Serbar nelle sventure altero il nome;
ma io innanzi tratto mi professo popolano, nè voi, chiedo scusa, non mi parete tagliati dal legno onde si fanno i duchi; a noi pertanto corre il debito di aiutarci; e non ho mai sentito dire che la ospitalità umili l'ospite; certo questa non è casa mia, ma come pubblica posso esercitarvi ottimamente l'offizio della ospitalità.
Le parole sapevano di brusco, ma così dolce le temperava la soavità della voce, che i nostri viaggiatori gli tennero dietro senz'altro parole.
Dentro la baracca stavano disposte quattro tavole per lungo; in fondo, in luogo più eminente, una per traverso; dietro a questa, anche più in alto, un pulpito con allato una campana di bordo. Sul pulpito faceva bella mostra di sè il capitano vestito di nero con la cravatta bianca; la sua destra guantata pure di bianco teneva la catena della campana. Le mense spoglie di tovaglioli, bocce e bicchieri; un solo piatto per uomo, ed una sola posata: sopra le mense a mucchi carote, cipolle, patate e batate, pannocchie di maiz o granturco bianco, rape, navoni ed altre siffatte galanterie.
— Attenzione! urla il capitano. Adesso incominciò a sonare la campana a distesa; poi fermo; dopo tre tocchi... primo... secondo... terzo; al terzo ognuno pigli posto, si serva e mangi come può e quanto può.
Come disse fece; al terzo tocco un rovinìo di gente si affolla verso la mensa, e, come accade, ci furono spintoni da stramazzare un bufalo e gomitate da rompere una coppia di costole almeno, pestamenti di calli da far vedere tre soli in cielo e bestemmiare in terra: alla meglio o alla peggio aggreppiaronsi tutti, e senza alcun riguardo pel prossimo ognuno stese le mani rapaci e pronte al mucchio dei vegetali, procurando grancirne quanti più poteva; subito dopo tuffatili nel pimento presero a sgretolarli a morsi, sicchè subito si levò la soave armonia che menano i cavalli quando masticano fave. Parecchi i quali avevano abusato del pimento, sentendosi bruciare la gola, gridavano: bere! da bere!
Il capitano agita da capo la campana, ed ecco uscire dalla banda del bastimento e scendere per lo scaleo in cadenza una processione di negri a due a due, i quali portavano gravemente inzuppiere di metallo; accostaronsi alle mense e quivi stettero bianco vestiti e impalati. Obbedendo poi a nuovo ordine, loro significato mercè il rintocco della campana, depongono le inzuppiere sopra le tavole e tornano su ritti. Venti mani calarono in un attimo sopra ciascheduna inzuppiera e la scoperchiarono:
— Dannazione! Vuote! Come vuote? Perchè vuote? urlano i commensali voltisi verso il capitano e tendendo contro lui i pugni chiusi.
— Attenzione! senza punto commoversi grida più forte il capitano, e rincalza la sua voce col suono della campana. La mensa, o cittadini, esercita due forze; la prima sul principio, la seconda all'ultimo; una è centripeta; di fatti vi vedo seduti tutti, e Dio vi benedica; l'altra è centrifuga, e pasciuti che foste, vi sperdereste di qua e di là, e bravo chi vi agguanterebbe; io vi ho contato e voi siete giusto duecentoquindici: ognuno deponga il suo dollaro nella inzuppiera, e riscosso che abbia il costo del pranzo io ve lo continuerò sotto i lieti auspicii coi quali l'abbiamo incominciato.
Gli americani non si adontarono dello strano ragionamento: anzi taluno esclamò: