— Chi vuol passare dall'altra ripa? Chi vuole imbarcarsi per Lagrangia, per Colombo, per Bastrop, per Austin, faccia presto; si passa a credenza...
Curio e Filippo non si poterono astenere da ridere di cuore della furberia dei negri, i quali non si fecero più brutti, perchè questo era impossibile; peggio accadde quando i nostri amici, per istraziarli, si scusarono di non approfittare delle loro offerte; pure per commiserazione diedero loro mezzo dollaro di elemosina e se ne andarono. I negri presero a storcersi in atti di rabbia e di minaccia; scagliarono loro addosso il mezzo dollaro, e poi recatesi le mani alla bocca ci susurravano parole le quali avventavano contro i bianchi a guisa di sassi: certo ci è da scommettere che non erano benedizioni.
Di corto, i nostri viaggiatori, in compagnia di parecchi tessiani, da più parti usciti fuori della selva, s'imbarcarono e giunsero sopra la ripa opposta; dove videro ancorati due piroscafi, i quali seppero navigare su e giù regolarmente il Colorado fino a cinque o sei miglia sopra la città di Austin, dove la rapidità della corrente non si può vincere con veruno argomento umano inventato fin qui.
I capitani dei due piroscafi avevano sbarcato tutta la loro ciurma e spedita in giro per la terra, perchè a suono di trombe e di tamburo ragunassero gente e le ammonissero, mediante diversi stendardi bianchi segnati di nero, che chi voleva andare a Colombo per la elezione del presidente della Contea Austin avrebbe potuto imbarcarsi pel prezzo di otto dollari a testa, due pasti compresi, senza vino, nè birra. I piroscafi erano due, uno chiamato l'Erebo, l'altro la Furia, ed entrambi offrivano le condizioni medesime. Di corto sparvero almeno mezzi gli stendardi bianchi e ne comparvero altri più grandi gialli, dove si leggeva tinto in rosso l'avviso: impossibile buon prezzo; passo su l'Erebo, sei dollari fino a Colombo, due pasti compresi. Subito dopo ecco sventolare immensi stendardi celesti, che presentavano scritto in bianco: incredibile rinvilio; passaggio sopra la Furia, sei dollari fino a Colombo, due pasti e birra. La calca eccitata si stringe sopra un piazzale, dove il capitano dell'Erebo si trova in faccia a quello della Furia, rossi come i barbigli di gallo o come galli gladiatori in procinto di battersi; ed eccoli subito instituire fra loro un incanto di noleggio con gara feroce. — Cinque dollari, due pasti e birra. — Cinque dollari, due pasti, birra e wiskey. — Quattro dollari. — Tre dollari. — Due. — Uno. — Più giù non potevano calare; per un dollaro non c'incastrava neppure la ripresa del carbone; confidavano rifarsi nelle altre corse alle varie città lungo il fiume. La folla si divise correndo dietro all'uno od all'altro capitano, secondochè si sentiva più gusto per l'Erebo o per la Furia: i passeggeri giunsero presso i bastimenti con un palmo di lingua fuori; lì furono sospinti per di sotto, tirati in fretta e in furia per di sopra e poi arrandellati peggio dei sacchi di biada sul ponte: rinnovansi fischi da fare rizzare in piedi dall'antica sepoltura Adamo con le mani agli orecchi; su l'àncora, come si tira la secchia dal pozzo, e via: i due piroscafi passarono lo stretto di conserva, e da principio si mostravano un riguardo che prometteva assai bene; li teneva d'accordo la paura di stritolarsi nelle angustie del passo; venuti poi in acque più larghe, dove ognuno potè governarsi a danno dell'altro con fiducia di non pregiudicare sè stesso, prendono a correre con tristissimo consiglio di sghimbescio uno addosso all'altro, tentando colpirlo di fianco e sommergerlo: le scellerate industrie diventavano più sottili nelle giravolte del fiume, dove il piroscafo che navigava in mezzo procurava abbrivare la prua addosso all'altro che rasentava la sponda, e così costringerlo a rallentare il corso e levargli la mano. Nei luoghi spaziosi lottavano con gara più leale e più bella, ma con poco frutto, essendo i piroscafi pari in bontà e i marinari ugualmente capaci. Il capitano dell'Erebo, sul quale eransi imbarcati Curio e Filippo, stando ritto sopra il terrazzino traverso ai tamburi, si dimenava, gestiva, urlava da spiritato: con voce rantolosa non ismetteva mai di ordinare:
— Fuoco alla caldaia!
I suoi sottoposti, invasi dalla medesima rabbia, buttavano giù senza posa carbone a palate; ma siccome l'emulo capitano della Furia adoperava lo stesso e peggio, non si veniva a capo di nulla: entrambi serpi che mordevano lime, quantunque essi corressero nella fuga infernale da venticinque a ventisette miglia all'ora, per modo che il soverchio moto, trasformando alla vista gli oggetti circostanti, facesse apparire le piante e gli alberi delle due sponde quasi due striscie continue di panno verde. Il capitano dell'Erebo, non avendo altro da rodere, per la rabbia si rodeva le mani; intantochè i passeggeri con terrore avvertivano le faville della cappa del camino cascare a gruppi su certe balle di fieno e di cotone caricate in coperta con pericolo presentissimo, anzi certezza d'incendio; e poichè parve loro, e veramente era, ogni indugio pernicioso, deliberarono mandare alcuni di loro in deputazione al capitano, affinchè la salvezza comune non patisse detrimento. Il capitano, poichè l'ebbe udita, rispose a denti stretti:
— Quando anche doveste andarvene tutti all'inferno, vi parrebbe caro il viaggio a cinque franchi e trenta centesimi a testa?
E senza confondersi più oltre con loro, rivolto ai suoi:
— Che Dio vi danni, pigliate quanti barili di sego troverete nella stiva e buttateli tutti nel focone.
E fu fatto: per un momento fumo, faville, cigolìo della macchina cessarono, ma dopo pochi minuti secondi ecco il fumo prorompere nero, vorticoso, affannoso dieci cotanti più di prima; le fiamme dardeggiano fuori del fumaiolo orribili come lingue di serpenti; la macchina urla e smania quasi ci fosse dentro l'anima dannata di un papa o di un re. Pur troppo quello che si prevedeva accadde: le balle del fieno e del cotone avvamparono. Ora sì che lo sgomento dei passeggeri giunse al colmo, i quali si videro soprastare tre morti una peggiore dell'altra: annegati nell'acqua diaccia del fiume, o cotti nell'acqua bollente delle caldaie, ovvero inceneriti nelle fiamme del fieno e del cotone; arrogi per soprassello di terrore che si vedevano abbrivati con irresistibile spinta contro uno dei soliti puntoni composto di tronchi di alberi che occupava quanto era largo il fiume, eccetto forse una sessantina di braccia. Un passeggero americano, che al lato di Curio stava con molta attenzione a considerare lo spettacolo, a quel punto tirò giù la lunga carabina che portava ad armacollo e prese la mira al timoniere che stava alla ruota.