— Ebbene? interroga Isabella, vedendo come Filippo gingillava a parlare.

— Ecco, signora, prima di tutto bisogna che si pesti bene nel cervello che stasera, o al più lunge domani notte, egli sarà salvo...

— Chi salvo? Curio! Dunque corre pericolo?

— No signora: egli non corre pericolo al mondo; solo è in prigione.

— O Dio mio! Voi mi spaventate... in prigione! Quando? Dove? Perchè?

— Non corre pericolo, perchè l'ho in custodia io. Io sono il suo carceriere. Dunque non si rimescoli.

— Ma che colpa ha commesso? Di qual delitto è reo?

— Una bagattella... cose da nulla; ha spaccato la faccia al suo maggiore.

— Oh! grave errore è cotesto. Si è comportato indegnamente.

— Anzi ha fatto benissimo; e se non lo avesse fatto dovrebbe tornare a farlo; creda, signora, la faccia di cotesto maggiore era proprio degna di mandarci i cazzotti in guarnigione, come dice il poeta... un ladro... un furfante... e poi lascia morire di stento la sua povera mamma... via, ce n'è di meglio in galera.