Torniamo a bomba. Chi mai potrebbe annoverare le migliaia di punture di aghi, chi le trafitte dei nugoli di zanzare, le umiliazioni tritatele nel pane, gli smacchi di che le annacquavano il vino, chi gli strazi, le scede, le irrisioni, la guerra implacata, irrequieta che mossero contro Arria? La desolata sentì sgretolarsi dentro cuore e cervello. La sua salute non resse, e di corto le si manifestò la tisi: forse fino da principio ella era insanabile, ma la priora cortese, per finirla più presto, la mandò assistente all'ospedale militare, dove ella ministrando un giovane militare ferito gravemente, avvenne che lo udisse in mezzo agli spasimi invocare sempre i nomi del padre e della madre con tanta dolcezza, da chiamare le lacrime al ciglio; ed avendo aspettato che il dolore gli desse alcun poco di tregua, gli domandò: — Fratello, o perchè insieme co' nomi dei vostri parenti non rammentate eziandio quello di Gesù Redentore? Non siete forse cristiano?

— Sono, il ferito rispose, e nato di popolo; faccio l'ottonaio; non so di lettere, e tuttavia, dando le spese al mio cervello, di due cose mi sono convinto: la prima è che amore di famiglia somministra fondamento ad ogni altro amore; e però amando i miei genitori mi sembra nel medesimo punto amare Dio, il quale si degnò concedermeli tanto amorosi e diletti, e mi sembra altresì che essi pregando per me, la preghiera loro deva accogliersi da Dio più volentieri della mia, perchè di me più virtuosi assai. La seconda cosa è che il lavoro finchè la salute dura, e la pazienza finchè la malattia travaglia, sieno la preghiera migliore che la creatura possa innalzare al suo Creatore. — Arria, sentendosi come una puntura al cuore per coteste parole del giovane, scosso alquanto il capo in atto di diniego, replicò: Eppure la prima parte del vostro ragionamento, per mio avviso, non cammina pei suoi piedi: siamo di buon conto come sopra questo punto si espresse il nostro Signore? Ecco, così: «Chi ama padre e madre più di me non è degno di me: e chi ama figliuolo o figliuoli più di me non è degno di me: chi non prende la sua croce e non viene dietro a me non è degno di me.» Allora il giovane, dopo essere stato alquanto sopra di sè meditando, favellò: Sorella mia, ecco, mi par chiaro che se Gesù profferì coteste parole, egli volle significare di figli e di genitori pagani, ovvero giudei, i quali nella falsa loro credenza si ostinassero; e se per reverenza di padre o per tenerezza di figlio non abbandoneranno la falsa religione per seguitare la vera, non saranno degni di Gesù. Le parole del precetto mi confermano in questa sentenza, imperciocchè se le dovessero intendersi materialmente, ci voleva altro che croci, se tutti i convertiti se ne dovevano recare una sopra le spalle per tenergli dietro.

Arria allora soggiunse: — Voi avete detto se Gesù profferì coteste parole; o che per avventura ne dubitereste voi?

— E a ragione ne dubito, disse il soldato, perchè, date retta, quel pigliare la croce, e con essa sopra le spalle mettersi sulle orme di Gesù, fu una forma di dire che non potè avere significato se non dopo la passione del Redentore, dove per maggiore strazio l'obbligarono a portare la croce su la quale intendevano conficcarlo; prima di cotesto fatto, pigliare la croce non significava davvero conversione al cristianesimo. Ad ogni modo, sorella, per non farvi dispiacere, da ora in avanti aggiungerò il nome di Gesù a quello dei miei genitori.

Appressandosi la sua fine, narrava Arria, egli mi accennò col capo che mi accostassi a lui, la quale cosa feci: allora mi bisbigliò negli orecchi: — Sorella, è l'ora di andare; ponete per carità la vostra mano qui, sotto il capezzale, ci troverete un libriccino; cavatelo fuori, apritelo e porgetemi quel ritratto di donna che ci è tra mezzo... è di mia madre! Bisogna pure che io muoia in sua compagnia.

