Maledetto il dubbio quando mi piglia il cervello: è una infermità come le altre: se mi accertassero ch'è un demonio, vorrei provare anche l'acqua benedetta, dacchè quella del Tettucio non sarebbe al caso. No, non dubitate; il sangue così trucemente fatto spargere su cotesto estremo baluardo d'Italia frutterà. Chi ha da sperare, speri; chi ha da tremare, tremi. Per fecondare tanto i campi della messe quanto quelli del pensiero, ormai è provato, veruno stabbio approda meglio del sangue.

A quest'ora è nato chi piglierà in mano la infamia del 1866 per vendicarla; dove mai dovesse correrci lungo tratto di secolo, non gli sarà meno infallibilmente rimessa: mirate! ella apparisce come la lettera assicurata munita di cinque sigilli sinistramente vermigli:

I. Sigillo del Castellini, il quale morendo annoverava i buchi che gli avevano cagionato le palle nemiche;

II. Sigillo del Chiassi, il quale, vedendo i suoi compagni sbandarsi, si avventa solo contro i cannoni austriaci per impedire che si avanzino;

III. Sigillo del Lombardi, che para il petto di tutte le sue medaglie il giorno solo in cui lo deve esporre contro le armi nemiche;

IV. Sigillo dell'Alasia, che spara trenta colpi contro Ampola, e al trentunesimo cade morto sopra il suo cannone;

V. Sigillo dello Specchi, Cocceio Nerva della milizia italiana, che, messo fra l'uscio e il muro, o di abbandonare il Garibaldi, o di seguirlo in guerra da lui come regia, e impresa per interesse regio, abbominata, delibera tôrsi la vita.

Non dubitate: Nemesi vede e provvede.

Capitolo XII.
SI SPEGNE UN AMORE.