«Mi si spezza il cuore pensando che non ti posso scrivere altro che notizie desolate. L'ebreo Zinfi non intende rendere indietro i biglietti falsi che tu gli desti in pagamento della cambiale scaduta, se non a patto che tu gli assicuri il buon fine delle altre che verranno a scadenza. Dio mio! O come mai hai potuto creare tanti debiti? Capisco bene che tu, povero figliuolo, dei cento che ti obbligasti a rendere, forse hai ricevuto cinquanta; ma costui tiene il coltello pel manico: per cagione di cotesti sciagurati biglietti ci tocca lasciarci sgozzare senza gemere un ohi!
«Per tranquillarlo gli ho offerto tutto quanto mi resta; nè il saperti così ignudo di ogni ben di Dio è quello che più mi angustia; non mi dà tregua il giorno, non mi lascia chiudere occhio la notte il pensiero che, detratti i pesi che ci gravitano sopra, questi miei beni non basteranno a saldare i tuoi debiti. Causa poi di angustia acutissima sta nel doverti dire che te non posso aiutare in nulla; e per me mi trovo ridotta agli estremi: tutte le biancherie di casa sarebbero appena sufficienti a metterti insieme cento lire. Oggi farò cuore di rocca (o Dio! al solo pensarci mi sento accapponare le carni) per condurmi dalla duchessa Zelmi nostra cugina: mi aprirò con lei: confido che non rifiuterà sovvenirmi in tanta stretta, e allora ti fornirò di danari: procura starti più che puoi allo stecchetto; chè ormai non so più a quale santo votarmi. Ora tocchiamo un altro tasto; tu sai, figlio mio, come per non darti pena io non mossi mai opposizione al tuo amore per la figliuola della sig.ª Isabella; ma ora da te stesso comprenderai come ti sia chiusa la porta a farla tua moglie: lascio la condizione diversa, e il broncio dei parenti, e le censure degli amici di casa.... questo ed altro metto da parte, e domando: è egli decente che tu conduca nella tua onoratissima casa la sorella dell'uomo che ti ha tradito, dandoti in pagamento della tua cambiale biglietti falsi, ed esponendoti alla infamia per delitto non tuo? Molto più, che prevedo un fiero tracollo per la Ditta Boncompagni e Comp., e per consenso andarle dietro gli Onesti. E tu apprendi, figlio mio, che chi cammina sui trabiccoli finisce sempre col fiaccarsi le gambe. Mi duole davvero con tutta l'anima per cotesta fanciulla bella quanto virtuosa, e piena di talento come di bontà;.... ma ahimè! soffrire e morire è la sorte della massima parte di noi altre figliuole di Eva. Ella, dove potesse consolarsi, troverà ricompensa a sollevare la sua casa, cavando costrutto dalla sua portentosa capacità di cantante, mentre veruno aiuto recherebbe alla tua, ecc.»
E qui raccomandazioni, e consigli, e precauzioni solite a suggerirsi, come sarebbe di chiudere bene la stalla quando sono fuggiti i buoi.
Eponina rimise la lettera al posto dove l'aveva raccattata, poi, agguantandosi alla parete per non cadere, tornò nella sua camera, dove si gettò boccone sul letto. Sul principio, per quanto si sforzasse, ella non riuscì a connettere due pensieri insieme: sentivasi il cervello indolenzito come le avessero dato un fiero picchio sul capo: dopo trascorsa molta ora, un remolino d'idee rotte e confuse prese a turbinarle nella mente, il quale ella non riusciva a dominare. Alla fine, quando se l'aspettava meno, ecco divamparle l'intelletto nella limpidezza consueta a mo' che le legna verdi fanno, donde dopo molto fumo guizza fuori la fiamma.
