— Senti, Fabrizio, ma tieni in te, in Camera di consiglio abbiamo deciso in massima darti ragione. Dunque l'arrosto è nello spiedo. Ora il dotto consigliere commesso a presentare la relazione e lo schema dei considerandi, come uomo avvezzo alla cucina antica, non conosce quei guazzetti di argomenti alla francese, dove siete tanto esperti voi altri giovanotti, e per ciò vorrebbe tu gli mettessi come in compendio le tue difese, ed in forma deliberativa; a te facile la fatica, ed è utile che la sentenza venga fuori insaccata bene e stretta forte; dunque va' a casa, beviti un paio di tazze di Moka mescolato di San Domingo, se vuoi sentire cosa degna, e stanotte apparecchiami un lavorino da pari tuo; prima di consegnarlo al consigliere, lo rivedrò io, ma vado sicuro trovarlo al suo giusto punto di cottura.... — e qui datogli di un buffetto sul mento, tutto allegro lo licenziò.
Dopo pochi momenti il Vinneri proruppe impetuoso fuori dello studio, ed ebbe a dare del capo dentro Bianca e Fabrizio, i quali se ne stavano sempre tubando a mo' di colombi nell'anticamera:
— Sei qui? Mi era scordato del meglio; senti.... e presolo pel braccio lo ricondusse nello studio, dove lo ammonì: — Bada, per quanto vuoi bene al tuo Cristo, non dire al tuo cliente come le cose stanno, anzi mostrati turbato, dagli ad intendere che fra noi ci è un contrasto terribile, che consultammo due volte, e l'ultima per tre ore senza conchiusione di nulla.... tu.... giusto! avere vegliato la intera notte per dettare una memoria diretta a ribattere le argomentazioni avversarie e raddrizzare certe storture sorte nella mente dei giudici..... et in primis et ante omnia fatti pagare; se si schermisce dicendo non avere danaro, cavagli di sotto pagherò da negoziarsi in piazza. Confida piuttosto che non ti riescano ventosi i ceci che grati i clienti: gli antichi dottori ci hanno lasciato per memoria come gli avvocati, finchè la causa dura, si venerano come angioli, decisa ch'ella sia, si aborrono come demoni usciti fuori dall'inferno del conto.
— Lasciatevi servire.
Fabrizio vegliò tutta notte, scrisse, stracciò, rifece: l'orgoglio in contrasto con l'interesse sfrigolava[25] come olio quando l'arriva il fuoco: di tratto in tratto gli pareva che un dito gli apparisse sopra la carta e gli mostrasse lo scritto, mentre una voce gli ronzava dentro: questa è limatura del tuo cuore e del tuo cervello fatta per le tue mani.
Nonostante uscì un lavoro avviticchiato di cavilli da mettersi per giaco addosso al sofisma, onde la ragione non rinvenisse la via di ferirlo; perchè quantunque le gretole facciano allo ingegno umano quello che il limone fa spremuto dentro un bicchiere di latte, pure egli spiega potenza nel male come nel bene: vede strambo, ma vede: mena a casaccio, ma turba sempre e scombussola. Però ottimamente operò Catone facendo licenziare da Roma Carneade, s'è vero ch'egli un giorno per pompa di sufficienza levasse a cielo la giustizia, e in un altro ne dicesse corna.[26] Vero è bene che Demostene, per esercitarsi, componeva due arringhe pro e contro il medesimo argomento, e si leggono nelle sue opere. Come stimiamo fortunatissimo quel soldato, che combattendo sovente nelle prime schiere il nemico non rimase mai ferito, così vuolsi giudicare virtuosissimo l'avvocato il quale, voltolandosi fra tante sozzure, non si contamina; e di questi siffatti ve ne ha, ma rari, come gl'Ippogrifi, che l'Ariosto assicura venire dai monti Rifei.[27] Quando la istituzione dell'avvocatura o fia del tutto abolita, o di molto emendata, e in ogni modo respinta dai Parlamenti, vorrà dire che la lancetta celeste nel barometro della pubblica morale volge al tempo bello.
