Oh! no. Queste cose costumano i preti con gli altri; invero non furono essi che fecero portare al Nazareno la croce per inchiodarcelo sopra?

La più parte dei nostri andava convinta che dal tenere dietro a coteste girandole cattoliche non poteva uscirne altro che danno; alla meno trista, perdita di tempo, come a chi sbaglia cammino, e pure taluno di noi tacque, altri si spencolò fino a confortare il prete nella magnanima impresa, profferendogli le lodi serbate ai redentori della patria. Tanto potè nei petti italiani la paura di sperdere le forze, che unite dovevano appuntarsi contro lo straniero! Ci volle anco un'altra prova per persuadere la gente che se le chiavi in mano al prete non ponno stare come segno della sua facoltà di aprire le porte del paradiso, molto acconciamente ci stanno per significare il suo intento di schiudere le porte della Italia ai barbari, quantunque volte ci trovi il suo pro.

Rispetto a principi, tutti ci accordammo di sostenerli nello assunto loro; gli antichi sospetti furono messi da parte; ci parve bello il trovato di distinguere la libertà in libertà ed in indipendenza, mostrando come la prima consistesse principalmente negli ordini civili interni, la seconda nell'affrancazione della patria dalla servitù straniera; prestammo impertanto la opera nostra nei consigli e sui campi. Prima dicevamo: attendiamo ad essere, che al modo di vivere provvederanno poi il tempo, i costumi e la buona fortuna. Tra noi non si conobbe Giuda; più tardi taluno dei principi, per onestare il proprio tradimento, trascorse fino ad accusare altrui di traditore: sciagurato! Si aguzzò il cavicchio sul ginocchio, e ben gli stette. Pare impossibile, ma io ho provato che la cosa, la quale a lungo andare maggiormente si vendica nel mondo, è il pudore offeso. Magistrati che spolverizzassero la cosa con la cenere di giustizia, non fecero difetto: suprema ancora della società pericolante, la magistratura! Lo dicono tutti i libri stampati.

Le armi al cimento inferme, e forse altra causa più rea, prostrarono le fortune italiche a Novara: allora principi e preti imbandirono la mensa sopra il cataletto della libertà, e vi si ubbriacarono col sangue dei martiri: ogni coniglio fatto sicuro della impunità, diventò gatto; ma la libertà vive anche nel sepolcro, e chiamato a sè l'odio ella gli disse: — Ripiglia a ordire la trama della vendetta! E l'odio così bene fece il compito, che indi a dieci anni in ogni villa fu udito suonare a stormo per la riscossa: cotesti pusilli feroci cascarono come croste secche di lebbra guarita. Il principe casalingo era rientrato nell'ombra, dalla quale sarebbe stato meglio non fosse uscito mai: gli subentrava il figliuolo; senno fosse, o vaghezza, avendo egli tenuto in alto la bandiera del risorgimento italiano (comecchè improntata della sua marca, quasi cavallo delle regie mandrie), successe, che a lui il popolo incerto dei propri destini si voltasse, chiamandolo a parte dei pericoli e della gloria.

Sarebbe riuscito a noi repubblicani sviare il popolo da cotesto sdrucciolo, gridandogli dietro: — Mala via tieni! — non so; fatto sta che ce ne astenemmo, anzi crescemmo il moto alla corrente, sempre fermi nello intento di raccogliere tutte le forze in un braccio solo per la redenzione della patria. Ci furono pegno di sicurezza il principe di stirpe domestica, la eredità delle offese, la vendetta delle ingiurie proprie, il premio maggiore del desiderio, ed anco la voluttà dell'opera veramente grande.

Questo eccelso mandato, noi istando, noi sovvenendo, noi minacciando, noi con ogni estremo conato eccitando, a stento, a pezzi e a bocconi, a spizzico, a miccino, a male in corpo, a spilluzzico, che peggio non va biscia allo incanto, fra bene e male, tentennando, cincischiando e ciondolando, fu nella massima parte conseguito. La monarchia senza noi non seppe fare, e fare repugnava con noi: s'ingegnò staccare quanti più potesse raggi dal capo della democrazia, per fregiarne il suo, ma le si spensero in mano, onde scemò la democrazia di splendore, e a sè non lo crebbe: se io dicessi che ella ci volle bene come il fumo agli occhi, non direi mezzo del vero; però il nostro aiuto accettato e ad un punto aborrito; le vittorie della Italia meridionale astiate e temute, quantunque i frutti di quelle non con due, con quattro mani agguantati; le armi volontarie per sospetto congiunte alle stanziali e a disegno avvilite: le nuove imprese attraversate, comecchè conoscesse i promotori di quelle non ribelli a lei nel concetto, nè nel modo; al contrario avessero sempre depositato gli acquisti fatti nelle mani della monarchia, con l'amore col quale l'uccello porta al nido il cibo ai suoi nati.

Tali e tanti e così manifesti gli smacchi contro i volontari, che taluno ebbe a pensare, nè lo pensò solo, ma lo disse, che venissero mandati in campo per levarli dalle città onde non le mettessero a rumore, e le cimentassero in fortune pericolose pel principato: insomma fra la monarchia e la democrazia rinnovata la storia antica di Euristeo e di Ercole.

I posteri stupiranno della inaudita costanza della democrazia a promuovere la monarchia, nonostante gli strazi, le prigionie, le ferite e le morti; più della costanza maraviglieranno della fede per virtù della quale, in onta alle ingiurie atrocissime, persistesse nel suo proposito: forse non le capiranno neppure, però che nati liberi, essi non potranno formarsi idea dello spasimo che mette in cuore ai cittadini la vista della povera patria lacerata dagli oppressori stranieri. Se i posteri mediteranno le parole, che certe volte disse l'antico Alberti, cioè, — ch'egli per la patria avrebbe dato anco l'anima — intenderanno la nostra pazienza e la dura necessità.

Rammentatevi San Filippo Neri chiedente a due gentiluomini romani un po' di carità per sollevare una famiglia ridotta in estrema miseria: mandato con Dio, insisteva; di nuovo dimesso, improntava finchè ad uno dei gentiluomini saltata la muffa al naso gli affibbiò tale un ceffone, che per poco il muro non gliene diede un altro: il Santo, tuttochè Santo fosse, strabuzzò gli occhi, e si sentì le mani chiuse a pugno, pure si tenne, e umile proseguì: «Questo è per me, ma la povera famiglia aspetta pane.» Noi per amore di patria abbiamo durato la pazienza del Santo; e Cristo sa se abbiamo sofferto, e Cristo sa se la pazienza ci costi!

Giunti a questo orlo della nostra vita ci volgiamo indietro ed esultanti consideriamo scomparso dai nostri occhi il punto donde prima movemmo. La Italia è quasi compita; l'upas[2] sacerdotale è quasi abbattuto. Ora la filosofia giova più della scure; e tuttavia vivete tranquilli, il filo della filosofia non taglia meno di quello dell'acciaio: benigno è il fuoco, che emana da lei, però non si acqueta se prima non abbia incenerito l'errore. Se lo stormo dei preti continua a schiamazzare, non vogliate temerne; quando scendete in una grotta con la torcia accesa, i pipistrelli accecati fuggono via stridendo e battendovi l'ale in faccia. Voltate un'altra pagina; questa del papato è letta.