— Di' su, Bibbiana.
— Ecco, nei piedi loro io mi governerei così: messo in sodo che avvertire il signor Gabriele a non presentarsi in casa solo sarebbe grulleria, perchè non ci è venuto mai, e la proibizione potrebbe fargliene nascere la voglia, prima lo metterei a parte della cosa, che mi sembra giovane prudente e da fidarcisi, e poi lo pregherei a non frequentare di giorno casa nostra, ne anche in compagnia di parenti; quanto alla sera continuasse a favorirci secondo il solito, due volte la settimana, per accomodare la partita al signor presidente.
— No signora; nè di notte, nè di giorno, nè solo, nè accompagnato.
— Ma via, signora, non s'incocci sul feroce; parrà che con quel suo cugino ella ce l'abbia a morte: la si lasci persuadere, pensi alla partita de' tre sette del padrone... ed abbia viscere di carità.
— Tu sei una tigre ircana... dunque per lo interesse della tua reputazione tu mi ammazzeresti la partita dei tre sette come Medea trucidò i suoi figliuoli...
E così bisticciaronsi un pezzo, finchè a mediazione della Bibbiana fu stipulato un trattato, in virtù del quale rimase stabilito: 1º il cugino Gabriele non verrebbe a visitare di giorno la signora, nè solo, nè accompagnato; 2º gli si concedeva l'ingresso nella casa del presidente soltanto la notte, in compagnia dei congiunti, e ciò per l'unico fine di accomodare la partita dei tre sette al padrone, ed occorrendo la calabresella, ed anche la briscola.
Asmodeo, ridendo, appose il suo sigillo a cotesto convegno, facendolo registrare debitamente al protocollo degli atti maritali, che si conservano nello archivio di casa del diavolo. Il presidente, contento come una pasqua, si fregava le mani dicendo:
— Tutto è bene quello che finisce a bene: la va sempre a un modo; quanto più appaiono le matasse arruffate e meglio si ravviano: del passato io sono chiaro, dello avvenire sicuro; da ora innanzi, da qual parte mi entrerà il sospetto in corpo? Io per me non ce lo vedo.
Il povero uomo credè avere provveduto ai casi suoi meglio di colui il quale, pauroso che il diavolo gli entrasse in corpo, dentro gli orecchi si cacciò cotone intriso nell'olio santo, tra i denti prese un crocifisso, per ultimo, tiratesi giù le brache, si mise a sedere a mo' di semicupio in un catino di acqua benedetta, esclamando in atto di sfida:
— E adesso staremo a vedere da che parte mi entrerà in corpo il maligno?