Amore e luce, allorchè prima nascono, ovvero quando tramontano, colorano sempre le sommità della persona o della terra; subito dopo con ineffabile affetto esclamò:

— Oh! venga, venga la desiderata... povera tosa! ma sarà nulla... più no, che non potrei, ma la custodirò... ne avrò cura come figliuola.

— Come figliuola sua ha detto? Tocchi qua...

— Ne dubitereste, Filippo?

— No... si... scusi, sa, anch'ella è madre...

— Pover'uomo! Anche a voi tocca un'angoscia che non ha conforto... Ma come accadde il caso?

— Che vuol'ella che le dica? Frosina vide Curio dalla finestra, lo udì condannato e cadde riversa: la testa non le trovai rotta, nè ammaccata, sicchè non sembra che se ne possa accagionare il colpo battuto sul pavimento; gli occhi le durano belli e smaglianti, ma, disgraziata! non ci vede più. Ne consultai il chirurgo maggiore del Castello, ma costui, che non essendo stato trovato buono per veterinario ce lo regalarono chirurgo al reggimento, non seppe dirmi altro: acqua fresca e seguitate. Stringiamo dunque, che il tempo incalza, e se la fortuna mi assiste, vorrei dar sesto a ogni cosa, perchè le sassate sono buone di colta... La ragazza io non so se gliel'abbia a raccomandare o non gliel'abbia a raccomandare. Se penso a lei, madre, penso che sarebbe insolenza; ma s'ella pensa a me, misero padre, mi perdonerà... Non è vero?

E sceso di sul camino, presa la mano alla Isabella, gliela baciava con religioso trasporto.

— Ottimamente! si udì in cotesto punto esclamare una voce, che mosse dal dottore Taberni, il quale aperto l'uscio di cucina c'intrometteva il capo. Egli, secondo il solito, era venuto a visitare la inferma, onde Isabella presolo risoluta per un braccio gli disse:

— Senta un po', dottore, il caso accaduto a questo povero padre, e ci dica schiettamente la sua. Guardi per carità se ci fosse rimedio; — e qui con parole succinte gli esponeva (non senza prima far di occhio a Filippo, perchè reggesse il venti) per filo e per segno come il cielo avesse felicitato Filippo di una figlia di sorprendente bellezza, anima dell'anima sua e pegno dilettissimo di cara moglie defunta: ella essersi accesa di veemente amore per un giovane dabbene che di pari amore la ricambiava: annuente il padre essersi promessi sposi, anzi avere stabilito il dì delle nozze. Ora trovandosi il giovane in compagnia di certo suo amico a passare sotto le case in demolizione su la piazza del Duomo, un ponte rovinando dall'alto era venuto a cascare sopra i due poveri giovani, di cui uno investito da un grosso trave sul capo rimase sul tiro; l'altro, il genero di Filippo, stramazzò svenuto e malconcio, non morto; però lì per lì giudicarono morti ambedue. Il capo maestro muratore, ch'era della contrada dove abitavano cotesti meschini, rimescolato corre a casa e racconta il fatto alla moglie, la quale si affaccia alla finestra e trasmette in meno che si dice un credo la notizia alle comari; una di queste, zotica, chè troppo spiacerebbe imaginarla maligna, la spara a bruciapelo alla fidanzata, la quale, come percossa da folgore, casca priva di sentimento; dopo molta ora, e quando pareva ogni maniera soccorsi adoperata invano, ecco ella si trova ad avere ricuperato i sensi e perduto la vista.