Al principe diede un tuffo il sangue, e come presago di qualche malanno si trasse nel vano di una finestra, dove aperta la lettera lesse:
«Signore!
«Mirate bene chi vi porge la lettera e poi mirate chi ve la manda, e comprenderete inutile ogni altra parola, salvo la preghiera che vi faccio, di scordarvi di me: riunite con tutte le potenze dell'anima i vostri affetti sopra la moribonda, per renderle, se è possibile, lieta, o almeno non trista l'aurora che sta per incominciare la sua giornata immortale.
«Eponina.»
Il principe si ridusse a balzelloni nella sua camera, dove postosi a meditare sopra l'atrocissimo caso, tanto dolore lo vinse che cadde a terra percosso da accidente di gocciola; non morì, chè solleciti rimedi e gagliardi lo riscattarono dalle granfie della morte; non tutto però; gli rimase la bocca storta, il braccio manco penzoloni: anco il piè sinistro strascinava malamente per terra: risensato, seppe la moglie morta, Eponina sparita: a queste notizie buttò giù la faccia sul petto, grugnì e parve sprofondare nella demenza.
Eponina con i suoi servitori, camminando come costuma la volpe quando vuol mettere i cani fuori di traccia, dopo molti andirivieni giunse per ultimo nella Svizzera.
Chi dice male della Svizzera ha torto marcio; per me la giudico uno dei più bei paesi di questo mondo; ci si respira l'aria di libertà, un po' fredda, ma pura; ci si trova di tutto: latte, amor del prossimo, ospitalità e formaggio e carne in copia, veramente tutto un po' caro, ma di prima qualità, massime la carne.
Eponina si ridusse a vivere, quanto meglio potè di celato, in certo paesello prossimo ad un lago: piace del paese e del lago tacere i nomi: e neanco lì parendole stare abbastanza nascosta, cercò e rinvenne una deliziosa villetta posta a breve distanza dal villaggio a ridosso di un monte dove appariva incassata come perla dentro un anello. Senza che ella se ne pigliasse cura primi ad ammobiliargliela furono gli oscuri rammarichi del passato ed i non meno foschi presentimenti dell'avvenire; si adattò ad infinite privazioni di cose che sul principio sembravano più necessarie del necessario, ma che il bisogno mette poi al suo posto, senza paura di errare. Al difetto del pianoforte supplì con un violino, essendo suonatrice stupenda anche di questo strumento: un pezzo si svagò col pensiero che si trovava divisa dall'Italia, da casa sua, mediante sottilissima parete (veramente ci voleva tutta la immaginazione di un artista per supporre un'alpe una parete, e per di più sottile) e quindi godeva della contentezza di coloro, i quali non potendo vedere la faccia dei propri parenti pure ne odono i passi e la voce; e poichè la sua fantasia spiegava le ali largo davvero, nè ella attendeva a temperarne il volo, così delirando accosta il seno a qualche rupe e si consola nella idea di sentire traverso a quella palpitare il cuore d'Italia sul suo.