Giusto nel punto in cui si apriva il Castello, Filippo si trovò alla porta con Curio dietro, portatore della balla sopra l'omero manco, celando per questo modo la faccia a chi stava fuori della porta della caserma; e secondo la promessa ci stava il caporale, che appena ebbe scorto Filippo gli andò incontro salutando:

— Buon giorno, sergente.

— Buon giorno, caporale.

— Tanti saluti e poi tanti da parte mia alla cara Eufrosina.

— Presenterò le vostre grazie: addio.

— Sergente, sentite una cosa, quando tornate, mi promettete di confidarmi dove dimora adesso?

— Ve lo prometto: addio.

— Non crediate mica per cattivi fini; solo per mandarle di tratto in tratto i miei versi e qualche fiore.

— S'intende... diavolo! addio.

Senz'altro intoppo, alla fine vennero all'aperto; non si scorgendo attorno anima viva, affrettarono il passo per la via Legnano: appena giunti a un terzo, ecco occorrere loro persona che parve sbucata dal centro della terra, e rasentatili salutò: