Il dottore, scendendo i centosei scalini mal connessi, e per giunta bui sempre, acerbo borbottava:
— Io non so capire come i poveri si arrampichino per rannicchiarsi nelle soffitte! Se essi lo fanno per accostarsi maggiormente al paradiso, onde con più facilità Dio veda le loro miserie e ascolti i loro lamenti, stanno freschi! Ci guadagneranno stridori di verno e bagni di acqua piovana; gente senza giudizio, scendete nelle cantine, avvicinatevi allo inferno, almeno sentirete un po' di caldo! Il caldo è principio di vita, il freddo è morte.
Io per me credo, che se è vero che un angiolo stia al fianco di ogni creatura per registrare le sue azioni, la storia dei prodigi di amore di Isabella per la sua infelice figliuola, degli sforzi più che umani onde adempire le sue voglie rinascenti, delle blandizie affinchè l'anima di lei per difetto di consolazione non si desolasse, a quest'ora, scritta su carta velina in caratteri d'oro, dev'essere stata esposta dinanzi al cospetto eterno. Però se lassù, io spero, che la leggeranno con piacere, ed anco con edificazione, egli è perchè tempo avanzato non manca ai beati, a cui la eternità non si misura, mentre a noi il tempo ci è fornito a braccia. Però mi dispenso raccontare la storia dolorosa ai miei lettori; basta per questi quanto riferimmo delle tribolazioni di Arria fino al punto nel quale i gesuiti, calcolando che ormai la povera giovane era diventata di scapito certo, la rimandarono a morire a casa. Arria, all'opposto, nelle vigili notti e nei giorni lunghissimi, la raccontò più volte, per cui la Isabella venne a conoscere come la sua figliuola non fosse uscita mai da Parigi; menzogna la sua partenza per Brusselle; ma non bisogna maravigliarsene, imperciocchè la bugiarderia gli è il sale dei discorsi dei gesuiti. Le accoglienze prime fattele nella casa di Parigi, piuttosto che oneste, principesche: quivi avere vestito l'abito in apparenza uguale a quello delle altre suore, ma in sostanza con sottile arte foggiato così da dare risalto alla sua persona. Da quanto udiva dire intorno con poca verecondia e meno santimonia, la gente andava stupita del poderoso suo incesso, dal colorito caldo, dagli occhi e dai capelli nerissimi, dall'insieme delle fattezze traboccanti di vita, onde il direttore spirituale della casa ebbe a prognosticare che ella sarebbe diventata una strenua gladiatrice della Fede.
Incominciarono a venirla a vedere due o tre vecchie duchesse, le quali di colta ne andarono in visibilio; e visitatala poi a parte a parte con diligenza maggiore di quella che costuma l'eunuco quando provvede odalische pel serraglio del sultano, esclamavano: — Superba! magnifica! — e ad ogni membro del suo corpo assegnavano peculiare epiteto, e direi quasi dottrinale, declaratorio le sue qualità. Dietro a quelle la caterva della plebe titolata, contesse, baronesse e tocca via, la esaltarono a coro bellissima, anzi divina. Aveva a provarsi la nobile gentaglia di contraddire a quanto avevano affermato le duchesse!
Dopo delle donne vennero gli uomini, dei quali più tarda la curiosità, ma più tenace e proterva: questi, chi con un pretesto, chi con un altro, procuravano introdursi nel convento, dove la superiora non mancava mai di esporre in mostra la povera fanciulla. Ma poichè l'àncora che gli uomini calavano non trovava luogo dove appigliarsi, avvenne che anche essi diradarono; allora la priora, nello intento di mantenere sempre la brace accesa, incominciò a menare Arria, ovvero Maria Crocifissa, in giro per le case delle principali patrizie, dove potè essere a bell'agio ammirata, vagheggiata e ritratta. Arria, assueta alle caste carezze della madre, rimase scandalezzata dal vedersi menata in giro come l'orso in fiera, e dal sentirsi posta a mo' di richiamo al paretaio ecclesiastico. I discorsi delle nobilissime quanto cattolicissime baldracche valsero ad arricciare la fanciulla dabbene, che non potè fare a meno di capire come elleno portassero a consumare sopra l'ara dello amore divino tizzi già accesi nella fucina dello amore terreno e sovente criminoso. Più che tutto la offese la spiegazione che le suore provette, e le più volte la priora, davano di lei ai visitanti, come costumano i mostratori dinanzi alle gabbie delle bestie feroci; e lei annunziavano come anima riscattata dalle granfie del demonio: sapere, e saperlo di certo, che non mai l'arcangiolo S. Michele ebbe a durare aspra battaglia col diavolo come i reverendi padri gesuiti contro la famiglia, la città, la nazione di suor Maria Crocifissa, imperciocchè la Italia, eccetto Roma, meriterebbe un diluvio di fuoco come già il mondo lo patì di acqua; e i congiunti della riscattata dalla servitù dello inferno tali da disgradarne Tiberio, Caligola e Nerone, quanto a uomini, e quanto a donne Messalina e Poppea. A lei, udendo simile strazio dei cari parenti e del paese natìo, spesso andavano le caldane al capo e stava lì lì per dare di fuori; ma le suore allora in un attimo la circondavano, con infinito schiamazzo la sbalordivano, e con pronto pretesto lei ed i visitatori senza indugio di colà removevano: di ciò essendosi forte lamentata con la priora, ebbe a sentirsi rispondere: doversi accettare per ottimo tutto che giova alla maggiore esaltazione della Chiesa, e per tale bisognava tenere tutto che giudicano i direttori spirituali; d'altronde uno dei rari poeti religiosi d'Italia avere cantato nel suo poema:
Così all'egro fanciul porgiamo aspersi
Di soave licor gli orli del vaso,
Succhi amari ingannato intanto ei beve
E dall'inganno suo vita riceve.