Se per me si volessero riferire tutti i pensieri di cotesta anima travagliata, mi verrebbero meno l'olio e il lucignolo; basti dire ch'essi giravano e rigiravano dentro questo cerchio:
«Che fai? che pensi? ella mulinava fra sè; egli è venuto il tempo di recarti in mano la tua anima e scaraventarla come un sasso contro il Creatore, il quale ci plasmò così perchè ci sentissimo morire? No; — la lapide mortuaria è lo scudo dei poltroni. Io non getterò le armi sul campo. Io vo' serbare quanto più posso di fiato per poter dire in faccia all'eterno tiranno: — Tiranno, e modello di quanti furono e saranno tiranni, per requie tua e pace dell'universo disperdi la tua divinità in brani negli orrori dell'Erebo e della notte: fa di disfarti: soffia sulla tua luce, e spegnila, poichè tu non la sapesti accendere tranne per illuminare delitti e sventure. Pari nella desolazione alla Niobe antica, a me non fia dato sottrarre veruno innocente al tuo saettare maligno: non importa: trafiggi! Le ferite che farai attesteranno la tua immanità: le margini di quelle come altrettante bocche aperte ti urleranno una osanna di maledizione. Io morderò il granito della macina sotto la quale mi stritoli; io mi industrierò che una scheggia delle mie ossa infrante ti entri negli occhi e ti faccia lacrimare. Questo artefice infinito del dolore provi anche egli una volta che sia dolore. Dunque rimango, e rimanendo, che farò io di cotesta povera creatura di cui la vita ho intrecciato dentro la mia? — Pongo per fondamento ad ogni mia risoluzione che se egli non conviene a me, nemmeno io convengo più a lui. La contessa si affanna pel decoro della sua casa; io popolana mi arrabatto di più per quello della mia persona: ella bada al di fuori; io al di dentro: a lei fra il parere e l'essere piace più il parere; a me preme il parere quanto l'essere. La nobil donna senza addarsene sofistica, e trova suo pro nello ingannarsi. Supposto vero che mio fratello Omobono abbia dato in pagamento dei pagherò di Ludovico biglietti falsi, egli è chiarito ch'egli glieli abbia dati consapevole della loro falsità? Egli banchiere può riscontrare uno per uno i biglietti che riscuote? Non paga egli un cassiere preposto a questa bisogna? È il primo banchiere a cui vennero consegnati biglietti falsi? Tutto giorno non succede? — E poi, o che cosa fantastica costei? Renda ella i biglietti ad Omobono, ed Omobono le renderà i pagherò di Ludovico: nè credito nè debito da una parte e dall'altra: faranno patta quando la signora contessa voglia: ma no.... perchè rimarrà sempre a estinguersi il debito verso il giudeo Zinfi. O signora, se infamia ci è qui dentro, sa ella in che cosa consista? Consiste nel mandare a male il patrimonio avito; nel commettere spese che non si possono sopportare; nel contrarre debiti che non si sa come pagare. E quando con infiniti stenti giungessero lor signori a saldare il giudeo Zinfi, o come rimarrebbero essi? Costretti a limosinare dai nobili parenti un tozzo che verrebbe loro negato, o, se non negato, largito duro, a spizzico e con rinfaccio. Chiamasi nobiltà questa? Ricchezza e bei costumi formano nobiltà: quella senza questi è veste senza fodera, questi senza quella sono fodera senza veste. Giacchè questa povera anima di nobile mi si è rannicchiata in grembo, io la ristuccherò, la invernicerò e metterò a nuovo, le fornirò danari, stato e fortuna, affetti e mente; non istà in poter mio negare o concedere. Vedremo accomodarlo nella carriera diplomatica; onde fare grande cammino per questa via bastano vizi eleganti, orecchio fino, capacità di giocare una partita di amore come una partita agli scarti per attrappare fra un bacio e un altro una confidenza politica. Nobilissime spie galleggianti sopra gli acquitrini del disprezzo pubblico, in grazia di quattro croci o sei che si mettono sotto le braccia a modo di sughero. Signor conte, signora contessa, non vi pare provveduto così al decoro della casa vostra? Credo di sì. Si lascino pertanto servire. Via questo amore da me. È presto detto, ma ti basterà l'animo per farlo? Perchè no? Quando un topo s'insinua dentro un armadio, si agguanta per la coda e si sbalestra fuori del balcone; e non potrò adoperare così con lo amore, che mi si è fatto canchero nel cuore?»
Appunto perchè egli è un cancro tu non lo potrai svellere, o lo svellerai tirandoti dietro il cuore. L'amore di sopra alle spalle della superbia sogguarda tutto quanto questa tratteggia sopra la lavagna, e ride: quando ella ha finito, stende la mano e ne cancella ogni cosa.
In questo proponimento pertanto ella calmava l'interno scompiglio, e côlta la occasione opportuna, disse a Ludovico:
— E' parmi tempo che noi dobbiamo pensare di proposito a partirci da Vienna: la guerra sta per rompersi, e però non giudico sicura la più lunga dimora in questo paese; la corrispondenza interrotta; impossibile, finchè dura la guerra, trovare occupazione utile; restabilita la pace si sa, dopo lo incendio rimangono le ceneri: ogni giorno lo scarso peculio si assottiglia; stremato che sia, come rinnovarlo?
E molte altre cose in proposito ella aggiunse tutte savie e discrete, per cui Ludovico accettò di stianto il partito che gli veniva posto dinanzi: bisogna però dire che egli ci aveva le sue buone ragioni particolari, le quali erano che da Milano, dopo l'ultima, non aveva più ricevuto lettere, e poi perchè perduti mille fiorini alla bisca non sapeva come pagarli; onde pareva a lui, come a tutti coloro che, o stanno per corrompersi, o sono corrotti, che la vergogna trasportata altrove fosse evitata, come se questa non salga teco in carrozza e teco scenda in locanda, ti si assida a mensa e ti rincalzi a letto.