Il deputato dalla faccia vinosa riepilogò con molta chiarezza i molteplici vantaggi della ferrovia in discorso, secondo l'ordine col quale li era venuti indicando il ministro, appiccando però ad ognuno certa sua glossa, nella medesima guisa che nelle litanie ad ogni salutazione tiene dietro: Ora pro nobis. Egli non trovava lodi che bastassero ad encomiare la comunicazione accelerata delle parti estreme d'Italia, ma a patto che gli abitanti loro si trovassero spesso insieme per raccontarsi la scambievole prosperità, mentre non avendo altro a raccontarsi, per ora, che le scambievoli miserie, non distingueva proprio che pro potessero cavare dal vedersi frequentemente. Sicuro, l'agricoltura promossa ed ampliata farà la mano di Dio a questa nostra società messa a soqquadro dagli antichi e moderni scommettitori; ma io non so come la si voglia sovvenire opprimendola co' balzelli, che ogni dì più allungano i denti; lo stesso dicasi per le industrie ed i commerci. Gli è vero, non però in tutto, ciò che scrive il Filangieri, che l'arte del finanziere sta nel mettere il peso al posto dove si possa portare: cento libbre sopra le spalle non recano fastidio, sul naso te lo schiacciano; e va bene; ma poni che il peso sia di una tonnellata, allora poco preme un luogo piuttostochè un altro; dovunque te lo mettano, tienti per ispacciato. Signori miei, il ministero (e parlando di ministero intendo comprendere tutti i ministri che ci governarono, imperciocchè essi tutti partecipino della natura degli enti, che compenetrandosi di tre se ne fa uno solo), il ministero fin qui mi rassomiglia a colui che tagliasse prima le gambe ai cavalli e poi li spronasse a correre. Noi non abbiamo lasciato passare occasione per ammonirlo, ma egli ci ha risposto come quel cuoco il quale costumava scorticare le anguille vive: e' ce le ho avvezze! E poi il ministro ci ha sbatacchiato su gli occhi lo specchio delle rendite dicendo: — Ecco qui, l'entrate crescono; ed è vero, perchè più stringi il torchio, più spremi sangue dal popolo stritolato.... ma badate bene, che alla fine del salmo viene il gloria. Certo, se tu abbatti la tua foresta in un anno solo, tu ne caverai costrutto maggiore che se tu la tagliassi regolarmente in dieci, ma allora con che ti scalderai dopo il primo anno? Con una secchia di acqua cavata dal pozzo. Mi si allarga il cuore quando volgo la mente ai tanti paduli che voi asciugherete, ma adesso che siamo qui in famiglia, ditemi: o non sarebbe stato meglio a pensare un po' più che non intristissero quelli che erano di già asciugati? Le strade aperte in mezzo ai boschi, signori miei, sono spade a due tagli; e taglieranno a vostro scapito se non ci manderete prima forze sufficienti ad esplorarle, e dopo con savi provvedimenti non opererete in modo da far toccare al masnadiero, che troverà maggior conto a lavorare che a rapinare; e nel frattempo, per facilitare la intelligenza, un zinzino di forza non farà male a nessuno...
Qui a sinistra uno stridore di denti; a destra un bravo così potente da tirare giù le travi del soffitto. L'oratore continua...
— Chiedo scusa agli onorevoli miei colleghi di sinistra... io, lo sapete, fui sempre con voi a gridare: morte alla morte, e guerra alla guerra; mi ripiglio del lapsus linguae, tuttavia confessando che fra la morte allopatica di una dozzina di palle sul petto, e la omeopatica delle celle del carcere penitenziario, non mi sembra che ci corra un tiro di cannone. Se le promesse che hanno fatto alla Italia i ministri, che vi hanno preceduto, voi poteste vendere a una palanca la grossa, voi paghereste gli undici miliardi che ci troviamo di debito, e ce ne avanzerebbe. Volete sapere che cosa dice il popolo di voi? Io non ho soggezione a ripetervelo, a patto che non ve ne arrechiate. Il popolo con lingua dolosa dice: che la menzogna visitava spesso il governo subalpino, ma non ci aveva preso stabile domicilio; ci stava a locanda; fu il glorioso Conte di Cavour che ce l'accasò, anzi ce la impiombò come un cardine di porta, onde dopo lui la menzogna può chiamarsi un cardinale della monarchia...
Gli avversari del ministero giubilano, i suoi amici due cotanti più.
— La linguaccia del popolo aggiunge: le bestie fino ab antiquo ebbero sempre parte cospicua nella istruzione; ai tempi di Achille il ministro della istruzione era Chirone, mezzo uomo mezzo cavallo; oggi questa uguaglianza fra le parti non si è mantenuta....
Scoppi di risa da tutte le parti; l'oratore continua:
— Ed anco la parte del cavallo ha ceduto il luogo a bestie di qualità inferiore.
I nemici dei ministri vanno in visibilio, gli amici pel soverchio ridere piangono; l'oratore imperturbato seguita:
— E dice altresì, che per avere una idea giusta della grandezza dei nostri ministri di Stato bisogna guardarli col cannocchiale alla rovescia; mercè vostra, o ministri di tutti i luoghi e di tutti i tempi, i maligni detrattori della monarchia hanno potuto sbottonare dei re queste parolaccie: Dio, affermano le sacre carte, mutò un re in bestia; bella forza! Si aveva a provare, per far conoscere la sua onnipotenza, di trasformare un re in uomo, e allora anch'egli avrebbe veduto ch'era un altro paio di maniche....
— Onorevole signor deputato, la invito a tenersi al soggetto, lo interruppe il presidente.