— Chi hai visto, anima? Chi hai visto?
— Curio ho visto... Curio...
E aveva richiuso gli occhi.
— Riapri gli occhi, cara, le andava ripetendo Filippo fuori di sè, sincerati una seconda volta.
— No, no, mi basta; e se tornassi a non vederlo più? Se fosse stata una visione passeggera!... Capisci, babbo, mi si spezzerebbe il cuore.
— Ma come mi hai visto? subentrava a dire Curio... su, dimmelo, diletta mia.
— Ecco, io ti ho visto, e giudica s'è vero, tu ti sei fatto color di rame; sopra il ciglio destro hai un taglio... è vero o non è vero?
— Si, è vero: dunque su via, coraggio, riprovati una seconda volta.
E così dicendo Curio tentava removere le mani dagli occhi di Eufrosina, ch'ella ci teneva sopra ostinata.
— Oh! non m'invidiare, cattivo, la misera gioia che nasce dalla incertezza di un bene. — Fermati, dico. Tanto per forza non verrai a capo di nulla.