Molti anni si sono accumulati sul capo di questi incliti cittadini; la loro vita non vediamo arrivata presso al verde, sicchè importa per tutti che noi la liquidiamo, senza ambagi, prima di depositarla, a mo' di bilancio, nella cancelleria della morte.
Repubblicani tutti fummo e siamo. Educazione, genio, carità patria e necessità ci fecero tali, ed anco, mirabile a dirsi, i frati, i quali insegnandoci a leggere il latino sopra Tacito, e il greco sopra Tucidide, credevano mostrarceli come mummie di Egitto, mentre essi accendevano nel nostro cuore inestinguibile l'amore per la repubblica. Come Sansone cavò il miele dalla gola del leone, la schietta tirannide ci fu maestra di libertà; imperciocchè in verità vi dico ch'è più sana la tirannide netta, che la libertà menzognera: la tirannide schietta ha virtù di rinnovare nelle vene degli oppressi il sangue coll'odio; la libertà menzognera abietta i redenti con la corruzione; non noi lo diciamo, bensì la storia dei secoli ci mette davanti agli occhi come le monarchie precipitino i popoli nella viltà e nella inopia; la repubblica invece li feliciti con la generosità e l'agiatezza.
E poi, proponendoci a scopo di vita affrancare la patria dalla dominazione straniera, non avevamo potestà di scelta; imperciocchè l'Austria, oltre il terrore delle armi proprie, si facesse strumento di impero le tirannidi di seconda mano e le paure sacerdotali intese ad imbestialire la gente sotto sembianza di religione. E l'anima del popolo allora, ahimè! giaceva morta dentro il corpo vivo, al contrario di quanto narra la leggenda di Merlino, il Savio mago, di cui lo spirito viveva dentro il corpo sepolto.
Tutti i camposanti, io l'ho provato, possiedono un'eco; chiama là dentro, e qualcheduno ti risponderà, ma nelle città fatte cimiteri di anime vive dentro corpi morti, non affaticarti a gridare; tu perderai la voce: quivi è ineccitabile il silenzio. Come hai tu cuore di chiamarle camposanto? Lo infesto e infinito e infame gracidare dei ranocchi nelle curie, nelle cattedre e nei diari ti fanno fede che le città italiche non diventarono camposanto, bensì pantano.
No, non è così; camposanto ad un punto, e pantano; camposanto per ogni voce di virtù e di gloria, pantano agli stridi ribaldi e servili. Oh! questi odierni saturnali di abiettezza durano troppo; almeno nei saturnali antichi i servi comandavano un giorno; adesso corrono anni che il padrone sopporta la pessima delle signorie, quella degli schiavi.
Tre per tanto le tirannidi di allora, ed una servitù sola. In quale dei principi potevamo confidare? Aspidi tutti, uno peggiore degli altri; il casereccio, supremo in malignità. Due traditi testimoniarono di lui: uno, il Santarosa, morendo pose un libro per puntello tra la lapide e la bocca del suo sepolcro, onde questo aperto perpetuamente raccontasse la truce storia di colui che lo tradì; l'altro, che fu poeta, insegnò alle crescenti generazioni l'orrore di quel nome; infelice! Egli, sopravvissuto alla sua fierezza, disdisse l'ire; ma fece di più, il Berchet chiese perdono delle sue colpe e l'ebbe: a sè tolse la fama e non la diede altrui. Benedetta la morte! Deh! lascia, o morte, ch'io ti baci le mani quante volte chiudi il libro della vita di un uomo, e dopo avervi scritto in fondo Ne varietur lo consegni all'eternità. Dio mi guardi da turbare le ceneri nel sepolcro, fossero anche quelle di un re: la Espiazione pose custode di cotesta tomba la Pietà. Dove il gran Giustiziere ha percosso, l'uomo deve chinare la testa, ed io la chino; solo ricordo che noi avevamo buono in mano per non ci fidare del principe domestico.
Quanto patimmo altri racconterà: intanto il mondo conosce che l'ardua lampada per alimentare la fiamma della libertà chiedeva sangue non olio, e sangue fu dato. E tuttavia non fu questo il più grave dei sagrifizi; l'amore, o piuttosto il furore della libertà impose che ogni altro affetto, che non fosse il suo, gli si immolasse in olocausto, e noi li strozzammo tutti come Ercole fanciullo i serpenti entrati dentro la sua culla. Pane nostro quotidiano lo scherno; bevanda le lacrime; e ciò nonostante ci consolavamo pensando che anche degli Apostoli di Cristo fu detto: — E' sono pieni di vino dolce; — che le lacrime sono la migliore delle preghiere; e che quello che in terra si chiama martirio, gloria si appella in cielo.
Ecco l'ora in cui i lamenti diventano strepito di cascata e lo superano; ecco i sospiri si fanno uragano, che abbatte travi secolari e travolge per le terre d'Italia scettri e corone, come polvere dei campi; ecco sorgere un prete fra noi, il quale, o illuminato dall'ultimo raggio dello spirito di Dio, che lo abbandonava, ovvero intenebrito dalla prima ombra che gettava su lui lo spirito del male (e questo dicevano i preti) bandisce alle genti: voce di Dio la procella contro di cui argomento umano non basta; venuti i tempi di rendere al popolo le sue giustizie. I principi atterriti promettono cessare i costumi di belva, umanarsi; e i popoli credono ai sacerdoti ed ai re; a cui non credono, e che cosa non credono le moltitudini?
Ma la caterva dei preti si attacca smaniosa alle fimbrie del piviale del gran prete pigolando: — O papa, che armeggi? Tu mandi a soqquadro la ciurma e la galera: o che non sai che il nostro giorno è la notte? Noi figli del mistero, noi creatori del domma, che non ammette discussione, noi fabbricanti della regola dell'infallibilità, consentendo libero l'arbitrio di pensare, ci avveleniamo da noi. Stentammo secoli e secoli a pigliarci la croce ed avvolgerla dentro una caligine di superstizione, ed ora, tremenda nella sua divina nudità, ti avvisi restituirla nelle mani del popolo? Poni mente al vaticinio che noi ti mandiamo: i preti un giorno conficcarono Cristo sopra la croce; il popolo, appena impadronitosi della croce, c'inchioderà il prete.
Il prete magno non intese a sordo, e la parola che egli aveva incominciato con la faccia di benedizione terminò in coda di maledizione; e da quel giorno non cessa procederci infesto, e a diritto, imperciocchè non mica la sola Compagnia di Gesù, bensì tutto il sacerdozio bisogna che sia qual è, o che non sia: ogni argomento torna inane per necessità, imperciocchè egli non voglia e non possa essere esaminato; o che vorreste che il prete pigliasse il suo male per medicina?