Allora Arria gli domandò: — Fratello, desiderereste che vi chiamassi il prete per acconciare le cose dell'anima?

— No; perchè io mi sento Dio più vicino che voi non credete; egli non ha bisogno di telegrafo per udire subito la voce del mio cuore. La corrispondenza fra il Creatore e la sua creatura è la brevissima delle linee; il prete fra mezzo ci fa una spezzata.

Prese il ritratto della madre, se lo strinse al seno mormorando non so che orazione, certo qualcheduna di quelle che le aveva insegnato mentr'egli era fanciullo, poi se lo recò alla bocca e lo baciò con tanto affetto e tanto profluvio di lacrime, che io proprio non sapeva più in che mondo mi fossi. Quietato alquanto, soggiunse: Udite, sorella, le novissime parole di un uomo che si muore, e fatene vostro pro. Voi avete qualche cosa che vi pesa sul cuore, ed io dubito che sia il rimorso di avere abbandonato i vostri genitori per consacrarvi alla vita ascetica: ora io vo' che sappiate che chi non ama il padre e la madre non può amare di amore verace i suoi simili, nè la patria, nè Dio. Se la vostra madre in questo momento si trovasse ai termini nei quali mi trovo ridotto io, chi le bagnerebbe le labbra per alleggiarle il singhiozzo dell'agonia? Chi le chiuderebbe gli occhi al sonno eterno? Pensateci.

Dopo breve ora il giovane bennato aveva reso l'anima al suo Creatore.

Cotesto caso pieno di malinconia attristò tanto lo spirito di Arria, già vinto dai patimenti sofferti, che si ebbe a mettere in letto, dove pensando fisso ai suoi genitori, le si destò dentro alla coscienza una voce pietosa e continua, che le andava ripetendo: «Tua madre ti chiama e tu non rispondi?» Appena potè reggersi in piedi, sentendosi soffocare, scese nel giardino, dove le fronde degli alberi, stormendo, pareva le ripetessero l'appello materno; e le acque gorgoglianti della fontana i singulti della madre le riportassero. Allora, non potendo proprio più reggere, si fece coraggio per dire alla priora che, per lo amore di Dio, le concedesse, almeno provvisoriamente, licenza di tornarsene a casa. Apriti cielo! Ella ebbe a sostenere uno scroscio di detti acerbi e di minacce, onde, smarritasi nell'animo, si ricovrò nella sua solitaria celletta, e quivi, abbandonatasi bocconi sul letto, pianse. Ma quale non fu mai la sua sorpresa quando nel dì seguente la priora si fece a trovarla, e dopo un mondo di lisciamenti e di moine le domandò se avesse intenzione davvero di tornarsene in famiglia; e siccome Arria rispose: — Magari subito! — la priora la confortò a starsi di buon animo; prometterle si sarebbe messa coll'arco del dorso per farglielo ottenere; potersi permettere a lei quello che si negava alle altre, in vista delle sue virtù, obbedienza, ecc.: — qui da capo di caccabaldole un monte; — procurasse frattanto di rimettersi in salute per poter reggere alle fatiche del viaggio, e poi se ne riparlerebbe. Arria, sentendosi tutta racconsolata, fece quanto stava in lei per ripigliare un poco di balìa, e ci riusciva, chè anche sopra le infermità disperate l'animo soddisfatto può molto, e quando le parve sentirsi meglio ne tenne motto alla priora, la quale le condusse il medico. Questi, visitatala prima con molta diligenza, sentenziò che il mutamento dell'aria e la gioventù interdum in morbis faciunt miracula, come disse Ippocrate; quindi la scienza non opporsi a che ella imprendesse il viaggio per l'Italia. — Così parlò il medico finchè stette alla presenza di Arria, ma nell'andarsene, comecchè favellasse sommesso alla priora, la voce percotendo le pareti riportò ad Arria queste parole pronunziate da lui sopra la soglia della camera: — Al cascare delle foglie è un libro letto...