— Avanti! Avanti!

Ma i nemici scaricano le armi; la prima fila del manipolo balena per il iscompaginarsi; il capitano con altri parecchi feriti traballano; non importa; si riannodano; i sorvegnenti incalzano; addosso da capo. I tirolesi in parte cedono, in parte no; pure tutti tentennano, ma sentendosi la baionetta nelle costole si riscotono, e scaricano quasi a brucia pelo nel mucchio dei volontari. — Mi tappo gli occhi per non vedere la strage; di nuovo feriti, Curio e Filippo caddero; Curio fuori di sentimento, Filippo in sè, Fandibuoni illeso sempre agitantesi e sempre urlante.

Quando Curio tornò agli usati uffici della vita, si rinvenne adagiato sull'erba dietro una siepe poco lungi da Bezzecca: aveva ferite ambedue le gambe, e comecchè si sentisse debole, pure non provava troppo spasimo, onde subito gli balenò la speranza di avere le ossa intatte. Filippo accanto a lui, appena vide che aveva aperto gli occhi, gli sorrise e disse:

— Sta' di buon animo, che ne caveremo fuori le cuoia; e come ti pare di sentirti?

— Rifinito di forze, pel resto non ci è male....

— Difatti, interruppe Filippo, ho riscontrato io stesso che, dalla parte carnosa in fuori, nelle tue gambe non ci è altro di offeso.

— E tu, Filippo?

— Mira un'altra palla nel braccio sinistro, la quale veramente mi dà un po' di fastidio, ma sarà niente; alla più trista mi rimane il braccio destro per ammazzarne degli altri....

— Ah! gemè Curio, mi è cresciuta la sete così, che mi brucia la gola; potessi avere un sorso di acqua, mi parrebbe rinascere.

— Sta' di buon animo, che m'ingegnerò trovartela.... senti.... senti... la battaglia dura; anzi mi sembra rinfocolata meglio di prima.