L'onesto Hans, liberato dalla minaccia di un imprestito, rispose:

— Eh! il cuore gli basterebbe per pigliarne anco centomila: viva tranquilla, che lo persuaderò ad aspettare senza aprir bocca... Poi, come se dicesse a sè, continuava: che brava gente son questi italiani! Per me l'ho sempre detto! quando se ne incontra uno, ci sentiamo ricreare come dal primo fiato di primavera. Peccato che non ci vogliano lasciare possedere in pace la Lombardia e la Venezia! Peccato che li dobbiamo persuadere a legnate sul capo! Allo italiano per essere paragonato al pane non gli manca altro che lasciarsi fare come lui a morsi senza dire nulla.

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Giunti a Pietroburgo, si acconciarono di casa assai decentemente, e siccome Eponina sapeva che mentre il grano cresce spesso l'asino muore, così si diede subito attorno per rintracciare talune persone da lei conosciute a Milano e a Torino, dame e cavalieri che andavano per la maggiore, e di che tinta! Anco da Vienna si era procacciata copia di commendatizie per gente di alto affare, sicchè dopo pochi giorni si trovò a navigare in pieno mare col vento in poppa. — Accolta, blandita, portata in palmo di mano, Eponina, arrendevole ai consigli altrui e per farsi conoscere ad un tratto, promise che avrebbe cantato in certa accademia, la quale sotto il patrocinio della imperatrice si dava a benefizio delle madri impotenti ad allattare i propri nati. L'augusta donna, penetrandosi della frequente richiesta di figliuoli mossa dall'augusto imperatore suo marito, per diffondere le delizie del suo paterno dominio da Varsavia fino al Kamchatka, si metteva in quattro ad assicurargliene la produzione.

Però Eponina giuocava una grossa posta, non per colpa sua, bensì a cagione degli amici, che con lodi superlative la levavano a cielo, e forse un po' più in su: per buona ventura ella non pure vinse, ma stravinse.

Non mai accadde ai petti russi sentirsi investiti da tanta dolcezza; a onda sopra onda scorreva sopra loro il piacere. Principi e borghesi, uomini e donne, preti e soldati manifestavano la intensità del giubilo in guisa, che tu gli avresti reputati tanti apostoli che uscissero dal cenacolo[31]: non acclamazioni, ma urli: moti irrequieti delle membra; un battere palma a palma da levarsi le galle alla pelle; un abbracciarsi e un baciarsi per tenerezza; chi si rizzava su di stianto come uno stollo da pagliaio; chi si abbandonava a braccia aperte sopra la seggiola: poi cominciò un gettito di fiori di ogni ragione, côlti non già per le aiuole dei giardini, bensì sopra i cappelli delle signore: non tessuti dalle mani della natura, ma da quelle delle crestaie: e più infervorandosi per far più presto gittarono cuffie, gittarono piume, gittarono ventagli, e borse, e fazzoletti, e pendenti, e perfino.... lo dico o lo taccio? E perfino una parrucca. — Chi si trovò presente al caso non rinvenne nell'antica o nella moderna storia successo da poterglisi paragonare: non le convulsionarie di S. Medardo, non quelle che curò Boerhave nell'ospedale di Harlem; non gli Abderitani, che per tre giorni durarono matti; non le scapigliate baccanti furenti pei gioghi di Citerone; forse ci si sarebbero accostati i Coribanti, i quali tutti, fuori di sè dai salti, dai gridi e dallo strepito delle lancie, degli scudi e dei tamburi percossi in onore di Ati castrato, si castravano. Chi se ne intende afferma che di riscontro a cotesto smodato entusiasmo potrebbe stare unicamente la frenesia da cui (secondochè raccontano le Gazzette ufficiali) si sentono presi gli italiani ogni qualvolta contemplano le sembianze auguste di Vittorio Emanuele loro re; conciossiacosachè la frenesia costituisca il grado supremo della pazzia, anzi a modo che il pantheon conteneva tutti gli Dei, ella comprenda in sè tutte le varie infermità dello intelletto umano, come sarebbe a dire: lo sragionamento, la mania, la monomania, la demenza, la imbecillità, la stoltezza, la stupidità, la scioccheria;........ Signore! quante mai cose, giusta l'opinione delle Gazzette ufficiali, ha virtù di suscitare negli intelletti degli uomini italiani la sembianza augusta del re! — E dico intelletti umani, perchè è noto che la natura, fra tutti gli animali, concesse ai soli uomini la privativa di diventare matti.

La imperatrice volle vedere Eponina ed avendola trovata come valorosa, modesta e bella, tremante di emozione si tolse un ricchissimo braccialetto dal polso e lo allacciò a quello della giovane; e siccome questa, avendo presa la mano alla donna scettrata, con atto umile gliela voleva baciare, la imperatrice non lo sofferse, ma postele le mani sopra le spalle, si trattenne alquanto a contemplarla; poi la baciò in fronte e le disse:

— Benedetta tu sia fra le donne del tuo paese e del nostro.

Ed Eponina in ischietta favella russa le rispose: