— Dà retta, divina provvidenza, a noi veramente non importa nulla che tu stia con l'uno o con l'altro ed anco con veruno dei due; noi ci provvediamo dai noi stessi formandoci i battaglioni più grossi; e' sono i popoli che non ti vogliono licenziare, sicchè a noi tocca legare l'asino dove vuole il padrone, fingendo che tu stai con l'uno o con l'altro: ora, che ci rimetti a lasciarti invocare da tutti e due? Sta' di mezzo e piglia dalla mano destra e dalla mancina; intanto il cannone ti darà la pinta per insegnarti da qual parte hai da figurare di esserti buttata: che se frattanto tu ti uggissi a startene appillottata in casa o in chiesa, svagati a governare le sorti del giuoco del lotto.

Dov'è la mia critica bacchettona? E' pare che se ne sia scappata da un pezzo: meglio così, chè senza questa veste di fiasco fra le gambe, il racconto procederà più spedito.

La ferita fu giudicata mortale, ma il peggiore guaio, per opinione dei medici, veniva dalla perdita del sangue, per cui si dava come sfidata. Ora io non dirò che in onta alla scienza, bensì nonostante i responsi della scienza, la natura pigliò il sopravvento alla morte, ed Eponina dopo lunga infermità potè riaversi, non senza però lasciare offerte preziose alla rigida ara di lei. Non le uscì più il pallore dal volto, onde se egli è pur vero che la sorella di Oreste desumesse il nome dalle guancie clore, da ora in poi avrebbe dovuto farsi chiamare Elettra; la voce le rimase limpida come innanzi e sovente anche gagliarda, ma però soggetta a questo inconveniente, che talora di un tratto le calava giù giù sempre splendida e poi di subito le si spengeva simile ad una lacrima del cielo, che noi volgarmente chiamiamo stella cadente. — Più grave danno di questo, il suo cuore sembrava ad ogni minuto sostasse alquanto come per ripigliare lena nello esercizio delle sue funzioni di sistole e di diastole. Ristabilita in salute a questa maniera, dopo lunghe esitanze si dispose trasferirsi a Milano, dove sua prima cura fu di cercare la vecchia raccoglitrice della sua diletta Natalizia...

Ma, ahimè! Tu sai, lettore, come la scadenza ordinaria delle cambiali sia a novanta giorni e quella della vita a sessanta anni. Ora la morte, che insomma è il creditore puntuale per eccellenza, si era presentata alla vecchia, molto più che il termine era scaduto da un pezzo, e ne aveva riscossa la vita.

Sembra che ad Eponina non dovesse parere vero immergersi nel seno della famiglia, e quivi attingere l'oblìo dei mali sofferti; tutto induceva a crederlo, eppure questo non fece.

O perchè non lo fece? Lettore discreto e prudente; io te l'ho pur detto: per penetrare nel cuore umano e dimostrarti i suoi infiniti misteri, mi farebbe bisogno che Arianna sempreviva dipanasse eternamente gomitoli per me; ed io calcolo ch'ella deva essere morta da tremila anni e più.

Se avessi a dire la mia, forse ad Eponina rincrebbe aversi a mostrare in cotesto arnese; ella immaginava un dì tornarsene a casa sfolgorante di bellezza e di gloria: copiosa di tutti i beni che sono dai mortali maggiormente invidiati, voleva rientrare in casa sua come uno imperatore trionfante in Campidoglio, ed ora ella si considerava ridotta quasi al verde d'ogni cosa. Seppe la sua famiglia stiantata dalla sventura, ed ella repugnò con la sua presenza crescerle il fascio dei dolori; colà si piangeva per troppi e pur troppo; le parve debito non partecipare a coteste lacrime, bensì sollevarle, e questo giudicò potersi eseguire da lei molto meglio rimanendo sconosciuta e fuori di casa: temeva eziandio i rimproveri come colei che sentiva averne piuttosto a farne che a riceverne, ma dall'uno e dall'altro lato, ella rifuggiva del pari: — nè forse questo solo da lei si mulinava nella mente, ma io non lo so e lascio ricercarlo a chi legge.

Pertanto ella andò a Torino, dove datasi segretamente a conoscere a certi suoi fidatissimi amici, quelli pregò a procurarle a patti vantaggiosi un teatro dove cantare. Iniziate le pratiche lo impresario la udì e gli piacque; fu stipulato il contratto e stabilito il compenso; certo per arrivare a quello russo, ci era che ire, ma anche in Italia un cantante si paga più di dieci Galilei. Eponina sarebbe andata in iscena con la Straniera: quindi ella senza perdita di tempo si mise a studiare cotesta partitura con l'ansietà del marinaio che, sopraggiunto dall'uragano, gitta in mare l'ancora della speranza, però che una voce interna le andasse sussurrando ch'ella si sarebbe salvata o perduta con lei; quanto l'arte può suggerire di più arguto si adoperò da essa per incastrare la sua voce fra nota e nota e far comparire magistero la velatura dei tuoni, odiata sequela della infermità; breve, esultò nella fiducia di essere giunta a raccogliere i raggi sparsi dell'antica sua gloria.

Però gli studi della musica non la occuparono soli in cotesto scorcio della sua vita, bensì attese a vendere con reputazione quanto l'era rimasto di gioie, parte rinvestendo in rendita pubblica a benefizio della sua orfana e parte mandando in sollievo della famiglia.

La sua voce operò i consueti portenti; il pubblico si sentì come travolto in un vortice di piacere; Eponina riconobbe il genio tornare a batterle con le ale le tempie ed inondarle col suo fuoco le arterie. Ormai dimentica di ogni passato affanno, fidando pienamente sopra la sua salute, volle per la sera veniente cimentarsi da capo alla prova.