— Lo vedi se ti ho colto in flagranti, Filippo; e le creature tutte pensi tu che le sieno mosse da altro che dal proprio interesse?
— Accidenti alla disdetta, che ci rende tristi e villani, saltò su a gridare Filippo tutto acceso nel volto, ed io... io ti amo per interesse?
— Oh! no... tu no.
— E tua madre ti ama per interesse?... E...?
— Taci per l'amor di Dio, esclama Curio rizzandosi in un attimo e chiudendo con la mano la bocca a Filippo, — non la rammentare nè manco. Pur troppo tu dici santamente; compagna iniqua alla coscienza dell'uomo è la sventura; se mi capitasse tra i piedi la piglierei pel collo e la strozzerei... ma tu, mio Filippo, senti quanto me lo schianto del cuore di amare come noi amiamo, e di essere amati come sanno amare quegli angioli, e non potere corrispondere con essi, non dare loro e non riceverne nuove? Nulla conoscere di quanto fanno, dicono, patiscono o sperano...
— E chi ti dice che noi non possiamo sapere questo di loro? O che i cuori amanti non conoscono altra corrispondenza eccetto quella del telegrafo sottomarino? Il sospiro delle anime appassionate va con ali più celeri della favilla elettrica, e in men che non balena si trasporta da un polo all'altro.
— Ti sieno grazie della tua ottima mente, o padre mio; tu, a patto di darmi un po' di refrigerio, non ti tireresti indietro da sostenermi che le tavole girano e gli spiriti dei morti vengono a raccontarci a veglia le novelle dell'altro mondo.
— Ascolta, figlio mio, a filo di ragione io ti confesso non avere mai saputo giusto quello che doveva credere, ovvero discredere: per me detesto gli empirici della scienza quanto gli empirici della fede: empirici tutti. Ma che vuoi tu? Io sento... o piuttosto parmi sentire che non morrò intero; questo parmi sicuro, che tra il cielo e la terra esistano creature in troppo maggior copia di quella che sappiamo immaginare noi; ed invero, infiniti oggetti sfuggono ai nostri occhi, comecchè armati di potentissimi arnesi, o perchè del pari infinite idee non isfuggiranno alla nostra miope intelligenza? Dunque, se dopo avere picchiato ad una porta, veruno mi risponde, dirò il vero affermando che la casa è disabitata?
E senza attendere risposta Filippo si prostese sopra l'erba verde celandovi il viso, e alquanto ce lo tenne fermo in onta a Curio, il quale mentre ostentava irriderlo in cuore tremava; quando si rialzò egli aveva nella voce e negli occhi il pianto; per la quale cosa lo amico suo lo interrogava dicendo:
— E ora, che novità è codesta? Parla, che hai?