— Benedetta sii tu, madre di popoli e gloria di prosapia di eroi.

La imperatrice nel sentire lo idioma russo sulle labbra di Eponina rimase estatica: se la Corte russa non andasse illustre per esempio perenne di castità, e se Eponina non fosse stata femmina, quasi quasi ci era da temere che l'avrebbe inalzata di punto in bianco all'alto ufficio di favorito.

Veramente dai tempi nei quali Atea re degli Sciti, udendo sonare il flauto a Ismenia, disse: «per me gli preferisco il nitrire del mio cavallo,» a quelli di adesso, pei russi gran tratto ci corre. I francesi un giorno dispensatori del biasimo e della lode dissero per ghiribizzo: stropiccia un russo e ci troverai sotto un cosacco, ed il frizzo durò finchè il mondo si accorse i francesi giudicare ordinariamente come Minos, con la coda. Noi, meno prosuntuosi e più giusti, diciamo che i russi non possiedono per ora quei supremi intelletti che soglionsi chiamare Genii: però il Brulow nella pittura e il Pouskine nella poesia ai tempi nostri furono giudicati eccellenti; e il primo sopra il secondo assai, e così credo ancora io. I tedeschi si vantano dirittamente popolo per arti, scienze e lettere a moltissimi primo, secondo a veruno; ma per sentire il bello, quanto a me, pongo innanzi a lui il russo. Di vero il tedesco armato di compasso e di scalpello procede al calcolo ed alla notomia dei suoni, dei colori, dei disegni e degli affetti: per lui vuolsi conseguire l'estro e la ispirazione per via di regole matematiche; quindi accade sovente ai tedeschi che, mentre essi credono aliare pel cielo della poesia, danno senza accorgersene un tuffo nella metafisica. Quando il poeta tedesco cava la materia dei canti dai concetti usciti dal cuore del popolo commosso, allora ritrae cose piene di palpito umano; se diversamente lo desume della propria fantasia, egli crea un fantasma corruscante di tutti i colori dell'iride, ma nebbia pur sempre. Ne vuoi la riprova? Piglia ad esempio i due Fausti di Goethe; la leggenda popolare gli porse il primo; però tu qui vedi, senti e ti addolori: il secondo è una splendidissima emicrania poetica: un brulichio irrequieto di atomi luminosi traverso i raggi del sole, nè più nè meno della musica del Meyerbeer. Metti eziandio il Goetz di Berlichingen a confronto col Tasso, e ti verrà confermata la esperienza. L'arte non crea, l'arte abbellisce; la creazione è lampo di Dio ripercosso dall'intelletto umano. Non fate pagare gabella alla ispirazione, non la frugate, non vi confondete a guardare che cosa ella si porti sotto; esponete le fibre del vostro cuore o del vostro cervello al soffio della passione, ed esse vibreranno armoniche come le corde dell'arpa eolia. Conservate l'anima giovane, accogliete religiosamente le impressioni magnanime ed amorose, onde ci calchino bene l'orma, e molto sentendo riuscirete a fare sentire molto. Il russo si trova in simile stato; perocchè in lui la natura non sia corrosa dal costume pravo; nè tanto è barbaro da non comprendere le opere grandi della natura e dell'arte, nè tanto è incivilito da rimanere indifferente a tutto pel fradicio della corruzione. La Russia con molti vizi di meno, con alcune virtù di più di noi, oltre le miniere del rame, dell'oro, della malachite, possiede nel suo grembo un'altra miniera inesplorata fin qui, ma forse più copiosa di tutte, quella dei portentosi artisti e dei poeti, e dubito forte che a quest'ora in lei sia nato il conquistatore eletto a mutare la faccia del mondo.

