Ed ora a Bezzecca. Ma perchè io metto mano a ripetere quello che occorre sparso in cento stampe? Nè speranza mi affida, nè presunzione mi lusinga che gli scritti miei abbiano a durare più lungo degli altri: adoperando a questo modo, io faccio come quelli che stanno in procinto di naufragare, i quali chiudono la storia dell'infortunio imminente dentro a parecchie bocce di vetro, le quali, dopo chiuse, gittano in balìa del mare, nel presagio che una almeno delle tante arrivi alla sponda e porga ai cari lontani la notizia della sventura e gli ultimi saluti. Qualcheduno pertanto dei nostri racconti perverrà ai tardi nepoti, i quali non so se maraviglieranno o della perfidia altrui, o della fede nostra; non importa, purchè imparino ad essere più felici di noi.
E poichè nelle guerre può dirsi che niente fu fatto se non si fece tutto, così il Garibaldi, appena espugnata Ampola, la quale non fu (come afferma il Rustow amico agresto, seppure non si ha da tenere addirittura per nemico delle glorie italiane) impresa di poche ore, bensì resisteva valorosamente interi tre giorni; concepì il disegno di ridurre in potestà sua Bezzecca.
Chi da Ampola muova per Bezzecca, sale sempre sentieri montani ora più, ora meno, ma sempre angusti, e dopo un miglio e mezzo arriva a certa vallicella chiamata dei Laghetti, proseguendo per la quale ecco s'incontrano, dopo breve cammino, due villaggi distanti fra loro non bene un miglio; il primo appellano Tiarno di sotto; il secondo Tiarno di sopra: ora se pigli la strada di Tiarno di sotto e vai innanzi altre due miglia ti si parerà davanti Bezzecca.
Considerano a ragione Bezzecca punto capitalissimo in cotesta contrada, per trovarsi in mezzo alle valli dei Conzei e di Ledro; di cui la prima gli rimane a manca, la seconda a destra: nella valle dei Conzei giacciono tre villaggi: Locca, Enguiso e Lensumo, e nella valle di Ledro le terre di Pieve, Mezzolago, e per ultimo Riva sopra il lago di Garda, luogo che intendeva espugnare il Garibaldi, o, come si dice in termine militare, suo punto obiettivo. La occupazione di Bezzecca per gli italiani significava la via aperta per Riva, il nemico impedito di trapassare dalla valle dei Conzei a quella di Ledro, congiunzione assicurata dei nostri corpi di milizia operanti nella valle di Aone; dove, se per ventura si fossero impadroniti di Lardaro, avrebbero avuto il sentiero sgombro per Roveredo e per Trento, finale punto obiettivo del Garibaldi. Se all'opposto l'austriaco occupava Bezzecca, egli avrebbe potuto tagliar fuori dal grosso dell'esercito i corpi italiani incamminati verso il lago di Ledro; respingere il centro nelle strette di Ampola, e, cacciatosi come un cuneo nel mezzo, minacciare di fianco i nostri corpi, divisi nella valle di Ledro e nella valle dei Conzei.
Oltre il naturale talento, persuadeva il Garibaldi ad operare celerissimo, l'avviso portatogli da esploratori segreti nella mattinata del 20 di luglio: oltre ottomila austriaci, muniti con due batterie di cannoni da campagna ed una di racchette, condotti dal generale Kuhn, scendere a gran passi giù per la valle dei Conzei, onde cogliere alla sprovvista il generale Haug ed abbatterlo innanzi che si raccogliesse alle difese, imperciocchè uomini intendenti testimonino come il generale Haug in cotesta occasione avesse sparpagliato un po' troppo le sue forze sui colli. Difficile accertare quante per lo appunto le milizie nostre e le posizioni prese; circa a numero basti saperne questo, che se non erano meno, neppure eccedevano quelle del nemico; e per ciò che spetta alle mosse mi guarderò di seguire lo esempio del signor Thiers, il quale, mentre presume sciorinare scienza di strategica e di tattica nella Storia del Consolato e dello Impero, non soddisfa i periti del mestiere e stanca la pazienza del comune dei lettori, alterando malamente ogni proporzione della storia.
Il Garibaldi, chiamato a sè il luogotenente colonnello Chiassi, gli comanda: con un battaglione del 5º reggimento trascorra oltre ad occupare Locca, e dove gli riesca gli altri villaggi della valle dei Conzei, convertendone subito le case in ridotti, donde ributtare o sostenere il nemico; con un altro battaglione chiuda lo sbocco fra la Pieve e Bezzecca: gli altri due battaglioni tenga in pronto per accorrere dove il bisogno lo chieda, e così pure il primo dei bersaglieri; a modo di riserva il quarto battaglione del sesto reggimento, tre compagnie del settimo e due del secondo procuri sieno in Bezzecca.
Il Chiassi, mentre riceveva questi ordini, si permise osservare quanto sarebbe stato vantaggio durante la notte assicurarsi dei due monti sovrastanti a destra ed a sinistra la valle dei Conzei; consiglio di bontà così manifesta, che non aveva mestieri prova; solo gli obiettò il Garibaldi avvertisse bene le asprezze dei colli, ardue a superarsi anco a giorno chiaro; al buio poi, per opinione sua, impossibili. A cui il Chiassi di rimando:
— Il peggio sarà tornarcene indietro.
— Non sempre riesce.
— D'altronde anco i Romani sagrificavano alla buona fortuna: a me sembra spediente tentare.