— Ma vedete un po' che gusti fradici, intervenne a favellare il tenente; non ci è quanto il pensare alla morte, che ce la chiami sul capo alla lontana: portando l'ale, ella è di natura di uccello ed obbedisce al fischio.
— Oh! per me poi, se mi è lecito dire la mia, prese a parlare Filippo, più penso alla morte e più mi ci accomodo: andare a morire io l'ho come andare a dormire.
— Sicuro, conchiuse il Chiassi, tutte le strade menano al camposanto: quello che preme, sta nello adempimento del proprio dovere; or via, andatevene pei fatti vostri; fra un'ora in marcia: buona sera, Curio; ed accostatosi al giovane gli strinse con molto affetto la mano.
Anche negli eserciti meglio ordinati accade più spesso che non si vorrebbe che i comandi non si trovino eseguiti con la debita esattezza; d'onde nasce che, nonostante gli ottimi concetti del capitano, le battaglie vadano a rotoli, o almeno riescano meno fruttuose del desiderio; però tanto meno recherà maraviglia, dove si sappia che questo succedesse non di rado nei corpi dei volontari. Parve all'ufficiale preposto ad occupare Locca e gli altri villaggi della valle dei Conzei e a ridurne le case in trincere per combattere riparati, non doverlo fare se non all'alba, onde tutta la notte si rimase giù nella valle. Anche le mosse vigilate dal Chiassi non sortirono buon esito, imperciocchè il battaglione, comandato da lui in persona sulla sinistra, alla punta del dì si trovasse in ordine di poter combattere, mentre il battaglione a destra andava sparpagliato così che non si giunse mai ad assembrare, e male gli incolse, chè, avviluppato dai nemici precipitati giù dai monti con la foga di una cascata, parte cadde prigioniero e parte ebbe di catti di ritirarsi a salvamento.
Se la giornata avesse dovuto giudicarsi dal mattino, si prevedevano guai, e grossi, sicchè fu argomento non piccolo di stupore pei nostri quando il nemico verso le 5, cessato di un tratto il fuoco, fece supporre a taluno che egli cessasse l'assalto. In questo intervallo gli austriaci con avvisato consiglio tentavano girare la diritta degli italiani scendendo alla Pieve, e quindi percoterli di fianco e alle spalle, ma trovate le gole difese, non che visto il 2º reggimento in punto di rinforzare i posti, si ritrasse, e, raccolte tutte le sue forze in Val di Conzei, verso le 7 del mattino riprese a menare le mani.
Gli italiani respinti duramente sulla destra, lasciando i posti avanzati di Enguiso e di Lensumo, si ripiegano a Locca: qui sostano, ed essendo giunte da Bezzecca milizie fresche e due pezzi da campagna a rincalzarli, deliberano di sostenersi con tutti i nervi; gli austriaci sopraggiungono, e danno dentro; invano però, chè a volta loro ributtati andarono indietro fino ad Enguiso. Tuttavia la destra rimaneva sempre scoperta, ed i pochi del 2º battaglione scampati alla sconfitta nè in numero ormai, nè per prestanza capaci a resistere; bene il generale Haug provvide a mandare soccorsi di gente quanta più potè, ma non fece frutto, massime priva, come si trovava, di artiglieria, mentre l'austriaco spinse in diligenza da cotesta parte la batteria dei razzi alla Congrève, la quale oggi piglia nome di racchette. In tanto repentaglio l'Haug spedisce a Tiarno al comandante supremo per avvisarlo essere la resistenza impossibile, a destra tracollare le cose; ordini al colonnello Menotti cali col nono reggimento giù dai monti a sinistra, dove in quel momento si trova, e tenuto il cammino per la valle dei Conzei percuota alle spalle gli austriaci; ancora, ingiunga al 2º reggimento di già arrivato alla Pieve si avanzi ed appoggi il Menotti; quanto a sè egli si porrà coll'arco del dosso per reggersi in mezzo; se la fortuna si accorda col buon volere, promette prima di mezzogiorno tenere prigione tutto l'esercito nemico.
E il Garibaldi, secondando la richiesta, ordina al Menotti che scenda dai monti e si appresti ad assalire; egli stesso a stento entrato in carrozza si avanza verso Bezzecca.
Le vicende da per tutto mutabili, mutabilissime in guerra; in questo frattempo di sfavorevoli eransi fatte disperate alle armi italiane: lo sgomento insinuavasi nell'animo dell'universale; il Chiassi correva ansante, smanioso qua e là in compagnia dei più arditi, fra i quali Curio e Filippo, e pregava, rimproverava, minacciava: inutili conati! La paura, conigliolo senza orecchi, superata ogni vergogna travolgeva i volontari in turpissima fuga. Il nemico sfolgora i nostri di fianco, e già si ammannisce ad assaltarli alle spalle: le sue colonne di attacco in procinto di avventarsi contro il centro: in presentissimo pericolo la nostra artiglieria.
E in onta a questo non mancarono uomini di cuore piuttosto infinito che intrepido, i quali ardirono mostrare la faccia al fato; la storia ricorda l'Haug, campione della libertà in qualsivoglia parte del mondo ov'ella abbia inalzato la sua bandiera, procedere nel fitto della battaglia sotto il fuoco nemico, a rannodare quanti più trova e a farli star fermi con tutti gli argomenti che la ragione gli suggerisce, non escluse le ferite; poi li sguinzaglia parte alla difesa di Bezzecca e parte sulle alture a sinistra mezzo perdute, dove occorre il cimiterio. Indi a breve sopraggiunge lo stesso generale Haug trafelato, e di primo arrivo vedendo la compagnia chiamata volante, annessa al reggimento Chiassi, la quale per gli ordini già dati aveva a trovarsi altrove, e precisamente sul colle di faccia a Bezzecca oltre la strada di Tiarno, con suono alquanto turbato disse al colonnello:
— Ch'è questo? Come qui la compagnia volante? La riconduca subito al posto.