Fabrizio sortiva dalla natura talento, non ingegno; differentissime doti fra loro; pure anche col talento si fanno cose egregie, ma a patto che il cuore lo sovvenga a conseguire nobili aspirazioni. I diplomatici quasi tutti possiedono talento; non mi è occorso alcuno che abbia ingegno.

Gli onorati studi pertanto praticaronsi da Fabrizio, come una carta geografica, la quale gli avrebbe insegnata la strada per arrivare al tempio dove Dio è Mammone. L'eccessivo presumere di sè lo rese vano, ed è di angustia grande considerare quanto la vanità possa a piegare verso terra anime uscite di mano alla natura, divine per indole. La vanità, oltre a fecondarli, salda insieme i pessimi istinti. Il giovane, il quale arroga di aver messo il tetto, in breve vedrà demolito quel tanto ch'egli si aveva con lunga fatica fabbricato. Fin qui i nostri costumi, o pari in tutto, o diversi poco da quelli di Francia, ond'ella cadde in miserabili rovine, e a noi non è concesso risorgere. Piaccia a Dio che i concetti magnanimi e il sangue generoso non sieno stati sparsi invano; ma intanto ne sgomenta uno sfinimento mortale. Vedete se l'anima della massima parte della gioventù italiana non vi sembra adesso una spugna tuffata nelle turpitudini francesi. Da anni ben lunghi la Francia è fatta acquitrino di gente rotta ad ogni libito; colà furono assegnati nomi onesti alle infamie, eleganze alle oscenità, e perfino sembiante di amore patrio al tradimento; quivi troverai l'assassino che allieta gli ozi forzati del carcere scrivendo poesie con penna intinta nel sangue; — e il pudore mandato a scuola da pubbliche meretrici; banchieri i quali vissero a Corte, perchè non erano incatenati in galera: colà volteriani che vanno alla messa, atei papisti; repubblicani smanianti per una delle tre monarchie che li ha nerbati come servi della pena; da un lato delirano per la uguaglianza, dall'altro spasimano per la febbre di croci, siano pure quelle dello Sperone di oro, o dell'ordine Piano; amatori sviscerati della umanità, e al punto stesso credenti, che la natura li fornì di calcagno unicamente per pestare il collo dei loro fratelli di umanità. — Le lettere diventate bordello; poeti e prosatori, invece di darsi la mano a chiudere la tetra sentina, e a calafatarla, onde non se ne spanda il fetore, pretendono costringere le Muse a rimestarla, ed essi ci tuffano bocciuoli di canna, e per la Europa diffondono le laide bolle, che si attentano battezzare per libri: tutto costà sa di ebbro, sa di matto e di feroce ancora, ma il matto prevale. Le Muse, sdegnate, gli sguardi torcono e il passo dal paese imbastardito; per la quale cosa agli oratori colà sembra arringare, e cicalano; ai poeti immaginare sublimi fantasie, e gonfiano le gote; i guerrieri di Francia si crederebbe che sieno venuti in Italia a scuola da Lamarmora per imparare a perdere; i politici hanno appreso per ispirazione (dacchè maestri non ne potevano avere) l'arte di convertire gli amici in inimici, e di stringere forte con le proprie mani le leghe potenti a cancellare da un punto all'altro la Francia dal novero delle nazioni.

Satura di queste mal'erbe (respingendo dagli occhi le lacrime e la passione dal cuore) miriamo un po' adesso quale si mostri la massima parte delle generazioni che sono venute dopo di noi: odia più della morte la onorata parsimonia: agonizzante per la pecunia, che valga a spingerla nel mare magno della lussuria, dove rompono inevitabilmente salute e fama.

Solo che Maometto promettesse di trasportare in Italia il paradiso che riserva ai suoi devoti nell'altro mondo, anche a patto della circoncisione, la nostra gioventù si farebbe turca. Essa vorrebbe dare ad intendere di dividersi in cultrice della libertà e in cagnotta della tirannide; non le badate; da un canto la riarde astio di stomaco vuoto, dall'altro la travaglia flatuosità della indigestione dei rilievi cascati dalla mensa regia. Agguantatela, una dopo l'altra buttatela su la stadera: qual diversità riscontrate nel peso? Tutta temeraria, tutta insolente, tutta parimente corrotta: per ragioni ha vituperi, per dottrina obbrobri: calunniosa e maligna, simulatrice e dissimulatrice, impronta, temeraria; rôsa dalla invidia, non si potendo inalzare fino agli austeri cittadini, unico vanto d'Italia, si arrabatta ad abbassarli fino a lei:

E nequitosa li persegue, e fuga

Con schiamazzo infinito, e con suo testo

Di lordura macchiato e pien di ruga,

E lo irrequieto suo stridere infesto,

Timidi e pochi amici aggiunge al vero