Per le quali cose il retto giudizio delle digressioni nei romanzi e nei poemi si riduce come ogni altro nodo a questo pettine: se ti garbano e t'istruiscono, e tu tienle care e fanne tuo pro, ovvero ti riescono sazievoli, e tu, o butta via il libro, o meglio, va' dal libraio a farti restituire il prezzo pagato per comprarlo, ch'io so di certo ch'ei te lo renderà con gl'interessi.
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Antichissimo, noto a tutti, e insopportabilmente avvantaggiato lo scopo della Francia: più che non sentirsi oppressa in casa, a lei piacque mai sempre opprimere altrui: tutti i popoli, anzi tutti gli uomini la natura dotò di ugnoli e di denti canini; ai francesi la natura in questo, o si mostrò parziale, o fu superata dal costume. Per fortuna assai, e più per delitti, la Francia costituitasi in arnese gagliardissimo da guerra, remuove i Pirenei e si attacca alla cintura la Spagna, con una catena di Borboni; poi per virtù di arme e di astutezza frantuma intorno a sè Italia e Germania; così le ammannisce a diventare, a seconda della occasione, o facile preda, o facile satellizio.
A parere mio Napoleone III troppo fu esaltato e depresso anche troppo, massime da noi altri italiani, che dovremmo pure considerare, se avessimo fior d'intelletto, com'ei promovendo i nostri negozi, non potesse mandar male i suoi: e questo, bene inteso, io dico per ciò che concerne il suo contegno verso l'Italia, imperciocchè quanto al modo col quale s'impose principe, non credo che per molto maledirlo che si faccia, non possa, e a diritto, essere esecrato assai più. Però, non a scusa di lui, bensì per tuo governo, lettore, avverti che difficilmente troverai per le storie un trono, il quale non sia stato murato con calcina di frode, spenta nel sangue del popolo. Uomo non volgare pertanto fu codesto Napoleonide, e per essersi a lungo riparato in Italia, egli conobbe i nostri incliti patriotti, e con taluni di loro usò con familiare domestichezza; dei nostri indomati proponimenti egli ebbe non solo notizia, ma ci prese parte; combattè per questi; pianse... (chiedo perdono al lettore: uomini cavati dalla creta ond'era tratto Napoleone non piangono; quindi correggi: perse) un fratello morto per noi. Che se diventato imperatore si scappucciava e si genufletteva al prete, pensa che gli era forza armeggiare con la Francia, nel secolo scorso ferro arroventato nella fucina del diavolo, in questo, baccalà messo in molle nell'acqua benedetta. In Francia tutto si muta, ma non si smette nulla, nè Gesù bambini miniati, nè disegni da postribolo, nè enormezze da far drizzare i capelli, nè cipria per impolverarli. In ogni secolo pari la violenza, onde altri la segua nei suoi mostruosi trabalzi[7]; però se il Bonaparte e i preti si facevano le forche, va' sicuro che l'uno conosceva l'altro; si sorridevano per mostrarsi i denti; la passava proprio fra corsaro e pirata. Il Bonaparte, più che altri, era uomo da sapere che il pensiero si converte in trapano capace da forare il porfido; e neppure ignorava la natura implacabile di quelli che lo adoperavano; aveva tocco con mano come la barbarie e la sventura, i preti del pari che i tiranni a masticare la Italia ci lasciarono i denti; il macinato macinò la macina; un popolo che non intende morire, che non si può far morire, gli è pure di necessità che tosto o tardi rifiorisca nella sua potenza vitale.
A questi giorni saltò su un Pallavicini sindaco di Roma; a lui non fu amica la fama, ma s'ella porgesse il vero, o piuttosto il falso, ignoro; questo so, che avendo egli mandato fuori una grida, alla libera ci affermava: gli uomini d'ingegno essere stati quelli che hanno ristorato la fortuna italica; dopo tra i fattori della unità nostra, mette ancora la monarchia: si sa, questa finchè lo Stato nostro duri monarchico, ha da incastrare dentro tutti gli atti officiali, come il gloria in fondo ai salmi, e l'amen ai piedi degli oremus; nel manifesto del sindaco Pallavicini bandito in occasione
del balenar che fece il rege a Roma
ci cascava come una rima obbligata. Pertanto il Napoleonide giudicò oggimai fatale la ricostruzione della Italia a Stato uno e potente.
