Ma la madre e il padre della Eponina, che stillavano essi? Di qui non si esce; delle due cose l'una: od eglino non erano buoni come ci narrò il libro, o chi lo scrisse ha commesso un solenne svarione dimenticandoli fin qui. Ecco come stanno le cose. Marcello ritraeva assai della indole del suo omonimo romano: impetuoso ed avventato, per la veemenza della passione si spossava: uomo egli era da tagliare i nodi, non già da scioglierli. Percosso da tante e sì diverse sventure, non sapeva contro chi rifarsela, però dallo estremo furore trapassando allo estremo sgomento diventò taciturno e intenebrito; ne perse il sonno, il cibo gli increbbe, sentì screpolarglisi la esistenza: cominciò a vedere mezzi gli oggetti circostanti; anco negli orecchi gli parve molestarlo un perpetuo tintinnìo; gli si mise addosso una febbriciattola sottile come la pioggerella, che inganna il villano e lo infradicia fino all'osso. Però Isabella in tale stato non lo poteva lasciare. E quanto ad Arria non ci era da farne caso, ingolfata ogni dì più nel mare magno della beghineria: quantunque ella vivesse in questo mondo, e qui dovesse avere gli affetti come aveva i bisogni, ella mandava tutto nell'altro: a modo di chi recapita le sue masserizie fuori di casa quando è in procinto di mutarla. Comunque giovanissima, ella aveva ridotto l'anima a carta pecora dove l'apatia andava scrivendo: «Che cosa importa affaticarci? A che giovano i pianti? Gli omei a che? Tanto non può cadere un capello senza il permesso di Dio! Tutto sta nelle mani della Provvidenza.»

Ma non è così, neanche per gli iniqui che lo danno ad intendere. Perchè allora, a che andate amplificando la virtù della preghiera? Orazioni e preci che ritraggono troppo l'amore terreno, onde possano arrivare fino al cielo. Piglia un libro di preghiere e sincerati da te, se sostituendo al nome di Gesù quello dello innamorato, la tua figliuola non trova una bellissima lettera erotica uscita dalla fucina allora, da consegnarsi alla pollastriera perchè la porti; simili preghiere temperate al fuoco dell'amor terreno paiono frecce scoccate contro il cielo: finchè la forza che le spinse in alto dura, vanno in su, ma poi ricascano sul capo all'arciere che le saettò.

Aggiungi altresì che ad Isabella davano pensiero anche gli altri figliuoli: ella non avrebbe saputo dire per lo appunto in che l'affliggessero, e non pertanto sentiva una oppressione foriera di calamità; stringendoli al seno le pareva che i palpiti del cuor loro non corrispondessero a quelli del suo; i loro occhi ormai non sostenevano più il lampeggiare delle pupille materne; o col tenere le palpebre abbassate, ovvero torcendole altrove, essi le difendevano dal raggio materno, a mo' che gli infermi di oftalmia le riparano dai raggi solari. Inoltre, dove si fosse ridotta la figliuola la signora Isabella non sapeva, e se, come si buccinava, a Vienna, prima le voci della guerra vicina, e poi la guerra dichiarata l'avevano distolta da imprendere un viaggio forse inutile e certamente pericoloso.

Intanto le cose non erano state ferme fra Eponina e Ludovico; mutabile il cielo, che ci pende sul capo, ma quello dello amore mutabilissimo. Ogni volta più rade venivano a Ludovico le notizie da casa, e con le notizie più scarsi gli invii di danari. I danari recapitatigli per via del locandiere non rese ad Eponina come avrebbe desiderato: anzi, mentre stabiliva fermamente non accettarne più da lei, la necessità rise, ed entrata furtiva in casa la superbia, le diede di gambetto facendole battere uno sconcio stramazzone per terra. La superbia perfidiò un pezzo a non volersi confessare per vinta, ma quantunque continuasse la lotta, il di sopra alla necessità non potè ripigliarlo più mai. Non possedendo modo di procurarsi i consueti svaghi della vita gioconda, nè conoscendone altri, o se li conosceva non allietandosene, tirava giù sbadigli a canto fermo; però le antiche consuetudini invece di attutirsi per lo scarso alimento, riarsero.

Di tanto essendosi accorta Eponina, generosa e innamorata, ci portò rimedio peggiore del male, perchè prese a buttargli là i danari con la pala, e per quanto gli desse non le pareva avergli dato abbastanza.

E' ci hanno amori che girano attorno con la bisaccia, ed io ne conosco parecchi, ma cotesti sono amori da strapazzo, generati da un frate cercatore e da Venere pandemia sul termine di una via; quello di Eponina era degli amori che, dal turcasso in fuori, procedono ignudi; quindi dove riporre i danari non sanno. Ora, leva e non metti, ogni gran monte scema, nè era gran monte quello di Eponina; mise fondo a tutto il danaro; ed ormai non le avanzava se non parte dei gioielli, doni dei parenti, o degli amici.

Intanto le avvenne di sapere quello che tanto desiderava e rifuggiva ad un punto conoscere, voglio dire la cagione della fuga di Ludovico da Milano e la ripugnanza di lui a condurla per moglie. Certo giorno, entrata nella camera di Ludovico, mentre questi si trovava assente, vide Gaspero intento a mettere in sesto gli abiti del padrone: costui nello spazzolarli ne aveva lasciato cadere una lettera, la quale, senza che ei se ne accorgesse, erasi ficcata sotto il divano; ond'ella con bel garbo mandò per certa sua faccenda Gaspero fuori di casa, e raccolta la lettera lesse:


«Amato figlio,

Milano, ecc.