— Qua, figliuoli, qua; datemi una mano a muovere il cannone; bisogna cucire i nostri amici tedeschi a filo doppio, di sotto e di sopra.

Corsero cento; il cannone fu tratto con maravigliosa prestezza sopra la strada; spara; ma al punto stesso una scarica di artiglieria scopa dalla strada cotesti animosi; rimasero morti sull'atto l'Alasia e il sergente, ed ahimè! come lacerati! Quaranta altri, qual più qual meno, feriti; la terra diventò di un tratto vermiglia, come quando nella processione del Corpus Domini ci spargono sopra la fiorata di rosolacci.

Commossi dagli urli di dolore, Curio e Filippo, non si potendo reggere, lanciaronsi al soccorso dei compagni. Il Fandibuoni non solo non si mosse, ma vie più si rannicchiò dietro al cantone. Curio si curvò, prese con ambe le sue la mano dell'Alasia e lo tirò a sè come per metterlo seduto.... non lo avesse mai fatto! Che le ferite strizzate gittarono tante fontanelle di sangue, e la faccia non anco priva di ogni sensibilità si contorse tutta in orribile maniera; la mente stette ferma, se non che Curio sentì mancargli sotto il terreno, ond'ebbe ad appoggiarsi al cannone per non cadere.

Una nuova scarica per la parte degli austriaci avrebbe finito di ammazzarli tutti; non venne: all'opposto fu visto levarsi sul forte una bandiera bianca in segno di resa, mentre lo stendardo imperiale svolgeva a stento il suo lembo per ricadere penzolone lungo la stacca; pareva che appenasse nella agonia, e l'aquila grifagna per vergogna dentro le pieghe di quello si nascondesse. Ai morti non si attese più, e nè manco ai feriti; anzi questi stessi di sè non pigliano cura, smettono gli omei per aggiungere la voce loro allo immenso grido, che percosse l'aria dintorno: Viva Italia! Italia per sempre!

Il comandante del forte sortì per la capitolazione: i patti brevi: si rendessero ad arbitrio del vincitore: lasciate agli ufficiali le armi e le robe, per cortesia non per obbligo.

Avendo taluno avvertito il generale Haug perchè facesse al comandante austriaco affermare con parola di onore che il forte non era minato:

— Lo farò, rispose il generale, quantunque per me lo consideri perfettamente inutile.

— Inutile! E non vi trovaste a Roma con noi, generale, dove patimmo tanti e sì strani tradimenti?

— Oh! allora l'avevamo a fare co' francesi.

Il comandante austriaco piangeva, e, recatasi in mano la spada, che generoso l'Haug gli porgeva, si provò spezzarla; impeditone, sospirò: