Tuttavia Filippo, comecchè a stento, andò a licenziare il rinforzo mandato dal comandante alle carceri, e fece in compagnia del suo secondo la visita dei prigionieri, o piuttosto la principiò, che appena ebbe trovato modo per susurrare nell'orecchio a Curio: stasera! — disse al secondo:
— Io non mi reggo ritto, badate a chiudere con la solita diligenza; quando avrete finito, venite a mangiare un boccone meco, mi terrete un po' svagato, chè dall'angoscia mi sento morire.
Il secondo non se lo fece ripetere due volte, e rispose:
— Animo, su, sergente, dopo il tempo cattivo viene il buono, come dice l'uomo del Bosco.
Pertanto, dopo tirati i chiavistelli e chiusi i lucchetti a norma dei veglianti regolamenti, egli se ne andò a trovare Filippo salendo le scale a quattro a quattro; questi, che si era buttato sul letto, scese subito e si mise a tavola col secondo; alquanto cibo gustò, al bicchiere pose appena le labbra, poi sbadigliando disse:
— Ho più voglia di dormire che di mangiare; continuate il vostro pasto, io lo ripiglierò riposato; lasciatemi la parte del pane e del companatico; il vino finitelo pure, chè di questo ce ne ho dell'altro.
Veramente il secondo si era proposto non tenere lo invito, anzi aveva solennemente deliberato in cuor suo serbargli anche la metà del vino; ma sì, ciliege, bugie e bicchieri di vino vengono al mondo come Giacobbe, agguantando il piede di Esaù. Innanzi che fosse andato in fondo della boccia, il capo del secondo dondolava più della cima di un cipresso quando tira libeccio. — È meglio che anch'io me ne vada a letto, disse fra sè, ed era risoluzione piena di giudizio; peccato che la pigliava un po' tardi, perchè la seggiola, in quella ch'egli stava per alzarsi, gli scivolò di sotto, ed ei cadde lungo e disteso sul solaio. Al rumore del tracollo Filippo schiuse alquanto gli occhi, e visto il caso mormorò:
— Sta bene dove sta, e voltatosi su l'altro fianco si diede in balìa del sonno.
Quando si risvegliò, chè a buona caviglia aveva legato l'asino, stava per sonare l'ora della visita notturna alle carceri; bevve un bicchiere di vino, che levò da un armario per darsi un po' di fiato e poi mise mano a spogliare l'addormentato dei suoi panni, il quale voltato e rivoltato tronfiava, non però risentiva: spogliato ch'ei fu, Filippo fece delle sue vesti un fastello, ma consideratolo bene, segnò col capo tale atto da destra a sinistra, che parve mano che cancelli un rigo di su la carta; allora sciolse il fastello, ed esaminati meglio i panni gli parve avere il fatto suo; invero, essendoseli provati, trovò che sopra i suoi gli andavano a pennello, poichè il secondo fosse alquanto più atticciato di lui e quasi complesso quanto Curio. Sicuro, a chi lo aveva in pratica sarebbe parso più grosso, ma al buio non ci si bada, e poi avrebbe scansato che mettessero troppa attenzione sopra di lui; a questo fine tirò giù il lucignolo nel luminello della lanterna, tanto che mandasse un sospiro di luce, e così alla prigione il buon uomo avviossi: i passi alla lontana ei misurò in modo che al suo appressarsi la sentinella avesse trascorso oltre la porta, voltando le spalle; allora guizzò dentro l'androne dove mettevano capo talune celle; affrettasi a quella di Curio, e aperta appena la porta gli domanda ansioso:
— Sei pronto?