Un pezzo andò il nostro giovane provando di tirare un occhio quanto più poteva a destra ed un altro a mancina, per sospetto che non gli capitasse qualche altra faldella; nè in veruna occasione (come egli ebbe a dire poi) desiderò mai avere un altro paio di occhi per metterseli di dietro e guardarsi le spalle. Il polso gli batteva a colpi di maglio: a mano a mano che rinasceva la sicurezza, quetavasi; all'ultimo allentò il passo, e quando gli parve essere affatto fuori di pericolo si pose a sedere sul primo muricciolo gli occorse davanti, e quivi sciolse un sospirone proprio dal cuore.

— Io l'ho scappata bella; — diceva ragionando seco — il pericolo non è stato certo di lieve momento.... eppure non so, se mi proponessero ricominciare quasi.... quasi accetterei — e qui si fregava le mani come il conte Cavour quando aveva dato a bere una balena all'onorevole Parlamento subalpino, trasformato più tardi in italiano. — Omobono di tratto in tratto prorompeva in uno scoppio di riso.... povero giovane! Gli si fossero spigionate le soffitte? Basti per ora sapere che egli se ne andò diritto al teatro, dove gli amici suoi nol videro mai allegro e contento come in cotesta serata.

*

È il giorno della scadenza del primo pagherò, otto marzo, e il conte Kamieski, il quale non estimandosi Giulio Cesare nè aspettava, nè temeva gli idi di questo mese sinistro, s'incamminava, con la contegnosa compostezza del gentiluomo di vecchia razza, verso il Banco Buoncompagni; sbirciando argutamente se alcuna cosa occorresse capace di dargli sospetto; niente apparisce mutato nè per di dentro nè per di fuori: la medesima frequenza di cui entra e di cui esce: i commessi intenti tutti alle proprie occupazioni. Omobono alla cassa: lo assiste il Nassoli, misurato come il pendolo; forse due scritturali, che gli siedono al fianco, non paiono ortodossi affatto..... non sembrava fossero troppo vaghi di cotesti esercizi; anzi tu li avresti giudicati, più che a menare la penna, capaci di trattare il remo.... ma le saranno state ubbie.

— Il cassiere — chiede il conte arrivato alle paratie dei commessi, con voce che studiava fare burbanzosa.

— Favorisca — risponde il Nassoli, invitandolo col cenno della mano a passare dentro il bugigattolo della cassa.

Omobono, visto il conte, lo salutò graziosamente con un inchino del capo, accompagnato col più gentile dei suoi sorrisi; il conte da parte sua, col volto corazzato, gli rispose con un saluto di protezione.

— Comandi? — riprese il Nassoli.

E il conte:

— Vengo ad esigere un pagherò di diecimila lire, che scade oggi.