— Orsù! Voi mi darete ventimila franchi dei diamanti; mi lascerete il cerchio di oro, nel quale sostituirete ai diamanti tanti bei cristalli di quarzo: sostituzione, bene inteso, che pei cristalli quanto per la mano di opera voi farete a vostre spese, oltre i ventimila franchi, che mi hanno a venire in tasca senza alcun defalco; e con patto che prima d'incastonare i cristalli, voi me li farete esaminare e scegliere.
— Mi possano, cara lei, cascare gli occhi che ho davanti; possa non più vedere i tabernacoli di Isdraele, se quello che mi domanda non supera di un terzo il valore dei diamanti. Ella, mia padrona reverita, se in bellezza supera Ester, nella sagacità potrebbe dare venti punti ai sessanta alla regina Saba; ma creda, per vita mia, se Anania facesse affari come propone lei, diventerebbe più povero di Giob. Le parrebbe giusto che, dopo tanti anni di fatica, avessi a trovarmi ad avere edificato sopra l'arena del Giordano? Lascio considerarlo a lei.
— Basta così, signore Anania; pregovi a volermi scusare il disturbo, mi volgerò al signore Ivano Rotting, che spero trovare più ragionevole di voi: se m'ingannassi, in qualche altro modo provvederò.
— Mia signora, si accomodi; solo vo' dirle una cosa che desidererei mi fosse creduta senza giuramento; dov'ella pensasse che per essere Anania circonciso e il signor Ivano battezzato, lo troverà più arrendevole di me, ella sbaglia, e di grosso: circoncisione o battesimo non genera differenza nel mercante: sopra la professione che ognuno di loro professa, ce ne ha una terza, comune ad ambidue loro.
— Mio degno Anania, io penso che voi possiate avere ragione; ma a provare non si rimette nulla.
— E veda, proseguiva l'ebreo, circa ai cristalli io la potrei servire unicamente, chè possiedo i più bei quarzi di cristallo che sieno stati mai raccolti nell'Altai: ci vuole occhio esperto di molto a distinguerli anco messi accanto ai diamanti genuini; e questo, mi sembra, non dovere riuscire indifferente alla mia signora.
— Eh! fino a un certo punto non dico di no. — E così dicendo Eponina si levò in piedi in atto di accompagnare Anania, il quale andando lemme lemme lasciò cadere queste parole per terra, rade, ad una ad una, perchè facessero più romore.
— Ivano... gioielliere di Corte... è sicuro che ha fornito il monile... la indiscrezione dorme a letto con lui... ogni giorno egli si ubbriaca di acquavite... Anania tiene le labbra chiuse più di un sepolcro.
Vedendosi giunto sopra la soglia della stanza senza che coteste parole avessero fatto breccia, vi si fermò all'improvviso; solo volgendo il capo con le spalle disse:
— Vadano ventimila franchi da una mano e il braccialetto, ma libero da ogni altra spesa o fattura.