— Figlia mia, rammentatevi che Napoleone poteva dirlo, imperciocchè cotesti documenti a lui solo appartenessero, ma il passaporto spetta soltanto a voi? Per una metà non ci ha diritto Ludovico?

— Non ci aveva pensato. Ella ha ragione; ma l'altra metà io posso dire mia?

— Sicuramente.

— Ebbene, signora, vorrebbe essermi cortese di rendermi il foglio?

La contessa glielo porse; allora Eponina, sorridendo, lo mise in due pezzi, uno dei quali gittò sul fuoco, e l'altro rese alla contessa dicendo:

— Io lo consegno a lei, mia signora, affinchè si compiaccia conservarlo pel conte suo figliuolo.

La contessa pei detti e pei fatti della giovane donna era rimasta a bocca aperta come persona trasecolata; in questa si apre l'uscio del salotto e prorompe dentro Ludovico, il quale a braccia aperte corre verso la madre, che lo aspetta a braccia aperte; gli amplessi della madre apparivano, sto per dire, feroci, smaniosi i baci; pianti, singhiozzi, strida e risa tutto un miscuglio; la nobil donna non rifiniva esclamare:

— O sangue mio, o figlio mio, sostegno della mia vecchiezza, speranza unica di casa mia, e così di seguito il mio nei suoi discorsi si udiva modulato in tutti i tuoni, — ci pigliava troppi più colori che non ha l'arco-baleno. Cotesta stemperata dimostrazione di affetto aveva un non so che di famelico, che togliendole ogni aura di divino la rendeva turpe. Anche gli affetti di madre, meditava Eponina, avviticchiandosi stranamente sopra interessi materiali, possono scivolare giù per una scala di cui il primo piuolo è la indiscrezione, ultimo il delitto; così le perle, a quanto affermano i naturalisti, si generano da una malattia delle ostriche; e tu, avvenuta che sia questa confusione, pendi incerto a giudicare se il delitto rimanga irradiato dallo affetto, o piuttosto lo affetto s'intenebri dal delitto. Gli affetti appena messe le ali drizzano tutti il volo al paradiso; guai però se smarriscono la via! che taluni di loro si sono visti appollaiarsi sulla traversa della forca.

Sboglientita la fornace e ricondotti gli animi alla consueta tranquillità, la contessa raggiante di contentezza prese ad esporre a Ludovico, per filo e per segno, quanto la cugina duchessa aveva fatto per lui, e delle nozze imbastite, e della bontà suprema della damigella Sofonisba; della pingue dote, delle speranze, del casato illustre, e non tacque della aspettativa della carica, preludio ad uffici maggiori. La cara Eponina avere dichiarato spontanea nessun vincolo esserci fra loro, e quando mai ci fosse stato ella non esigerne lo adempimento: dunque possiamo tornarcene a casa col cuore lieto. Noi non abbiamo più debiti, i pagherò di quel malmignatto dello Zinfi giudeo, arsi; arsi anco quelli posseduti dal Boncompagni: i buoni di banca falsi ritirati, e tutta accesa continuava: — O figliuolo mio! la tua costanza e la tua virtù ti hanno guadagnato i cuori di tutti; di me non parlo; ti basti che tua madre va altera di te. Comprendo che se la fortuna non era, tante belle cose tu non potevi fare; ma se la solerzia non tiene aperto l'uscio, la fortuna passa senza entrare mai in casa. Delle somme che tu mi spedisti io ho qui meco il conto, e vedrai come le furono erogate a tuo bell'agio.

Ludovico a cotesti discorsi restava come intontito; temeva essere preso a scherno; ma non si poteva persuadere che la madre amorosissima facesse di lui così atroce strazio, e poi dal fervore del dire e dai moti delle membra si conosceva chiaramente ch'ella favellava da senno; bensì non ardiva levare gli occhi verso Eponina, la quale pure teneva i suoi abbassati. La madre cagliava l'impeto e perdeva la tramontana; dopo lunga e affannosa dimora Ludovico con voce strozzata finalmente disse: