— O Curio, che miracolo che tu sii qua?

— Miracolo è che ti ci trovi tu, non io.

— E pure ci sono prima di te, e d'ora in poi dobbiamo stare sempre insieme.

— Sarà più facile desiderarlo che poterlo, avendo assunto l'obbligo di condurmi dal colonnello Chiassi, amico grande del padre mio.

— Tu hai ora, come sempre, un santo dalla tua, dacchè per lo appunto io appartenga ad una compagnia del reggimento del Chiassi.

Il lettore avrà di certo notato come Curio non si sia messo in quattro per far festa al tenente Fandibuoni, e ne aveva le sue buone ragioni: innanzi tratto le sue spalle calavano giù a sgrondo da parere un calvario; dinoccolato nella persona, le braccia fuori di misura lunghe, con certe mestole in fondo da legarsi le scarpe senza quasi chinarsi: costumava gli occhiali; se non fossero stati questi, nell'ultima cena del Signore egli avrebbe potuto figurare meglio del Giuda di Lionardo; ma se gli occhiali lo salvarono da rassomigliare Giuda per di fuori, non così per di dentro, dove o senza occhiali o con gli occhiali Giuda ei sempre fu, nato e sputato. Di più Curio si risovvenne come sovente costui con diversi amminicoli gli levasse di sotto assai quattrinelli, che non gli aveva mai reso; peggio poi, lo aizzasse a commettere qualche gherminella di cui egli si pigliava il vantaggio, lasciandolo nelle peste, se pure non comperava la propria impunità col fargli la spia; breve, un di quei funghi che nascono spontanei nei cortili della galera a vita. Ma la gioventù non cura o volentieri perdona; ed i compagni della fanciullezza ritengono in sè qualche cosa della religione dei primi anni, la quale fa sì che ci tornano cari spesso, disgradevoli mai.

— O come va che mi sei uscito ufficiale? disse Curio:

Marte per qual ventura od accidente

Gittò la rete e ti pescò tenente?

— Che accidente? Virtù di penna e valentia di spada.