Intanto che Lodovico ed Eponina si limavano di agonia intorno agli ultimi cento franchi, il dono della imperatrice scese sopra di loro come rugiada al cespite dell'erba inaridita; ond'è che Eponina, senza metterci tempo fra mezzo, chiamata a sè persona amica, s'informava da lei quali per opinione sua fossero i mercanti di gioie più accreditati della città, desiderando ella commettere un assortimento di gioie per fare degno corredo al magnifico braccialetto, dono della imperatrice: l'amico rispose Pietroburgo andare piena di gioiellieri, principalissimi due, Anania Caieky e Ivano Rotting, ebreo il primo, cristiano il secondo, e questi fornitore di Corte. Eponina, com'era naturale, scelse l'ebreo, e pregò l'amico suo di avvisarlo che le andasse a casa. Anania, sentendo che ci era da tirare la rezzola con la speranza di averne un grosso barbio, andò a tiro di ale, ed introdotto da Eponina, prese ad adorarla con le smancerie servili che gli ebrei sogliono praticare molto per naturale vilezza e più per eredità di abiezione: certo di avere a sostenere le parti di venditore nel prossimo contratto, incominciò a dissertare intorno la scarsità sempre crescente di brillanti di acqua pura; la più parte di quelli che entrano greggi in commercio, dopo lavorati si scoprono verdastri, senza raggio, e non vale il pregio spedirli in Olanda a farli lavorare a forma dei trovati moderni; vado o mando alle fiere di Brodi, di Nini-Nowogorod, e non mi riesce rinvenire nulla di buono: qualche cosa di mediocre arriva in Siberia dall'Asia, ma la terra classica dei diamanti, checchè ne dicano, sarà sempre l'India; peccato che i Rajah non li vendano, e gli inglesi quando gli agguantano li fanno vedere traverso una gabbia, come il Koke-noor alla esposizione di Londra! Pertanto difficile oggi trovare diamanti nell'India, caro ad acquistarli, pericoloso estrarli di costà. — Quale però non fu la sua maraviglia, per non dire spavento, quando Eponina, troncatagli ad un tratto la parola, lo chiarì com'ella non intendesse comprare, bensì vendere. Si tacque confuso, come uomo che si accorga avere sbagliato sentiero; e attese poi con industre precauzione a dare indietro non disdicendo addirittura il detto, chè sarebbe stato un cucire la toppa nera col filo bianco, ma ponendo innanzi una filastrocca di argomenti, i quali, comunque procedessero paralleli ai primi, tuttavia avevano virtù di disfarli.

Eponina per tagliar corto gli mostrò il braccialetto, alla vista del quale le grinze della fronte di Anania si spianarono, lo invase tanta dolcezza, che lo sforzò ad esclamare suo malgrado: magnifici! Non ci era caso, mal giorno correva per Anania; si sarebbe morso la lingua, ma parola detta e sasso gettato non si possono più tirare indietro: però, più per debito di coscienza ebrea che con isperanza di rimediare, aggiunse: magnifici diamanti invero, se non pendessero alquanto allo scuro, onde scapitano metà prezzo.... per lo meno.... a dire due terzi non sarebbe troppo....

— Che dite mai? gridò Eponina, levando le mani al cielo come vinta da orrore; ma non sapete, che sono un dono di S. M. la imperatrice? Ardireste voi tacciare di spilorceria S. M.? Vi attentereste a calunniare le sue auguste braccia, come quelle che sarebbero state contaminate dal contatto di diamanti scuri, di verun pregio, da bottegaie, anzi da pescivendole?

Anania, spaventato, apriva e chiudeva la bocca senza susurrare parola; pareva un pesce rosso chiuso dentro una caraffa; di un tratto si appose il monile alla fronte, poi alle labbra, lo baciò divotamente, e ripigliati gli spiriti favellò:

— Tutto quello che viene dalla imperatrice e dall'imperatore è sacro; ma come l'eterno Dio lassù nei cieli è circondato di stelle più o meno sfolgoreggianti di luce, e senza offesa di lui possiamo osservare che Venere scintilla più di Saturno, così S. M. può possedere nei suoi tesori diamanti di pregio minore o maggiore, nè credo mi sia impedito rilevarlo senz'oltraggio.... piuttosto, cara lei, mi pare... se non isbaglio.... altrimenti mi rimetto, che lei non faccia troppo onore a S. M. vendendo subito il dono di tanto augusta persona.

Per questa volta toccò ad Eponina a riparare la botta, e la riparò male; presa a soqquadro rispose: — Necessità non ha legge.

L'ebreo allora, chiappata la mosca a volo, disse: — Cagna di cristiana, dunque il bisogno ti strozza; questo però fra sè; di fuori raddoppiava venerazioni ed ossequi. Adesso incomincia un lungo batostare tra il di più della pretensione e il meno dell'offerta; l'ebreo non voleva crescere un centesimo dai quindicimila franchi, e ne rubava mezzi. Eponina uggita della fastidiosa tenzone conchiuse: