E il buon battello gira agile a destra come uscio si volge sopra arpioni bene unti. Il capitano allora con immenso urlo insiste:

— Forza... tutta forza — urrà! contro terra...

E l'Erebo si precipita a investire la sponda con lo impeto del disperato, il quale dà del capo contro il muro per finire la vita; ma per l'Erebo non fu così, imperciocchè il capitano, con occhio di falco, avesse visto essersi formato a destra della spiaggia certo spazio arenoso, dove il battello incagliandosi, il pericolo di colare a fondo era vinto. La fortuna secondò l'ardire, ed egli subito, agguantato un cavo, si lasciò scorrere fino a terra, dove si mise a considerare con diligenza il luogo: parve soddisfatto dello esame, dacchè, volta la faccia in su, così arringasse i passeggeri affacciati in diversi atti di paura o di ansietà dalle paratie del battello:

— Coraggio! Per ora non affogate più: sarà per un'altra volta; — potete scendere. Domani dopo mezzogiorno ripiglieremo il viaggio: tenetevi per avvertiti; chi intende aspettare, bene, rimane fermo il contratto; chi no, perderà mezzo nolo; e poichè giudico io che siamo presso a Columbus, ch'è quanto dire a tre quinti del viaggio, vedete bene che vi regalo un tanto.

Ai passeggeri non parve vero abbandonare l'Erebo a sì buon patto; tutti avrebbero volentieri renunziato al dollaro, e qualcheduno ne avrebbe dato un altro. Ciò fatto, il capitano, sempre con la medesima foga, chiamato a sè il dispensiere, in brevissime note gli significa il voler suo; dopo il dispensiere il carpentiere, e con lui adopera nella medesima guisa; finalmente convoca i negri che si trovano a bordo, cava fuori il taccuino, scrive una pagina e la stacca, poi due, poi sei, poi dieci, le consegna ai negri, e col cenno più che con la voce li spinge in diverse parti; i negri corrono via come se fra loro si contrastassero il palio. Allora il capitano, preso un pizzico di tabacco, se ne fece una spagnoletta, ponendosi a passeggiare su e giù, ed a fumare come se nulla gli fosse accaduto.

Curio e Filippo, senza prendere partito, si misero anch'essi andare aioni per la selva, nè si dilungarono gran tratto che occorsero in parecchie brigate di gente delle quali ognuna tirava dietro la sua bandiera; ma a poco a poco tutte le bandiere rimasero deserte, eccetto sol due; celeste l'una, l'altra vermiglia; in entrambe leggevasi un nome tinto in bianco: le accompagnavano il solito strepito di trombe, di tamburi e di conchiglie: urli e fischi da parere il finimondo; chi portava ceste, chi panieri o corbelli; chi a piedi, chi a cavallo, e sovente sul cavallo o sul ciuco due; qualche volta anche tre; le donne più strepitose di tutte sciorinavano smanianti stoffe di vari colori e dello schiamazzo proprio s'inebriavano: arrivate le due processioni sopra un prato, deposero a un tratto ceste, corbelli e panieri, e misero in mostra bocce, bicchieri e di ogni maniera vasi di liquori e mangiari. Qui stavano tutte le facce appuntate, ma quando te lo aspetti meno un vocione si fa sentire dall'alto; ti giri, non vedi nulla; guardando meglio ti si mostra mezzo nascosto dalle fronde sopra un albero certo personaggio grosso, panciuto e in faccia rosso come pomodoro maturo: come diavolo costui fosse riuscito ad erpicarsi lassù è difficile darci ad intendere; ma per troncar corto egli incominciava a concionare subito in questa sentenza alle turbe; e col braccio destro abbracciato un ramo, col sinistro gestiva come vela di molino a vento. A quanto fu dato capire egli sermonò della scelleraggine della servitù, della necessità di sperderne dalla faccia del mondo fin la memoria, della urgenza di eleggere a presidente della Contea Abramo Sandiford di Bastrop... A cotesto punto un groppo di proietti vegetali, vari di mole e di famiglia, interruppe l'oratore; egli, mostrando il viso alla fortuna, con la man manca come meglio poteva si schermiva, ma quasi sempre infelicemente, da quell'uragano di batate, di patate, di carote, et similia, e mostrava volere continuare ad ogni costo; allora ebbe principio il getto di corpi più voluminosi, ma sempre morvidi; e l'oratore: forbici! Subentrano zolle e sassi; non bastando più la mancina alla difesa, chiama in soccorso la destra, onde il povero uomo, perduto lo equilibrio, rovinò giù sul terreno. Si levano attorno risa sgangherate con la miscela dei soliti urli, fischi e grugniti: forse taluno della turba sentendone pietà lo avrebbe raccolto, ma la pietà non ebbe tempo a sfondare il guscio, perchè dal lato opposto sorse una voce:

— Attenzione, cittadini!

Una fanciullina però fu vista accostarsi al malcapitato oratore, rialzarlo amorosa ed asciugargli il sangue che gli colava dal naso rotto; forse gli era figliuola o piuttosto nipotina.

La moltitudine tutta di un pezzo si era volta dall'altra parte a mo' di bandierola sul camino quando muta il vento; e certo le si parò dinanzi agli occhi uno spettacolo degno di essere veduto. Un omaccione tirato giù con l'accetta, colore di olio vieto, con barba e capelli più che pece neri, ombreggiato il capo da un cappellaccio d'immensa grandezza, stava ritto sul basto di un asino che gli serviva di pulpito (quanti predicatori fra noi non ne meriterebbero altro più illustre) donde prese a sermonare le turbe:

— Che cosa è mai la schiavitù? Su la coscienza mia, io confesso che non ci capisco niente. Sul principio del mondo Dio disse all'uomo: io ti costituisco re di tutte le bestie, delle quali ti servirai e ti ciberai secondochè te ne piglierà il ticchio: al quale intento io ti regalo due paia di denti canini. Glielo disse, o non glielo disse? Glielo disse: dunque il punto sta qui: i neri sono uomini come noi, ovvero sono bestie? Ora, per usare una felice espressione dei francesi, che sono la ingegnosa gente che tutto il mondo sa: porre così la quistione torna lo stesso che risolverla. Farei torto ai gentiluomini che mi fanno l'onore di ascoltarmi se mi attentassi temerariamente paragonarli ai neri, di cui so che qualche famiglia di scimmie rifiuta la parentela. Ad ogni modo la servitù pei neri vuolsi considerare proprio una manna di Dio; di fatti ai loro paesi non cessano mai di straziarsi con la guerra...