Nè diverso egli ebbe a giudicare della Germania, tenace anch'essa nei suoi propositi ed irrequieta per ricuperare potenza da lei più che dall'Italia prossimamente goduta e perduta. Da parecchio tempo si faceva palese come o l'Austria, o la Prussia sarebbe spinta dai casi a formare lo impero germanico, e poichè l'una inciampava l'altra, una delle due doveva uscire dal campo. L'Austria volle forse, ma certo non potè pigliare il sopravvento; il suo stato disforme glielo vietò: difatti, o come un'accozzaglia di gente in tutto e per tutto diversa sentirebbe o bisogno o vaghezza della nazionalità? L'Austria è una bottega di pellicciaio; una somma di popoli oppressi: intento ed opera incoerenti alla sua essenza. Per converso il cômpito della unità germanica, quanto sconvenevole all'Austria, altrettanto si addice alla Prussia; difatti non solo i prussiani, bensì i tedeschi degli altri Stati emuli o avversi, convennero seco lei nel fine comune; e non una classe, ma tutte, così feudale, come democratica e borghese.
La vecchia politica della Francia, comecchè a lei sommamente garbasse e ai suoi rettori (qualunque essi fossero) non dispiacesse, ormai cascava a pezzi; allora il Bonaparte si avvisò astutamente di mettere perpetuo screzio fra l'Austria e la Prussia, esacerbarle una contro l'altra, intrigare affinchè la formazione dello impero germanico, poichè impedire non si poteva, riescisse dopo molto travaglio erachidinosa. Dall'altra parte, dacchè comprende che in Ispagna la sua dominazione non cestirebbe, nè quella di verun membro della propria famiglia, osteggia la candidatura orleanese, si arruffa per la prussiana, e nel concetto di rendersi mancipio il fanciullo delle Asturie, questo favorisce. Suo principale fondamento la Italia, onde per un lato bastasse a porgergli alla occorrenza efficace sussidio, dall'altro non diventasse potente per guisa da abilitarla a procedere da sè sola, ovvero diversa, peggio poi contraria ai suoi disegni. E tu, lettore, considera com'egli scendendo primamente in Italia, allorchè bandiva volerla libera dalle Alpi all'Adriatico, significasse l'animo suo con bastevole chiarezza; se noi volemmo intenderlo in altro modo, fu peccato nostro, non già sua perfidia; se egli avesse voluto intendere della universa Italia, egli, che di geografia sa di certo, avrebbe detto dalle Alpi al Lilibeo, ovvero a Girgenti; e ciò chiarisce come il Bonaparte non mirasse mica a ricostruire intera la nostra patria, bensì a fabbricare pei suoi servizi un braccio col Piemonte, la Lombardia e la Venezia, capace a contenere, e, alla occasione, a stringere la Germania. Di vero anche i prussiani la intesero così, e ne dà prova la repugnanza loro, prima e dopo la guerra del 1866, alla occupazione del Tirolo meridionale per parte degli italiani. Se la Italia si trova ridotta oggi nei termini in cui la vediamo, certo non fu per volontà di Napoleone, il quale si industriò con ogni maniera accorgimenti innestare sul tronco lorenese della Toscana un principe della sua famiglia; sperò che il Borbone di Napoli non venisse schiantato da procella domestica, ed ebbe per certo che l'ancora della barca di san Pietro non si potesse, nè si dovesse sgrappare dallo scoglio, dove la tengono fissa la ignoranza dei popoli e lo interesse dei principi, e si ingannò; imperciocchè sia ben folle chi crede che i consigli umani commessi in balìa della fortuna si scorgano meno sbattuti in terra, che in cielo un foglio attaccato alla zampina della rondine.
Che la Francia provocasse sotto mano, o per lo meno consentisse alla Italia la guerra contro l'Austria, nel 1866, parmi cosa da non potersi negare; certo la Italia pigliava più vigore di quello che la Francia avesse presagito, o che avrebbe sul principio sofferto; ma adesso per la potenza superlativa nella quale ad un tratto era sorta la Prussia, ella abbisognava di ausilio più valido, e che stringesse più da vicino la Germania. Grande spasimo per la Francia Sadowa! Al doppio scopo di tenersi bene edificati i cattolici in casa e fuori, e la Italia devota, il Bonaparte giudicò bastevole il ripiego di avere, in virtù di nuove convenzioni, confermato il papa portinaio preposto all'ufficio di aprirgli le porte del nostro paese quante volte ne avesse talento.