Noi non ci lamentiamo del popolo, nè ripeteremo per lui il lagno che messer Francesco Petrarca moveva contro l'amore:
Ho servito un Signor crudele e scarso;
grande, anzi maravigliosa noi abbiamo ricevuto mercede nello esercitarci per tutta la vita in nobilissimo intento, e nel vederlo conseguito: forse non moriremo interi; e tanto basta; molto meno accuseremo la monarchia d'ingratitudine, perchè veramente noi tutto operammo per la patria; nulla per lei: fino al riscatto d'Italia abbiamo potuto andar con essa d'accordo; dopo no: non ce n'era punto mestieri; pure esempi nuovi vennero a confermare la esperienza vecchia, che i fini della monarchia e della democrazia sono essenzialmente diversi, naturalmente contrari. Chi di noi, o esperto poco, o fiducioso troppo, s'industriò conciliarle, perse l'opera e il consiglio, e si attortigliò involontario viticchio alle gambe della umanità, la quale nel suo indefesso cammino ha bisogno di procedere senza impacci.
Orsù, — è dolorosa l'ora dell'addio; l'orgoglio nostro repugna a condannarci alla inerzia, mentre il sangue ci pulsa sempre nelle arterie, ma confessiamolo aperto, il nostro cômpito è fornito. Anco ai Romani entrati nel senio concedevasi che dalle faccende pubbliche si appartassero: dopo i sessanta anni le domande dell'ufficio di giudice vietate; e ci era una legge a posta[3]. La gente non lodava, all'opposto tentennando il capo, deplorava Mario, il quale fatto vecchio si mesceva fra i giovani ad armeggiare[4]. Noi abbiamo respirato un'ora l'aria benedetta della libertà; noi lavata la patria col sangue dei martiri dalla secolare contaminazione, ella adesso può inalzare con animo sereno la sua preghiera al padre delle cose, e comparire con dignità nel concilio dei popoli. Riposiamo; altre menti, altri cuori desiderano le sorti future. A modo che Giacobbe usciva dal seno di Rebecca, tenendo agguantato pel calcagno Esaù, così dalla nostr'anima proruppero gemelli l'odio e l'amore. La nostra voce di troppo ingrossò nel concitato impero e nella smaniosa maledizione, onde da un punto all'altro diventi blanda per benedire e per pregare: sovente nelle nostre pupille balenò il raggio del genio della umanità, ma più spesso parve che le furie vi agitassero le loro fiaccole: un dì premeva che sopra la bandiera degli antesignani si leggesse: Odio, Forza; oggi deve portare lo scritto: Amore, Scienza. Riposiamo, riposiamo: è dolce il sonno sopra l'avello, che chiude la tirannide sacerdotale; giova addormentarci sotto l'arbore glorioso di cui le fronde ventilate pare che mormorino: — Salute all'Italia redenta dal pensiero e dal sangue dei suoi figliuoli!
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— E ora, via, torni al soggetto, mi ammonisce un lettore.
— Torniamoci pure, rispondo io.
— E tanto più presto ci torni, soggiunge egli, inquantochè a lei non mancarono i buoni consigli fino dalla gioventù sua prima[5].
— Ella ha ragione da vendere, ma ormai il vizio mi si è fitto nelle ossa, e rinfacciarmelo adesso che sono vecchio non mi pare discrezione. I vecchi nestoreggiano, mio caro signore, ed ella sa che essi acquistano in lingua, quanto persero in denti.
— Certo non si può negare, il vizio da lei fu sempre confessato, ma senza attrizione, nè contrizione, imperciocchè tornasse sempre a fare peggio di prima: pensi, che se è suo il peccato, la penitenza è nostra, e si ravveda una volta.