— Garantisce lei! Ma che sia benedetto, su che cosa mi garantisce?
Il signore A. si asciugava il sudore per la pena; sentendosi in procinto a dare di fuori, con voce alterata conchiuse:
— Orsù! domani sera soltanto potrà darsi sepoltura alla defunta... veruno in tutto il giorno uscirà di casa, nè veruno ci entrerà; ella, se non si fida, faccia sorvegliare; i miei concittadini trasporteranno il corpo al camposanto, lo seppelliranno; dopo sepolto entreranno in carrozza... dalla fossa allo esilio perpetuo... è contento? E sì che le potrebbe bastare.
Il prefetto storse la bocca, si strinse nelle spalle e gemè:
— Vedete un po' in che bertovello mi trovo! Dio faccia che male non me ne incolga... ma... sono troppo buono!
Proprio come il libraio liberale.
Nel colmo della notte, a lume spento, la salma d'Isabella fu trasportata al camposanto; la cassa avevano messo dentro una carrozza col capo in alto e il piede in giù; nè anche Cristo posò su la deserta coltrice; lo aveva proibito il prefetto. Seguivano due altre carrozze; dentro la prima Curio ed il rappresentante degli Stati Uniti, nella seconda Filippo ed Eufrosina: però in ambedue le carrozze su i posti davanti sedevano due guardie di pubblica sicurezza travestite da galantuomo; lo aveva ordinato il prefetto. Trovarono ammannita la fossa, e due vangatori con la pala in mano in procinto di gettare la terra sopra la cassa; il prefetto per far presto aveva rinforzato i becchini. Avevano trasportato le reliquie della povera creatura a mo' che i contrabbandieri trafugano il frodo; le depositarono in grembo della terra come il ladro ci rimpiatta il tesoro rubato: appena fu concesso inginocchiarsi e recitare un requie. D'altronde, chi avrebbe potuto piangere ovvero pregare? Coteste anime, a cagione della immanità delle bestie che a muso duro hanno il coraggio di affermarsi uomini, si sentivano rapprese dentro una crosta di ghiaccio. — Lo vedo bene che, se inferno non ci è, per certa gente bisognerà inventarlo... Fu forza partire innanzi che avessero colma la fossa; la lasciarono in buona compagnia, chè le dormivano allato figli, marito, parenti; certo alcuni l'avevano fatta arrossire, altri gonfiare di orgoglio; questi l'esaltarono, quelli l'atterrarono, ma ella li amò tutti di perpetuo amore: la lasciarono dando uno sguardo al cielo, riportando la promessa che le stelle sarebbero state benigne di luce alla ignorata sepoltura; e, posta la mano su l'erba, si accertarono che la notte non avrebbe cessato di piangere le sue rugiade sopra le ossa infelici; non una parola e neppure un sospiro avrebbe potuto aprirsi una via traverso la loro gola attenuata; le piante folte ammortivano il rumore dei passi dei nostri personaggi, sicchè parevano ombre che tornassero da associare un'ombra alla sua eterna dimora...
Accostandosi alla porta del cimiterio, ecco rompere il funebre silenzio uno strepito confuso di maledizioni e di minacce, un rumore di chi fugge e di cui insegue, un dimenìo di chi agguanta e di cui tenta guizzare di mano: di corto si conobbe la causa del trambusto; Foldo e la sua degna consorte, avendo voluto entrare di riffa nel camposanto, n'erano stati duramente respinti: allora si piantarono su la porta per attendervi gli amici e ricambiare con essi l'ultimo addio; e siccome anche questo si era loro voluto impedire, resistevano, sbatacchiavano gli sbirri, facevano il diavolo a quattro: quando poi li sentirono vicini, non ci fu verso tenerli, sgusciano dalle mani dei cagnotti e nelle braccia loro si abbandonano. Smaniosi furono gli abbracciamenti, ebbre di dolore le parole, i baci furenti; ed allorchè li separarono, tale sorse dintorno un pianto irrefrenato, che ebbero a maravigliarsene gli stessi sbirri.
E pure non ci cascava maraviglia, perchè, a dire il vero, il distaccamento da Foldo e dalla sua degna consorte non era stato mica la causa sola, nè la principale di cotesto lutto, bensì l'anima dei meschini, rimasta lungamente in bilico per le sofferte tribolazioni, per quel po' di giunta aveva traboccato.
Foldo ricevè dopo pochi giorni dal signor A. trentamila lire, le quali, giusta il desiderio di Curio e di Filippo, distribuì fra i superstiti delle patrie battaglie ridotti in miseria, ai quali o il peso della famiglia, o la ripugnanza di avventurarsi a fortune incerte e difficili dissuadevano emigrare in terre lontane.