E gli altri: — E come entriamo noi nei fatti tuoi? Tu l'hai vinta e tu goditela.

— No, non ha da esser così, — riprese Omobono — la farina del diavolo, dicono, che va in crusca; miriamo un po' se fra tutti noi troviamo maniera da cavarne un pane. Orsù, ognuno di voi dica la sua.

— Per me, — saltò su a parlare il cavaliere Faina, scrittore di un giornale malignamente buffone, noleggiato dagli sguatteri di Corte, e che però si chiamava pubblicista per la medesima ragione per cui le femmine di partito si dicono pubbliche — fonderei o piuttosto sussidierei un giornale, bene intesi del nostro partito.

Voi vedete da per voi quali orribili sdruci faccia ogni dì la demagogia nel consorzio civile; ad ogni passo aumenta di forze: vires acquirit eundo, giornali, e giornaletti pullulano su in maggior copia dei ranocchi quando piove in estate. Voi beneficati dalla fortuna avete a perdere più degli altri, legatevi pertanto, e con maggior concerto di quello che abbiate fatto fin qui: la marea monta; o che attendete per ripararvi, che ella vi sia arrivata alla gola? Noi pubblicisti mettiamo veglie, ingegno, opera e pericolo, voi opulenti ponete un po' del vostro superfluo per salvare il necessario: noi staremo sopra la breccia a combattere fino all'ultimo fiato, ma voi somministrateci le munizioni per durare nella battaglia.

— E i danari per giocare. Quanto hai perduto stasera al Faraone, pubblicista Faina? — si fece sentire una voce, ma prima che costui avesse potuto conoscere da cui si fosse partita, un'altra disse:

— Per me la impiegherei a celebrare tante messe pontificali nell'osteria.....

— No, marchese, meglio alla campagna, ci si mangia di migliore appetito.

— Accetto l'emenda, conte.

— O che le feste di ballo, hanno ad essere del tutto bandite? Badate alle scomuniche delle figliuole di Eva — osservava un vecchio peccatore, il quale per cagione di certe infermità, che si guariscono poco, e non si dicono punto, calzava scarpe di panno.

— Giovanotti, udite un mio consiglio — levata la destra favellò solennemente un senatore sgranato di fresco — che so di certo tornerà a tutti gradito, io per me destinerei cotesta somma a celebrare in questo anno con magnificenza straordinaria il giorno onomastico di S. M. il Re d'Italia: ed in memoria del fatto porrei una tavola marmorea sopra le pareti di questa sala, e.....