— Sia come volete, colonnello, conchiuse il Garibaldi, seguite la vostra stella.

Intantochè il Chiassi, ridottosi ai quartieri, ordina gli apparecchi per mettersi senza indugio in cammino, ecco capitargli davanti Curio, Filippo ed il tenente Fandibuoni; salutato, risalutava; ed a quest'ultimo con accento un cotal poco severo diceva:

— Tardi, ma in tempo, tenente; ripigliate tosto il comando della vostra compagnia, fra un'ora saremo in marcia.

— Così al buio?

— Per liberare la patria dalla servitù straniera tutte le ore sono buone; e voi altri chi siete?

— Mi chiamo Curio; nasco dal vostro amico Marcello, e qua vengo per imparare la milizia sotto di voi.

— Sta bene; i figli di Marcello ci dovevano venire prima: e voi come qui? Mi sembra avervi veduto, anzi di certo vi ho già veduto....

— Lo crederei! Mi sono trovato a tutti i fatti di arme di questa campagna, ma l'occhio dei superiori scorre via sopra i soldati come il volo della rondine. Basta, non fa caso; sono il sergente maestro di arme del nono reggimento; mi chiamo Filippo; difficile rinvenire adesso il mio reggimento, però mi unisco con chi trovo; insieme con questo giovane mio alunno entrerò nella compagnia volante comandata dal nostro tenente Fandibuoni.

— Come vi piace. Voi, Curio, fate cuore, che fra poco otterrete quello che gli animosi talora stanno mesi ad aspettare, — il vostro battesimo di fuoco; — quanto a me, soggiunse tristo, l'ho ricevuto da molto tempo: adesso non mi avanza altro che la estrema unzione del ferro.

Deus avertat omen! come dice padre maestro Berretta, soggiunse Curio; ma io so che spesso alla guerra questi sacramenti ci caschino addosso tutti di un picchio,... lo so, e non me ne sgomento.