— Dimmi, Filippo, ed era bella cotesta tua moglie?
— Ella mi amava.
— Donde nasceva, dal popolo? dalla borghesia? Era gentilesca nei modi?
— Ella mi amava: l'amore ch'ella mi portava finchè visse, e che io portava e porto a lei, non ci lasciarono attendere ad altro. In vita, io la guardai traverso una contentezza che non era terrena, in morte traverso un pianto, che pur troppo è terreno: per indole, per sembianza, per affetto, questa mia creatura è tutta lei.
Curio mirò curiosamente la fanciulla e gli parve che non ci fossero sfoggi; allo improvviso, come vergognando degli inani propositi, uscì fuori dicendo:
— Dacchè sei qui, e qui rimanti fintantochè io torni, che spero avere trovato il fatto tuo.
E via di corsa daccapo: questa volta il suo cammino era indirizzato al palazzo della egregia donna, la baronessa Olfridi: anco adesso cercò invano il portinaio; salite le scale a tre scalini per volta, si attacca al cordone del campanello, e tira giù, che pareva il diluvio.
— Furia! Furia! si sentì gridare per di dentro, date tempo al tempo! Discrezione, se ce n'è!
Si spalanca la porta.
— Oh, signora baronessa! E come diamine viene ella ad aprire in persona? La mi scusi, se....