— Io.

— Eppure egli è si dolce cosa perdono; hanno perfino affermato a udienza sul testimonio di un vescovo svedese essere il perdono la parola unica rimasta sopra la terra dello idioma che Dio prima favellò all'uomo.

— E tu, Fabrizio, che avresti fatto? Avresti perdonato?

— Qui non ci entra perdono; se tu ci pensi un poco, ti persuaderai che non ha luogo perdono: difatti, la proprietà è un furto, non già soltanto rispetto alla terra, bensì anco rispetto ai frutti che produce; e che sieno cresciuti co' miei sudori non rileva, e che bastino a me solo nè anco importa, mentre o che questo si può dire circa la donna? La mia moglie che è? Una sorgente di acqua, a cui ne ha voglia venga e beva; un arbore dai rami fronzuti, chi abbisogna di ombra venga e meriggi.

— E la famiglia, e i figliuoli?

— Sono inconvenienti: ma gli ostacoli che può incontrare il diritto nel suo esercizio non alterano la bontà della sua essenza: altrimenti ti troverai condotta ad affermare bene quanto ti riesca fare, e male quanto non potrai eseguire. Tocca a cui spetta rimovere gl'inconvenienti: — per me, strido con un coltello fra i denti, vo' la tua moglie e il tuo campo... hai capito?

— E tu pensi così Fabrizio?

— Io?... Che importa di me? Così la pensano i filosofi della giornata, e così praticano i principi... cioè i principali della nostra società... andiamo a tavola.

Se avesse potuto scoperchiarsi la volta del cranio di cotesti due viventi, chi sa qual lanterna magica di passioni truci e barocche si sarebbe palesata agli occhi degli spettatori; ma siccome i crani umani non sono scatole, così bisogna tirare a indovinare quello che ci bolle dentro; di tratto in tratto qualche baleno somministrava terribili indizi: chè il pensiero come gli occhi di Fabrizio lasciati dalla volontà in loro balìa sbalestravano a destra e a sinistra; senza badare a quello che facesse, egli mise sale nel vino, si provò a mangiare la minestra di puntine con la forchetta; richiamato a sè, recasi un pollo nel piatto, e tagliatogli il collo sta a contemplarlo con riso diabolico. Alla Bianca, che gli mesce acqua nel vino, comanda acerbo:

— Più rosso... cioè voleva dire più scuro.