— Io non istò per niente, me ne vo con lui a prendere il posto della sua figliuola.

— Dunque non perdete tempo, andatevene.... ogni minuto perduto è un delitto, un tradimento.... ma no, aspettate.... voglio venire anch'io.

Immemore dello stato in cui si trovava, il buon maggiore appuntella il braccio ferito per ispingersi fuori del letto: nell'impeto del moto manda in pezzi lo apparecchio e sfascia la piaga, con suo inestimabile spasimo: il sangue scorre a fiume dalle lacere vene, lo invade un freddo sudore, la immagine delle cose circostanti gli si perde dentro una caligine sempre più densa, sviene; ma, prima di svenirsi, tanto potè raccogliere di spirito, che con voce abbastanza sonora esclamò: — Viva Garibaldi!

Quasi scintilla elettrica questa voce penetrò, circolò in un attimo nelle ossa di quanti la udirono ed in ogni angolo più recondito dello spedale: ogni atto, ogni affetto rimasero sospesi; i servigiali, accorrenti con farmachi od altro, arrestaronsi; i cerusici si fermarono da medicare le piaghe; una madre stette a mezzo curva sul figliuolo che si era chinata a baciare; un'amante cessò asciugare il sudore allo amico per angoscia convulso; gli infermi stessi, dimenticato un momento il dolore, come se si fossero dati la intesa, con una voce sola replicarono: «Viva Garibaldi!»

Gran cosa è questa: lo spirito umano esaltato dal divino entusiasmo domina lo stimolo del bisogno e supera perfino le trafitte del dolore. Come avviene ciò? In qual modo una parte della materia acquista virtù di prevalere cotanto sopra l'altra parte? La scienza irride come inane il vostro postulato e si vanta risolverlo in due palate.[19] Per verità io meditai molti dei moderni libri sulla materia, ma non sono giunto a chiarirmi. Se io avessi a dare un consiglio alla scienza, le direi: — Cerca di molto, e afferma poco e tardi; cerca, poichè io non ti possa trattenere, ed anco potendo non te lo impedirei; ma cerca tremando di scoprire che tutta terra siamo: imperciocchè in quel giorno (se fia mai che venga) sarà spenta ogni poesia dell'anima: invidieremo i bruti, che camminando col muso chino a terra non sono costretti a funestarsi la vista con lo immenso inganno del cielo stellato.... le rane dal padule canteranno le glorie dell'uomo, che, uscito dal fango, tornerà intero alla mota materna. Oh! di quanto senno fece prova lo antico sapiente, allorchè disse: «Se tutta la verità mi stesse chiusa nel pugno, aborrirei aprirlo per la paura di fare un tristo dono all'umanità!»

È lecito rinnovare agli scienziati

Che l'anima col corpo morta fanno,

la domanda mossa da Betto Brunelleschi a Guido Cavalcanti, aggirantesi pei sepolcreti: «Quando sarete giunti a trovare che Dio non è, qual profitto ne caverete voi?» Certo confesso infiniti i mali dell'abusata idea di Dio, ma chi può dirmi quelli che usciranno dalla sua negazione? Basta, io mi consolo pensando avere veduto passare più sistemi filosofici sopra questa terra, che nuvoli in cielo.

Poichè il maggiore fu daccapo medicato, Curio e Filippo manifestarono il desiderio di attendere tanto ch'ei rinvenisse, se non che l'infermiere ne li distolse mettendo loro sottocchio che, nello stato di debolezza in cui si trovava, era mestiere risparmiargli ogni subita e gagliarda commozione, la quale non si sarebbe potuto evitare, quando il maggiore, tornato in sè, se li fosse veduti dinanzi. Curio pertanto e Filippo se ne andarono non senza molto raccomandarsi al cerusico, che lo salutasse per loro e confortasse con ogni maniera di affettuose parole.

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