— Lo so: quanto vostra signoria afferma è verità.
— Di punto in bianco al Messico viene il dolore di corpo di abolire intieramente la schiavitù, vietando che s'introducessero i neri nel Texas, sia dal lato di mare, sia dal lato di terra: allora tutti noi altri abitatori della contrada, disperati, levammo gli occhi al cielo gridando: consumatum est! Ora sa ella chi furono coloro che in cotesti tempi facevano fuoco nell'orcio, onde noi, armata mano, a cotesta abolizione contrastassimo? Gli americani, che accolti ospiti nel 1821 in numero di trecento sotto la scorta di Stefano Austin, vi si erano allargati come la macchia dell'olio: anzi, sopportando molestamente che gli animi non procedessero accesi a forma della loro impazienza, proposero al governo del Messico di comprarci a contanti, ma quello non ne volle sapere. Ora donde tanta smania di dominare su di noi? Eccogliela pronta: per mantenerci la schiavitù, imperciocchè il Texas fosse per essi un mercato dove smaltivano lo scarto dei negri della Carolina Meridionale, della Virginia, dell'Arkansas, del Missurì, del Tennessee, non che per avvicinarsi alle miniere e all'Oceano Pacifico.
— Tutto questo può darsi; anzi è.
— Gli americani, scottati nel proprio interesse, non sapendo più dove ripiegare coteste sferre di negri, ci aiutano addirittura a ribellarci dal Messico: uniti vincemmo in vari scontri; per ultimo, superati i nemici nella battaglia di San Giacinto, rotto Santanna, e prigione del generale Houston, avemmo pace e ci legammo con gli Stati Uniti, co' quali vivemmo di amore e d'accordo godendoci insieme i benefizi della schiavitù. Più tardi gli americani e noi, venuti in lite col Messico per cagione di confini, ripigliammo le armi; i successi sul principio vari, finalmente si volsero favorevoli a noi, onde pel trattato Guadalupa-Hidalgo del 1848 furono stabiliti a Rio Bravo fino a Bagdad sul Golfo nel Messico; può vostra signoria negarlo?
— Le sono cose note a tutti; e quello che vostra signoria afferma non fa una grinza.
— Quindi ecco rifiorire il traffico dei negri nella sua pienezza, ecco rilevarsi l'agricoltura; tutte le benedizioni di Dio piovere sul paese. Saturno scappato di Europa pareva venuto a letificare il Texas. Protettore nostro, e degno di corona civica il generale Jackson, potente signore di armenti di bufali e di negri, e quindi sviscerato promotore della schiavitù. Quando ce lo aspettavamo meno, ecco saltar su un fungo, un uomo da nulla, un legnaiolo, povero in canna, che per pisciare sul suo doveva pisciarsi in mano, che non possedeva un dollaro da far dire una messa, insomma un plebeo, un operaio... Lincoln!
— Ah! vostra signoria parlava di Lincoln?
— Sicuro. Di questo saltimbanco che si arrampicò alla presidenza della Unione come una zucca su la pergola dello zibibbo; per lo appunto, costui compiacendo all'astio e alla paura dei mercanti falliti del Settentrione, ecco farsi a bandire anche qui l'abolizione della schiavitù; mette in ballo Cristo, la umanità; sputa paroloni da misurarsi col metro; i compari di Europa gli battono le mani, e il dannato, che Dio confonda, appicca il fuoco a quella terribile guerra che tutto il mondo sa. Si signori, per affrancare quattro uomini, più che tre quarti bestie, i quali non sanno che farsi della libertà e la venderebbero per una scodella di lenticchie, si mandano a morte centinaia di migliaia di uomini liberi pieni d'intelligenza, si butta sottosopra lo Stato, sicchè tra sperpero di pecunia e sperpero di vite, prima che la Unione si riabbia ci vorrà un bel pezzo... Dunque dica su, vostra signoria, le pare che noi abbiamo torto?
— Certo, grandissimo torto.
— Torto! Come torto? urlò il tessiano tutto alterato, e l'altro tranquillo soggiunse: