua persona, e quale più leggiadro partito di pieghe si affacesse alla sua veste. O bella! Non costumò farlo Caio Gracco, per piacere al popolo? E con quale giustizia lo si vorrebbe negare alle donzelle, per gratificarsi l'animo dello amante desiderato? Non ci è vecchio che, salendo le scale di una casa per rendere visita all'amica anziana, non si raddrizzi sul cucuzzolo i cinque capelli bianchi, a modo dei birilli nel mezzo del biliardo.

Eponina dunque, essendosi atteggiata divinamente, preludiò sull'arpa ed incantò chi vide: quando poi l'onda sonora della voce prese a sgorgarle potentissima dal petto, ammirazione ed astio, plauso e censura, tutto rimase sommerso come in un mare di luce; senza battere palpebra, osando appena trarre il respiro, ascoltavano tutti; a molti avvenne che, senza se ne accorgessero, le lacrime traboccassero dagli occhi; taluno con ambedue le mani si compresse il seno, quasi non valesse a sopportare l'eccesso del piacere; a tutti tremava l'anima. Allorchè tacque, veruno ebbe balìa di applaudire: parevano impietriti per virtù d'incantesimi: tanto regnava profondo il silenzio, che si udiva perfino il crepito delle candele che ardevano, ed Eponina vinta anch'essa dallo entusiasmo rimaneva immobile, con le labbra mezzo aperte, fitto fitto frementi un brivido di voluttà: aggiungi che portando ella una ghirlanda di ellera in capo, questa scomponendosi, le era scesa dinanzi dalla fronte, da parere proprio una corona di alloro, a modo che pittori e poeti sogliono attribuirla alle Muse.

Quando gli animi soggiogati poterono ripigliare il dominio di sè, proruppe uno scoppio di grida e di applausi cotanto strepitoso, che i cristalli delle finestre ne tremarono e parecchi lumi si spensero.

Ora mentre Eponina si tira indietro con grazia infinita la corona dell'ellera, scorsale quasi sino sulle ciglia, si mira davanti attonito Ludovico: esultò la donna, e con supremo sforzo di volontà raccolto quanto più potè di virtù magnetica negli occhi propri, la saettò dentro gli occhi di lui. Il giovane non sostenne lo improvviso sfolgorio, chiuse le palpebre, e susurrando suoni indistinti balenò per cadere, e cadeva, se altri non lo avesse sostenuto. Eponina, nell'orgoglio del cuore, stette per esclamare ad alta voce: «Ho vinto!» Si suggellò le labbra, ma per tacere che facesse, questo grido non rimescolò meno poderoso tutta la sua anima.

E questo fu il modo col quale Ludovico ed Eponina s'innamorarono.

Capitolo V.
IL SUOCERO.

Grande

L'ombra è del trono per coprir delitti