— Certo; non però di quella a cui i preti appioppano per babbo san Gaetano e per mamma l'Accidia; io ho fede nella provvidenza che si lascia sempre trovare dall'uomo quando la cerca con virtuosa solerzia.

Bene vertant Dii! borbottò Curio, e non aggiunse verbo; molto più che gli oggetti circostanti pigliassero a legare i sensi suoi con parvenza mirabile: infinite gli si pararono dinanzi gli occhi le varietà delle piante e degli alberi, parecchi dei quali noti anche in Europa; i più domestici del luogo, come i cipressi calvi, i cedri rossi, i ginepri da lapis, alberi da arco, alberi ferro, aceri da zucchero, ebani, palme, in copia magnolie grandiflore, le quali così intensamente impregnavano l'aria di profumi, da dare il capogiro ai nostri viaggiatori; l'aria spirava ebbrezza; gli occhi dal tremolio della luce e dello azzurro restavano affascinati. Non ci era mestieri fantasia per popolare la foresta di uccelli diversi nella forma e nel volume, bellissimi di penne dai colori smaglianti; — però la natura matrigna aveva negato loro la dolcezza del canto: uccello senza canto fa riscontro alla camelia senza odore; qualcheduno imitando la voce umana irrideva, donde il nome di uccello beffardo. Non era cotesta natura ravviata dall'arte, non aveva uccello predicatore arguto dei riti di Venere, e nondimanco dall'aura, dai rami, dalle piante e dagli animali usciva urgentissimo lo invito:

. . . . . amiamo or quando

Esser si puote riamati amando.

A questo modo, studiando il passo per non ismarrire il sentiero, i nostri amici arrivarono all'estremo lembo di quella penisola, donde appuntando lo sguardo videro spingersi dalla parte opposta del fiume una lingua di terra pari a quella dove allora si trovavano, sia nella grandezza come nella forma, la quale si prolungava traverso della corrente. In quel punto il tratto che correva fra l'una e l'altra riva avrà misurato dalle cinquecento alle seicento braccia, nè per valicarlo appariva altro mezzo, eccetto una barca, la quale avrebbe cavato la voglia di entrarci anche alle ombre dei clienti di Caronte. Per giunta traccia di navalestri non si vedeva: cerca e ricerca, alfine venne lor fatto di scorgere accoccolate dentro il cavo di un albero smisurato due creature, che essi su quel subito non seppero a quale famiglia di bestie assegnare: avevano la pelle di una tinta, che colore onestamente non si sarebbe potuto dire, non castagno, nero neppure, piuttosto un miscuglio di molte maniere di sudiciumi: i capelli cenerini; ignudi erano, se togli una fascia traverso il corpo pendente giù fino a mezzo le cosce; grimi, pieni di schianze, orribili a vedersi. Stettero in forse di volgere loro la favella, ma pel gran bisogno che ne avevano ci si arrischiarono interrogandoli chi fossero: — uno di quelli, e propriamente colui che poteva supporsi uomo, rispose:

— Siamo gente libera come vostra signoria, nel caso che siate uomo libero, cittadini della Unione Americana e barcaioli di mestiere al servizio di vostra signoria.

— E dove abitano le loro eccellenze?

— Il nostro domicilio è qui.

— In questo buco?

— In questo buco.