Fabrizio pose per fondamento della sentenza: la miniera messa in società non essere pugno chiuso, all'opposto apertissimo come quella che fu ab antiquo esercitata dai cartaginesi, dai romani, e forse chi sa? dai pelasgi o dai focesi: rimasta in asso per la difficoltà di rompere il quarzo con picconi di ferro, ora in virtù delle polveri fulminanti ne era tornato agevole, non menochè profittevole, il lavoro: ciò messo in sodo, passava a dimostrare i contratti aversi a giudicare non per quello che paiono, bensì per quello che sono, dietro razionale e giuridica ricerca; quindi, esaminato sottilmente il contratto in quistione, conoscersi chiaro che presentava in un punto i caratteri di locazione e conduzione di affitto, di livello e di enfiteusi. Ora dal canone, dal livello, dal fitto, si detraggono forse dal conduttore le spese che egli commette per cavare frutto dal podere o dalla miniera? No certo: di natura pari il compenso pattuito nel caso; e tanto più doversi giudicare così, quanto che se avvertiamo alla sua pochezza al dirimpetto dei tesori largiti dal proprietario della miniera, non si sa come non abbia intentata l'azione della lesione enormissima. Di faccia al governo enfiteuta il concessionario; di faccia a lui enfiteuti gli azionisti. Non fare amarezza al concetto, se le patenti regie specificavano che la concessione si dava a Gaspero Gasperi (il cliente di Fabrizio si chiamava così) come rappresentante della società, imperciocchè resulti a luce meridiana la società essere accessoria e il Gasperi il principale; quindi non egli la mano della società per pigliare, bensì la società la mano per pigliare e portare a lui. La società teneva le veci della scarsa forza utile a mettere in moto la macchina; la macchina poi spettava in assoluta proprietà al Gasperi. E continuava con un viperaio di sofismi su questo gusto.
Fabrizio vinse la causa, e se ne fece un gran dire: prima nella curia, poi nella città. Pretesto pei curiali allo sbottonare indefesso e crudele l'amore per la giustizia; ma figurarsi: alle brutte passioni agitanti coteste anime male si mesceva quella nobilissima come il fiore di arancio nell'olio di ricino per farlo ingozzare senza stomaco; insomma più che tutto li struggeva la invidia, che il vento tirava in fil di ruota nelle vele a Fabrizio, e da per ogni lato diluviargli addosso grassi negozi, mentre essi anfanavano per non parere, ma in somma pescavano pel proconsolo; portavano lo stuzzicadenti in bocca per dare ad intendere che avevano pranzato, ma erano digiuni. Sottile da principio, secondochè usa, più strepitosa in seguito, violentissima all'ultimo prese a rimuginare una voce, che Fabrizio fosse giunto a spuntarla inducendo il Gasperi a dare l'ingoffo al Vinneri di ventimila lire.
Cotesta voce, quanto a Fabrizio, era calunnia pretta, imperciocchè ben egli si trovasse pur troppo su l'orlo, ma dentro al pozzo non ci fosse anche cascato: rispetto agli altri due bisogna confessare che il Gasperi, con impudenza tetra, non menochè stupida, lo andava dicendo a cui lo voleva e a cui non lo voleva sapere; mentre il Vinneri, torcendo il volto, chiusi gli occhi e le mani levate al cielo, esclamava: Orrore!
Un vecchio succhiello di cancelleria, più tristo dei tre assi, il quale pel continuo esercizio non aveva preso la ruggine, conoscendo di lunga mano i suoi polli, mormorò la sentenza che Esopo assicura avere profferito la scimmia fra la volpe e il lupo;[28] la voce passò, ma come l'acqua del fiume, che un poco di deposito lascia sempre.