— Poichè non mi valse per difendere il mio reale ed imperiale padrone, che mi giova adesso?
— Signor comandante, gli rispose l'Haug con voce che si sforzò mantenere benigna, come soldato ella adempì d'avanzo il suo dovere, e veruno può appuntarla in nulla; si consoli e conservi la sua spada, ed accetti lo augurio che Dio le conceda occasioni di adoperarla in cause più giuste. La milizia non deve strozzarci la coscienza, la quale ci ammonisce che la forza non dà diritto; la forza va e viene: siete voi italiani per vivere alle spalle dell'Italia? O combattete per liberare la vostra patria dalla oppressione italiana? Andiamo, andiamo, la milizia non deve strozzarci la coscienza.
Lo austriaco stimò prudente non rispondere verbo; e per fare qualche cosa ripose nel fodero la spada.
Curio e Filippo ottennero la facoltà di visitare Ampola prima di partire, e con maraviglia conobbero il misero stato in cui questo forte si trovava ridotto; egli era aperto come un melagrano; da ogni parte sdrucito dalle palle e dalle granate: la casamatta crivellata dai colpi di cannone non offriva più stazione sicura ed era micidiale l'uscirne. La resa del forte fu deliberata regolarmente da un Consiglio di guerra. Piccola impresa questa di Ampola, e tuttavia a veruna, comecchè grandissima, seconda. Dove le camozze si peritano ad avventurarsi, i volontari garibaldini portarono cannoni grossi e carretti e munizioni. Il monte Giojello fu preso dai bersaglieri, i quali, secondo il solito, si diruparono dalle ripe circostanti del Funstach, sicchè gli austriaci, già sgomenti nel vedere che i loro cannoni puntati di sotto in su non facevano effetto, scorrendo meno che mezzo lo spazio necessario per colpire, sentendosi adesso piovere addosso cotesti demoni dal cielo, si diedero per vinti.[25] Arrogi che altri volontari garibaldini, avendo sbirciato dall'alto una maniera di cornicione di pietra, che ricorreva intorno le alture soperchianti il forte a man dritta, ci si rannicchiarono sopra, scopando a suono di moschettate la piazza del castello e l'uscita dal lato della porta di Tiarno.
Intanto la bandiera imperiale, sciorinato che ebbe un ultimo svolazzo, spirò; tre o quattro colpi di scure vibrati con tutta l'anima, a braccia sciolte, fecero traballare antenna e bandiera, a cui subito con gazzarra grande surrogarono la bandiera tricolore.
Adesso cotesta bandiera non più sventola sulle torri di Ampola; anzi ci spiega da capo alle brezze delle alpi italiche il suo lembo l'aquila imperiale. L'abbattè il popolo, la rialzò la monarchia; quanto di gloria fu scritto col sangue dei patriotti, tanto lo inchiostro obbrobrioso dei negoziatori scancellò: ed è da credersi che il governo regio, trovando fra le spoglie di guerra del Garibaldi la vinta bandiera, per tenersi bene edificato l'imperatore di Austria, gliela restituisse; invano laboraverunt! Vorrei con Fonseca Pimentel ripetere il detto virgiliano: olim meminisse juvabit:
E fie che giovi rimembrarlo un giorno!
Come da un'urna rotta scorre via l'acqua, così io mi sento fuggire l'anima dal corpo stanco, e con amarezza di morte tremo sia la nostra schiatta destinata a disfarsi. Questo pensiero mi perseguita come una tentazione del demonio, dopochè miro lo stato nel quale sono ridotte la Francia, l'Italia e la Spagna; argilla mobile, che ruzzola sopra argilla immobile; terra soprammessa alla terra; fango animato agitantesi sopra fango senz'anima: parte del popolo si chiude gli orecchi per non sentire; parte ha tolto a prezzo di aprirglieli per forza, versandoci dentro parole di veleno; Locuste, Tofane, Brinvilliers, Lafarge spirituali: gli avvelenatori altrove si condannano, qui si pagano e si fregiano. Ai nostri imperanti giova più un giorno di lupercali che un secolo di gloria; parte che pretende condurci alla terra promessa, discorde in sè si strazia, ed offre lo spettacolo di becchini rissanti sull'orlo della fossa, dove hanno deposto il cadavere. Ah! felici gli eroi dell'antichità; operando altamente ciascuno era certo della sua fama. Parevano gemme conservate in cerchi di oro: ora gli spiriti magni e le imprese eccelse sprofondano in un mare di fango....
Perpetuo Geremia, la vuoi tu smettere?.. Compatite, via, per amore di Dio: la lingua batte dove il dente duole; ed a me non è il dente che duole, bensì il cuore.
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