E Verdiana: Ci è qua una dama accompagnata dal Bigi, il locandiere dell'Albergo Nazionale, che le vuole parlare subito subito; mi ha dato una carta perchè la consegni a lei. Apra l'uscio...

Il prete, co' calzoni in mano, va ad aprire, e Verdiana gli porge la carta; ma, essendo buio, non la può leggere; ond'egli stizzisce e borboglia:

— Sciatta! Sbadata! Questo accade perchè non hai portato il lume in camera.

— O Signore! Oh! s'è stato proprio lei che non ce l'ha voluto.

— Chetati! Non istarmi a fare la rivoluzionaria volendo ragione... va' pel lume.

Venne il lume, e don Macrobio lesse una litania di titoli uno più appannato dell'altro. Adesso soprasta nuovo pericolo, chè la marchesa, arrivata sopra la soglia, minaccia invadere la camera. Il prete, vergognoso di esser colto in cotesto arnese, non gli sovvenendo meglio, salta sul letto co' calzoni in mano e si nasconde sotto le lenzuola. — Elvira irrompe e va, senza riguardo, a sedere sul seggiolone che il prete teneva a capo del letto, poi ordina alla serva: — Posate la lucerna su lo inginocchiatoio, andatevene e chiudete l'uscio.

Verdiana obbediva a bacchetta, strologando fra sè: — Caspita! la dev'essere una signora altezzosa davvero; comanda con tanta superbia!

Don Macrobio sudava per la pena; e trovandosi per ventura sempre i calzoni in mano, con quelli si asciugò il sudore. — Elvira ritornò sul tasto della sua condizione, sè chiarì, ed era vero, figlia di conte, gran cordone, senatore, generale, ministro, e se più ne hai più ne metti; moglie di marchese, deputato; e si fermò per prendere respiro; aggiunse essere madre, bene inteso madre di adozione, perchè quanto ad età, fra lei e la figliuola adottata ci potevano correre tre anni o giù di lì. La giovane da lei amata, come quella che di tenerissimo cuore era, facilmente sedusse un giovane tenuto per capacità, per onore e per ricchezza principe fra i principali: con maraviglia di tutti, eccolo all'improvviso scomparso e seco avere trascinato la sua dilettissima figliuola... Vi ha chi dice ch'egli abbia rovinato il suo avo banchiere, anch'egli dei primi; altri sostiene che vadano d'accordo per ingrassare sopra la miseria di centinaia, forse migliaia di famiglie: per me giudico che la batta tra pirata e corsaro, e che il giovane, sentendosi prossimo a dare la balta, uccellasse alla dote della mia figliuola per rimettersi in palla. La fortuna ha guastato i disegni del giovane, e questa volta con giudizio, perchè colpevole. La giustizia ha già messo le mani in questo negozio, e per quanto affermano spiccò il mandato di cattura contro il giovane Onesti: il nonno Boncompagni a questa ora si trova in potestà del tribunale. Avvertito, il giovane fin qui è riuscito a cansarsi, vivendo latitante, ora in questa ed ora in quella parte; adesso egli è qui, e la sciagurata Amina seco. — Il tribunale ne ha rinvenuto le traccie, ed a me non farebbe specie se da un punto all'altro si vedessero comparire qui i giandarmi spediti da Milano per arrestarlo.

— Oh! che mi racconta mai, signora marchesa. Che casi! Che casi!

— Nè qui sta il peggio, curato mio; il peggio sta in questo altro, che il giovane, datosi alla disperazione, si è risoluto avvelenarsi.