Ora per lo appunto il secolo è l'infermo. Arria non potè reggersi dall'osservare: — Madre priora, o che la Chiesa la rassomiglia a un purgante? Così non mi sembra che praticasse Gesù. Egli non predicò che seguitassimo l'utile, bensì il giusto. — E la priora rispose: — Certo: ma ai tempi di Gesù gli uomini si provavano meno perversi di oggi: allora si navigava come si voleva, mentre oggi è forza schermirci come possiamo. — Con reverenza vostra, madre priora, insistè Arria, o come fate a dire che gli uomini oggi sono più tristi di quelli che vissero in antico? O non furono appunto i contemporanei di Gesù che lo flagellarono e misero in Croce? — Allora la priora, per cavarsi fuori da cotesto salceto, a modo di perorazione conchiuse: — Orsù, figliuola mia, io vo' che sappiate come nei nostri piedi bisogna deporre la nostra ragione nelle mani del direttore spirituale come un'offerta che si fa a Dio. D'altronde, questo prurito di perfidiare su tutto di rado avviene che non muova dal diavolo, ed abbiatelo per inteso. — Più tardi, la moda tiranna dei tiranni francesi (del popolo non se ne parla nè manco) stando sul punto di abbandonare Arria, per rinfocolare l'avviamento in chiesa la torturarono per indurla ad operare un miracolo, e siccome ella si oppose recisamente di prendere parte in cotesta empia ciurmeria, da quel giorno in poi cascò di collo prima ai reverendi padri, subito dopo alla priora, ed in breve alle sorelle tutte, inviperite contro di lei per l'astio della predilezione di cui fin lì era stata segno. Frati e monache convengono insieme senza conoscersi, convivono senza amarsi, muoiono senza compiangersi. Arria pertanto fu lasciata da parte, e in breve passò di moda così, che di lei non si rammentavano neppure. La vanità è il grano della Francia, e la moda il molino che gliela macina pel suo pane quotidiano; ogni altra cosa passa; colà passò Dio; la libertà, la filosofia, la gloria, l'errore, la tirannide, la superstizione, il bene e il male stare, tutto gira in ballo tondo, sicchè tutto sparisce e tutto ritorna. Strano popolo cotesto! Noi non lo proviamo mai tanto insensato, come quando si mette sul serio; nè tanto sfarfallone, come quando fa le viste di ragionare; e la cagione è questa: allorchè si presenta un caso difficile a sciogliersi, egli non si occupa punto del nodo della quistione, gli gira bravamente d'intorno, e ti pianta tre o quattro proposte come assiomi, che non hanno bisogno di dimostrazione, poi giù a tirarne conseguenze alla dirotta, che più non corre l'acqua dalle grondaie. I francesi galoppano pei campi del sofisma come i cavalli, i quali tanto più scarrierano quando hanno mandato il cavaliere a gambe all'aria. Tutti tirano l'acqua al loro mulino, ma i francesi aggiungono al danno lo strazio. Se ti imbatti alla spicciolata in taluno di loro, li trovi amabili e di bello ingegno; mettili insieme, e viene a galla il vecchio celta, di cui istituto fu gabbare, spergiurare, e poi uccellare; bugiardi poi da far morire dalla vergogna la stessa bugiarderia.[39] Popolo infelice! La prosperità lo inebria, la sventura lo accieca; non rammenta e non impara mai nulla.